Aborto. Corte suprema. Una sentenza tutta “cattolica”

Cinque dei sei giudici che hanno cancellato il diritto di interruzione della gravidanza sono cattolici praticanti. La conferenza dei vescovi americani esulta: “un giorno storico nella vita del nostro paese”.
GUIDO MOLTEDO
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La cancellazione del diritto all’interruzione della gravidanza, sancita dalla Corte suprema degli Stati Uniti, porta la firma di Samuel A. Alito [nell’immagine di copertina]. È lui l’estensore della sentenza. Cattolico praticante, figlio di famiglia Italian American di prima generazione, di Trenton, New Jersey, in un discorso di fronte ai laureandi del  seminario San Carlo Borromeo di Filadelfia, nel 2017,  dichiara che la fede dà senso e significato alla vita, scegliendo quella sede per annunciare battaglie per far fronte ai ”pericoli” politici e culturali che incombono sulla società americana. Con la sua nomina, nel 2006 per scelta di George W. Bush, la componente cattolica nella Corte suprema diventa maggioritaria. Alito si distingue per la cancellazione della misura, decisa dall’amministrazione Obama, che impone alle aziende di includere nei piani assicurativi sanitari per i loro dipendenti gli anticoncezionali, compresa la pillola del giorno dopo. Alito è anche l’autore del testo di dissenso rispetto al testo votato dalla maggioranza della sentenza sul caso Obergefell v. Hodge, nella quale la Corte suprema garantisce il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Tranne Sonia Sotomayor, tutti i justice di fede cattolica hanno votato a favore del testo di Alito. Contro hanno votato i due giudici ebrei, Stephen G. Breyer ed Elena Kagan. Ai favorevoli s’aggiunge Neil Gorsuch, cresciuto come cattolico, dai gesuiti, che ora frequenta le funzioni religiose episcopali ed è definito anglo-cattolico.

Nelle sue udienze di conferma di fronte alla commissione giustizia del Senato, lo scorso marzo, alla candidata giudice della Corte suprema, Ketanji Brown Jackson, è stato chiesto dal senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham: “A proposito, quale è la sua fede?”. Jackson ha risposto di essere una protestante aconfessionale.

Brown Jackson, che è stata confermata dal Senato, sarà la seconda protestante nell’alta corte – quando entrerà a farne parte prossimamente – insieme a Neil Gorsuch (che, come detto, è di formazione cattolica). Il giudice che Jackson sostituirà, Stephen Breyer, è ebreo, così come Elena Kagan, che rimane nella Corte. I restanti sei giudici – John Roberts, chief justice, Clarence Thomas, Samuel Alito, Sonia Sotomayor, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett – sono cattolici. A eccezione di Sotomayor, sono stati nominati dai repubblicani. Pertanto, con il prossimo ingresso di Brown Jackson, la corte sarà composta da sei cattolici, due protestanti (atipici) e un ebreo.

Dal suo inizio, nel 1789, i giudici della Corte suprema sono sempre stati quasi uniformemente protestanti. Nel corso degli anni, 91 provengono da varie denominazioni protestanti, tredici sono cattolici e otto ebrei. Fino all’inizio del Ventesimo secolo, solo tre cattolici sono annoverati tra i justice. Il primo giudice cattolico di spicco è Antonin Scalia, nominato nel 1986. Con la sua nomina e con quella successiva di Anthony Kennedy, Ronald Reagan rompe la regola non scritta dell’uno per volta che vige per i cattolici. Attualmente, non un solo protestante praticante è in servizio nella corte, a parte l’“ibrido” Gorsuch.

Questa composizione riflette la dinamica demografica degli Stati Uniti degli ultimi tre decenni, anche se in termini puramente numerici la presenza cattolica nella Corte (67 per cento) è sproporzionata rispetto la consistenza della popolazione cattolica americana (22,7 per cento).

Va tenuto però presente che il protestantesimo americano è una galassia di numerose denominazioni, anche in competizione tra loro, che messe insieme contano per il 48,5 per cento della popolazione statunitense. Nel suo complesso è la forma prevalente di cristianesimo negli Stati Uniti e la principale fede, mentre quella cattolica, con il 22,7 per cento della popolazione, è la più numerosa denominazione religiosa in America.

Gli Usa sono oggi il quarto paese con più cattolici al mondo, dopo Brasile, Messico e Filippine.

2022

Oggi i cattolici detengono le leve del potere nei tre massimi centri decisionali della gerarchia istituzionale e politica degli Usa, la Casa Bianca, la Corte suprema, la camera dei rappresentanti (Nancy Pelosi). Nel Congresso, secondo il Pew Research Center, i cattolici i sono il 30,5 per cento. 141 rappresentanti alla camera e 22 senatori sono cattolici, 99 parlamentari sono democratici, 64 repubblicani. È una divisione non diversa da quella che attraversa il resto del paese, come d’altra parte l’atteggiamento verso l’aborto, che vede l’elettorato cattolico diviso a metà.

Le alte gerarchie cattoliche che negano la comunione a Joe Biden, presidente cattolico praticante, il secondo nella storia, per il suo sostegno al diritto all’interruzione della gravidanza, e plaudono alla recente decisione della Corte suprema, non sembrano tener conto delle dinamiche che attraversano l’elettorato cattolico americano.

“È un giorno storico nella vita del nostro paese”, esulta la conferenza dei vescovi cattolici americani, commentando la sentenza che rovescia la Roe vs Wade.

Quando fu eletto John Kennnedy, il primo presidente cattolico, erano tempi in cui gli americani erano seriamente preoccupati di cadere sotto l’incantesimo di un governo cattolico romano, in un paese che, per tradizione e soprattutto come espressione della sua struttura di potere economico e politico, è sempre stato prevalentemente protestante. Temevano fosse a rischio la separazione tra stato e chiesa e che il presidente potesse essere pilotato dal Vaticano. Tanto che per lungo tempo anche l’opposizione antiabortista nel paese è stata soprattutto cattolica. I protestanti evangelici del Sud esitavano ad abbracciare la causa antiabortista nella convinzione che si trattasse di una campagna cattolica settaria e cominciarono a sostenere convintamente la causa tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Un dialogo favorito dal Partito repubblicano.

1973

L’alleanza tra evangelici e cattolici si realizza contro il diritto all’interruzione della gravidanza, quando i consiglieri di Richard Nixon – Pat Buchanan, cattolico, e Kevin Phillips – individuano nell’aborto la questione che avrebbe potuto potenzialmente separare i cattolici dal Partito democratico. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 1972, Nixon inizia a dare dei segnali ai cattolici sul tema, per esempio dando ordine al Pentagono di revocare le norme sull’aborto che aveva emanato l’anno prima e che regolavano quando i medici militari potevano eseguire le procedure. Fino ad allora, la posizione di Nixon sull’aborto era stata praticamente la stessa del suo avversario democratico George McGovern.

Ma nel tentativo di posizionarsi e ricercare nuovi voti, mettendo in difficoltà l’avversario, Nixon comincia ad associare l’aborto a una generale degenerazione morale, a cui avrebbe condotto McGovern se avesse vinto le elezioni.

Il resto lo farà Ronald Reagan negli anni Ottanta. Un’alleanza che infatti ha portato vari presidenti protestanti a nominare numerosi giudici cattolici. E a una grande influenza del cattolicesimo conservatore sulla politica repubblicana: il giudice Clarence Thomas, l’ex Speaker della Camera Newt Gingrich e la giornalista Laura Ingraham, tra le personalità più conservatrici del mondo repubblicano, si sono tutti convertiti al cattolicesimo.

Ovvio che il successo politico conseguito dalla componente conservatrice delle gerarchie cattoliche americane, a cui s’uniforma la maggioranza della Supreme Court e che è maggioritaria anche nell’era di Francesco, avrà un riverbero e un peso notevole sia nel Vaticano sia in generale nella Chiesa a tutti i livelli, che il papa non portrà ignorare.

Aborto. Corte suprema. Una sentenza tutta “cattolica” ultima modifica: 2022-06-26T14:40:46+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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