Non solo aborto. Assalto alle libertà

I conservatori americani combattono una guerra culturale che non finisce col ribaltamento di Roe v. Wade. La corte suprema potrebbe aiutarli di nuovo.
MATTEO ANGELI
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I Repubblicani centrano un’importante vittoria nella guerra culturale con cui sperano di riprendersi l’America. Due giorni fa la Corte suprema ha ribaltato due sentenze storiche, Roe v. Wade del 1973 e Planned Parenthood v. Casey del 1992. Esse stabilivano che la costituzione americana garantisce alle donne, in virtù del diritto alla privacy e quindi anche alla libera scelta, un diritto assoluto all’aborto. Una prerogativa estesa fino al momento in cui il feto può essere considerato vivo, cioè intorno alle ventiquattro settimane di gravidanza. 

Per anni la destra americana ha cercato di demolire questo assunto. In tredici degli stati in cui governano, negli anni i Repubblicani hanno introdotto quelle che vengono definite “trigger laws”. Sono leggi approvate dopo la sentenza del 1973, nelle quali si dice che l’aborto sarà vietato all’interno dei confini dello stato se la corte suprema cambierà posizione. Le hanno adottate Arkansas, Idaho, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Dakota, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah e Wyoming. In molti di questi casi, l’unica eccezione al divieto è un grave pericolo per la vita della madre. In tal modo, l’aborto non è autorizzato neppure quando una donna è vittima di stupro o incesto.

Dei nove justices della corte suprema, sei sono stati nominati dai Repubblicani e tre dai Democratici

Come altri stati prima, il Mississippi ha trovato un modo supplementare per sfidare il diritto all’aborto. Nel 2018 ha varato una legge che vieta l’interruzione di gravidanza a partire dalle quindici settimane di gestazione, cioè ben nove settimane prima di quanto precedentemente stabilito dall’alta corte. In seguito le autorità dello stato hanno chiesto alla corte suprema di riconoscere questa norma, esprimendosi sulla sua costituzionalità. L’organo al vertice del sistema giudiziario americano non si è lasciato sfuggire l’occasione.

Dei nove giudici della corte, ben tre erano stati scelti negli scorsi anni da Donald Trump, per un totale di sei “justices” a nomina repubblicana. Hanno l’incarico a vita. Venerdì tutti e sei hanno votato per ribaltare Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey. “La costituzione non conferisce il diritto all’aborto”, hanno sentenziato, sostenendo che “il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della nazione”. 

Ora non esistono più vincoli a livello federale. Ogni singolo stato americano può decidere di regolare la questione come vuole. Alcune “trigger laws” sono già entrate in vigore, altre lo saranno nelle prossime settimane. È una situazione catastrofica, soprattutto se si tiene conto che in solo sedici stati esistono leggi che garantiscono il diritto di aborto nonostante lo smantellamento di Roe v. Wade. 

La mappa delle leggi sull’aborto dopo il ribaltamento di Roe v. Wade. In rosso scuro gli stati dove l’aborto è completamente vietato o quasi. In rosso chiaro quelli dove sarà vietato tra un mese. In arancione gli stati dov’è probabile che un divieto venga introdotto. In grigio, i territori dove la situazione è incerta. In viola chiaro, infine, gli stati dove il diritto all’aborto dovrebbe essere mantenuto. (Fonte: The Washington Post)

Samuel Alito, il giudice relatore di maggioranza in questa decisione della corte suprema, ha fatto credere di voler contenere il perimetro degli effetti collaterali, affermando che lo schema adottato per smantellare il diritto federale all’aborto non si applica ad altre materie. Ciò non toglie che questa decisione darà ancora più coraggio ai conservatori, in preda a una furia reazionaria, che li rende bramosi di mettere in discussione altri diritti civili e tornare a una sorta di Medioevo. 

A dire loro che possono spingersi un po’ più in là è stato il giudice Clarence Thomas, anche lui membro in quota conservatrice della corte suprema. Venerdì egli ha affermato in un’opinione concordante che la corte dovrebbe ora riconsiderare i precedenti che tutelano l’accesso ai contraccettivi, le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso e i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Nel dettaglio, le sentenze che Thomas vorrebbe ribaltare sono Obergefell v. Hodges del 2015, con la quale la corte suprema garantì alle coppie omosessuali il diritto al sposarsi, la sentenza Lawrence v. Texas del 2003, che dichiarò incostituzionale la legge del Texas che puniva le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso, e la sentenza Griswold v. Connecticut del 1965 che ribadì il diritto delle coppie sposate a usare i contraccettivi. 

Quanto espresso da Thomas nella sua opinione concordante non costituisce né un precedente legale né un’ingiunzione ai suoi colleghi della corte suprema di agire in questa direzione. 
Il suo è comunque un invito implicito ai legislatori conservatori a non rispettare quanto stabilito dalle decisioni Obergefell, Lawrence e Griswold. E a sfidare lo status quo introducendo leggi che potrebbero potenzialmente arrivare di fronte alla corte suprema. Quest’ultima avrebbe così  l’occasione per ribaltare tali sentenze e fare in questo modo retromarcia su matrimonio egualitario, diritti Lgbt e contraccezione. 

È la stessa tattica usata per invalidare Roe v. Wade. Per anni gli stati conservatori hanno provocato la corte suprema con una serie di leggi restrittive sull’aborto, nella speranza che essa rimettesse in discussione tale diritto. Così è stato. Una norma del 2018 Mississippi ha condotto alla sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, con la quale il tribunale supremo americano ha annullato la tutela dell’interruzione di gravidanza a livello federale. 

Dopo l’aborto, il prossimo bersaglio nel mirino dei Repubblicani sono i diritti Lgbt. Solo dall’inizio dell’anno, in tutto il paese sono state discusse ben 340 norme contro di essi, secondo i dati della Human Rights Campaign, la più grande associazione americana a militare per le persone gay, lesbiche, bi e trans. 

In particolare, c’è un’ossessione nei confronti dei giovani trans. Alabama, Tennessee e Arkansas hanno già introdotto delle limitazioni per quanto riguarda l’accesso alle terapie ormonali o alla chirurgia di riassegnazione del sesso. La Florida conta di fare lo stesso.

È un crescendo di omofobia politica, dai contorni sempre più disinibiti e rabbiosi. Ad esempio, questa settimana i Repubblicani del Texas hanno approvato in occasione della loro convention a Houston un testo che relega l’omosessualità a “stile di vita anormale” e invoca un divieto di tutte le cure per l’affermazione del genere ai minori di ventuno anni. Inoltre, nel documento si auspica la “fine di ogni sanzione civile o penale contro chi si oppone all’omosessualità per fede, convinzione o credenza nei valori tradizionali”.

Le leggi anti-Lgbt in America nel 2022. In verde gli stati dove sono state avanzate proposte legislative a riguardo, in fucsia quelli dove le proposte legislative sono diventate legge e in grigio gli stati dove non sono state discusse norme anti-Lgbt (Fonte: Human Rights Campaign)

Il giudice Alito, colui che ha scritto la sentenza che ribalta Roe vs Wade, nel 2015 dissentì in occasione della pronuncia della corte sul caso Obergefell. Inoltre, da allora si è sempre espresso contro questa decisione storica. Ad esempio, in un discorso del novembre 2020 davanti all’organizzazione conservatrice “Federalist Society”, si è lamentato dicendo che ora non si può più dire che “il matrimonio è tra uomo e donna” e che chi lo fa è considerato bigotto. 

Il mese precedente, lui e il giudice Thomas avevano manifestato il loro scontento per il rifiuto della corte di ascoltare il caso di Kim Davis. È la storia di un’impiegata comunale del Kentucky, finita in prigione perché nel 2015 si era rifiutata di rilasciare le licenze di matrimonio a varie coppie dello stesso sesso, adducendo le proprie convinzioni religiose. In quest’occasione, Alito e Thomas dissero che Davis “è stata forse una delle prime vittime della maniera incurante con cui la corte ha trattato la religione nella decisione Obergefell”. 

Con tali premesse, la paura è che il tribunale supremo americano abbandoni di nuovo il ruolo di arbitro imparziale e si schieri ancora al fianco dei Repubblicani. Essi sono impegnati in un attacco alle libertà che va oltre il diritto delle donne ad abortire. Perseguono una crociata oscurantista contro le persone Lgbt. Rigettano ogni discorso sul razzismo sistemico che permea la società americana. Rilanciano la tesi secondo cui Biden avrebbe rubato le elezioni e rifiutano di denunciare le responsabilità di Donald Trump nell’assalto al Campidoglio. 

Cosa può fermare questa deriva? Probabilmente solo qualche sonora sconfitta elettorale. Le elezioni di midterm del prossimo novembre hanno sempre più il sapore di un appuntamento con la storia. 

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Immagine di copertina: I giudici della corte suprema americana. Seduti da sinistra a destra: Samuel Alito, Clarence Thomas, John G. Roberts, Jr., Stephen Breyer e Sonia Sotomayor. In piedi da sinistra a destra: Brett Kavanaugh, Elena Kagan, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett.

Non solo aborto. Assalto alle libertà ultima modifica: 2022-06-27T10:56:39+02:00 da MATTEO ANGELI
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