Il corpo è tuo, la scelta è nostra

Con la decisione storica della Corte suprema è cancellato l’accesso all’aborto come diritto costituzionale. Gli stati possono quindi decidere di porre dei divieti. Cosa che molti stati repubblicani non tarderanno a fare.
MARCO MICHIELI
Condividi
PDF

Dopo la pubblicazione anticipata della bozza di un’opinione di maggioranza della Corte Suprema da parte del quotidiano online Politico – sentenza scritta dal giudice conservatore Samuel Alito – è arrivata la decisione della Corte. Con un voto di sei giudici contro tre (sei conservatori contro tre liberal), la Corte ribalta Roe v. Wade, la storica sentenza del 1973 che ha garantito il diritto costituzionale all’aborto in determinate circostanze, e ha limitato la capacità degli stati di vietare le procedure di aborto.

La sentenza non rende illegale l’aborto, ma dato che l’accesso alla procedura non è più considerato un diritto costituzionale, gli stati possono ora decidere di vietarlo. Si tratta di una radicale inversione di tendenza. Il giudice Alito ha scritto che:

La sentenza Roe era clamorosamente sbagliata fin dall’inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale della questione dell’aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e approfondito la divisione. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo.

I giudici stavano giudicando una legge del Mississippi che avrebbe vietato quasi tutti gli aborti dopo le quindici settimane di gravidanza. La legge non era entrata in vigore perché i tribunali di grado inferiore avevano dichiarato che era in contrasto con il diritto all’aborto sancito dalla sentenza Roe v. Wade del 1973 e affermato da successive sentenze della Corte Suprema.

“La Costituzione non fa riferimento all’aborto, e nessun tale diritto è implicitamente protetto da alcun provvedimento costituzionale”. Giudice Samuel Alito, nella decisione di rovesciare Reo v. Wade.

In breve l’accesso all’aborto dipenderà da dove si vive. Si prevede che la metà degli stati americani introdurrà nuove restrizioni o divieti. Nove stati hanno infatti divieti precedenti il 1973, l’anno della storica sentenza, che potrebbero potenzialmente essere applicati ora che la sentenza è stata ribaltata. Tredici hanno invece già approvato delle cosiddette “trigger laws”, leggi che stabilivano un divieto all’aborto che sarebbe scattato qualora la sentenza Roe v Wade non fosse più in vigore.

Quando la bozza di sentenza era stata resa pubblica settimane fa, i democratici allarmati dalla prospettiva che la sentenza Roe fosse ribaltata avevano organizzato una votazione al Senato per promuovere una legge che garantisse l’accesso all’aborto a livello federale. Ovviamente senza successo perché sono necessari sessanta senatori per aggirare l’ostruzionismo e i democratici ne hanno soltanto cinquanta. Il presidente Biden avrebbe altre soluzioni come il cosiddetto “Court packing” cioè l’aumento del numero dei giudici della Corte Suprema, una minaccia che durante l’era di Franklin D. Roosevelt aveva funzionato contro la Corte suprema che aveva bloccato molti dei provvedimenti del New Deal. Il numero dei giudici non è infatti fissato dalla Costituzione. Quindi un cambiamento non richiede un emendamento costituzionale. La questione spetterebbe però ancora una volta al Congresso. E al Senato i democratici non hanno i numeri.

Accesso all’aborto a livello di stati dopo la sentenza della Corte suprema. Beige permesso, rosso vietato o limitato; viola da decidere.

Queste sono alcune delle ragioni che hanno spinto alcuni stati governati dai democratici a emanare leggi a tutela dell’accesso all’aborto a livello statale nei mesi scorsi. La California per esempio ha approvato una serie di leggi per estendere le protezioni legali sia ai residenti dello stato che ai pazienti che arrivano da altre parti del paese, estendendo l’assistenza finanziaria alle persone che cercano di abortire e i finanziamenti alle cliniche e al personale che esegue la procedura. I democratici dello stato di New York stanno invece spingendo per l’approvazione di un disegno di legge per stabilire un fondo per l’accesso all’aborto, che sarebbe pagato dai contribuenti statali attraverso un contributo volontario sulle loro dichiarazioni dei redditi personali. L’Oregon ha istituito un fondo di 15 milioni di dollari per l’equità della salute riproduttiva, il Maryland e il Connecticut hanno approvato una legge che permette agli infermieri e agli assistenti medici di praticare aborti e il Colorado ha approvato una legge sull’equità della salute riproduttiva che assicura alle donne nello stato il diritto di scegliere l’esito della gravidanza.

Alcune grandi aziende si sono anche impegnate a coprire le spese di viaggio per i dipendenti che devono abortire, tra cui Starbucks, Tesla, Yelp, Airbnb, Netflix, Patagonia, Salesforce, DoorDash e OKCupid.

La decisione della Corte arriva dopo un’altra contestata sentenza che ha affermato che gli americani hanno il diritto di portare armi da fuoco in pubblico per autodifesa, senza che gli stati possano condizionare l’ottenimento di una licenza per il porto d’armi in pubblico alla dimostrazione di un’effettiva necessità di portare l’arma. Sono attese altre sentenze importanti: come l’esame di un caso che potrebbe limitare la capacità dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente di regolamentare i gas serra, ponendo qualche problema alle politiche ambientali dei Biden; o il caso Biden v. Texas, per stabilire se un singolo giudice texano possa costringere il governo federale ad abbandonare gli obblighi previsti dalla legge federale sull’asilo (in sostanza si ripristinerebbe il programma “Remain in Mexico”, voluto da Donald Trump, che obbliga i richiedenti asilo a rimanere in Messico in attesa delle udienze per la concessione dello status di rifugiato).

Il corpo è tuo, la scelta è nostra ultima modifica: 2022-06-24T17:53:17+02:00 da MARCO MICHIELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento