Le sete dei Barberini

BARBARA MARENGO
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È un altro mattoncino che si aggiunge alla conservazione dell’immenso patrimonio storico e culturale italiano, un restauro raffinato e complesso su un materiale particolare come la seta, in un palazzo di Roma simbolo della storia secolare della città: Palazzo Barberini, salotto delle sete dipinte, la Fondazione Paola Droghetti e due borse di studio con il contributo scientifico del Ministero della Cultura attraverso le Gallerie Nazionali di Arte Antica e dell’Istituto Centrale per il Restauro. Un lavoro svolto da due borsiste dell’Istituto Centrale del restauro di Matera, Eva Esposito e Livia Marinelli, sfociato nel volume dal titolo Tra vecchio e nuovo mondo. Le sete dipinte di Palazzo Barberini, ventisettesimo della collana Interventi d’Arte sull’Arte per le edizioni Gangemi. 

Attraverso il restauro dei quattro pannelli di seta dipinti nel salotto di Palazzo Barberini la storia riallaccia i suoi fili e ci introduce nella Roma barocca attraverso la ricostruzione della vita di famiglia scandagliata da Idalberto Fei in un intrico romanzesco che rende la lettura del libro, accompagnato da belle immagini, avvincente come un romanzo. Personaggi importanti e ingombranti si aggirano tra le pagine del volume, e ci spiegano come il secondo piano del grande Palazzo sulle pendici del Quirinale sia stato ornato da particolarissime figure e materiali, in un secolo di frattura come quel XVIII, in una Roma inquieta, tra il Papato incombente e le potenze straniere ancora più incombenti, tra la nobiltà quasi in rovina ma tenacemente attaccata a privilegi e tradizioni, tra ancestrali manovre per la conservazione della fama delle famiglie.

Ecco la piccola principessa Cornelia Costanza frutto di un matrimonio infelice tra Urbano Barberini e Felice Pignatelli Aragona, che proprio felice non doveva essere se per proteggersi dalle prepotenze del coniuge si rifugia in un convento… Una storia fosca e intricata, che vede la piccola Cornelia Costanza ostaggio perché unica discendente della famiglia alla morte del padre, povera bambina anche lei costretta in un convento fino a che il terribile zio potente cardinale Francesco non l’avesse data in sposa a chi voleva lui per mantenere alto il nome della famiglia oppressa da debiti enormi.

In questo inizio di 1700, con fazioni e famiglie rivali che come nel medioevo si contendevano potere e benevolenza papale strizzando l’occhio a spagnoli, francesi o imperiali, purché non italiani, la vicenda di Cornelia Costanza si inserisce nell’arco più ampio della società, che comprende anche l’architettura, l’arte, i pittori e i raffinati decoratori contesi dalle grandi famiglie per rendere i propri palazzi sempre più splendidi in competizione tra loro.

Leggendo i contributi storici come antefatto al restauro dei pannelli, si entra in un mondo che esce vivace da carteggi conservati negli archivi, che descrivono sentimenti e fatti a volte drammatici, tra colpi di scena e matrimoni combinati per la povera Cornelia Costanza che a soli dodici anni uscì dal monastero per andare in sposa a Giulio Cesare Colonna, con un contratto matrimoniale complesso, con il pontefice Benedetto XIII che trova il tempo per interessarsi a tutto quello che era successo prima e dopo le nozze…..

Al di là o forse grazie a tutto questo, la gloria della famiglia Barberini si rinsalda e si tramuta in uno sfarzo sempre più intenso nel luogo simbolo del potere, il Palazzo abitato da principi e cardinali su più livelli, studiato con complessi percorsi affinché i superbi abitanti non si incontrassero mai uscendo ed entrando nei saloni, tra scalinate e appartamenti, mezzanini e cucine, servitù e stanze aggiunte per ospitare nuovi nati: attraverso il capitolo di Maria Giulia Barberini, “Le trasformazioni di una reggia”, entriamo nei vari progetti e restauri che dal 1625 grazie agli acquisti di terreni da parte del cardinale Francesco, videro sorgere il complesso palazzo patrizio, con le firme di Carlo Maderno, Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini.

Ed ecco allora la scelta di Cornelia Costanza e del marito Giulio Cesare, che decidono di riservare alla numerosa propria famiglia una parte di palazzo più intima, molto moderna per l’epoca, in stile rococò, sperimentando materiali ed artisti, tecniche e decori originali, e soprattutto collegandosi al Nuovo Mondo, quello al di là dell’Oceano, dal quale da vari decenni arrivavano in Europa merci ed uomini diversi, cibi e stili particolari. Queste sono le scene riprodotte su quattordici pannelli di seta, dei quali i quattro ovali sovrapporte oggetto del restauro recente, esotiche visioni di uomini e natura, flora e fauna che si inseriscono in visioni di cerimonie di questi abitanti orgogliosi, vestiti di piume e circondati da una flora rigogliosa.

Come arrivavano agli artisti romani le immagini di questo Nuovo Mondo? E come i principi Barberini si vogliono avvicinare a questo inesplorato e ricchissimo continente, quale curiosità li spinge a riprodurre nel loro salotto intimo scene di vita “selvaggia”? Le fonti iconografiche su questo aspetto della vicenda sono raccolte da Paola Nicita con la interessantissima storia delle immagini raffigurate sulle sete dipinte, che giungono in Europa attraverso Theodor de Bry ed i suoi 13 volumi pubblicati a Francoforte tra il 1590 e il 1634: Collectione peregrinatiorum in Indiam Occidentalem è il titolo dell’antologia compilata da de Bry, che nonostante non sia mai stato nelle Americhe volle far conoscere le nuove scoperte non con la visione dei conquistadores cattolici, i crudeli Spagnoli, ma nell’ottica dei protestanti considerati onesti e rispettosi. In un’epoca funestata da feroci guerre di religione in tutta Europa, il de Bry, nato a Liegi nel 1527, porta avanti una filosofia nuova, ed è originale che i Barberini, eredi di famiglia cattolica e conservatrice, abbiano raffigurato in un ambiente frequentato giornalmente simili teorie moderne e controcorrente. 

Ecco quindi come appaiano numerosi e appassionanti gli stimoli dati dal testo e dalla ricerca, come le mille sfaccettature di un’unica preziosa gemma. 

Il contributo tecnico delle restauratrici è trattato con competenza e rappresenta esso stesso un modo di conoscere per valorizzare l’enorme patrimonio nascosto ma non troppo del nostro incredibile meraviglioso Paese. Gli studi tecnici per i restauri, le analisi chimiche dei materiali, il rilievo fogrammetrico dei sovrapporta sono stati eseguiti da Carla Zaccheo, Marcella Ioele, Giulia Germinario, Angelo Rubino e Claudio Santangelo, e rappresentano uno spaccato del lavoro specialistico dei restauratori, eccellenza del settore internazionalmente riconosciuto.

Dal 16 giugno 2022 a Palazzo Barberini è in corso la mostra Tra Vecchio e Nuovo Mondo che presenta il restauro dei primi cinque pannelli del Salotto delle sete dell’Appartamento settecentesco di Palazzo Barberini, quattro sovrapporte e il pannello del “pappagallo rosso”, che si potranno ammirare fino al 24 luglio.

Le sete dei Barberini ultima modifica: 2022-07-04T11:45:13+02:00 da BARBARA MARENGO
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