Un progetto MIT per nuove imprese a Venezia. Ne parliamo con Fabio Carrera

Start up innovative per il futuro della città oltre la monocultura turistica. Abbiamo incontrato il promotore dell’iniziativa.
GUIDO MOLTEDO
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Idee per fare di Venezia una città di imprese innovative. Dentro la cornice di un progetto ambizioso, che, se realizzato, anche solo in parte, darebbe impulso a un’economia cittadina più variegata e non condannata all’esclusività del turismo come fonte di reddito e di occupazione. Ci vorrà tempo, ed è una scommessa difficile, ma intanto il percorso è già iniziato in modo concreto, grazie all’iniziativa di Fabio Carrera. Personaggio “visionario”, come Paul Rosenberg l’ha definito in un suo ritratto, sa coniugare perfettamente, da molto tempo ormai, la sua vita in America con quella in due isole veneziane, Sant’Elena, dov’è cresciuto e vive, e la Giudecca, dove ha sede SerenDPT, nei locali dell’ex chiesa Santi Cosma e Damiano. Questa “doppia vita” si riflette positivamente in una non comune capacità di mettere proficuamente in relazione tra loro due realtà distanti ma con tratti comuni, la sua città con quella adottiva, Boston, e con altre città americane, dove trascorre periodi di lavoro accademico.

Prima della pandemia – racconta Carrera – viene a trovarmi qui a Venezia un mio ex professore dell’MIT. Gli mostro la chiesa (la sede di SerenDPT) e lui mi fa: “wow, che bello spazio”. E prosegue: “Sarebbe bello magari pensare di fare delle sessioni della MIT Design X”.

L’amico gli spiega che si tratta di un acceleratore di startup per aiutare a lanciare nuove imprese finanziariamente sostenibili volte a risolvere problemi locali. Il dado è tratto. Dopo l’incontro c’è il periodo della sospensione della realtà, il Covid, il lockdown, restrizioni e limitazioni. Il tragitto iniziato però non si ferma e da qualche mese si è ripreso a lavorare a MITdesignX Venice MDXV, la versione veneziana di MIT DESIGN X, che a settembre dovrebbe essere pronta per partire.

Quello che facciamo a Venezia è un format un po’ più compresso di quello che fanno da sei anni a Boston, che è un successone, con la creazione di una cinquantina startup, oltre trecento posti di lavoro, un giro di trecento milioni di dollari. E hanno raccolto fondi per quasi cento milioni di dollari. Questo è il nostro primo anno veneziano, lo faremo tutti gli anni. Siamo alla fase preliminare, stiamo selezionando i team. Quelli che passano la selezione poi hanno accesso al programma vero e proprio che parte a settembre e va fino a novembre e consiste, all’inizio con un bootcamp intensivo di quattro giorni dalla mattina alla sera. Ogni due o tre settimane verranno qui i docenti e faranno due giorni pieni, poi altre quattro volte; quindi, in totale sono dodici giorni intensi di lavoro e nel frattempo i team devono lavorare sui “compiti a casa“.

I progetti che sono stati approvati finora a Boston, di che tipo sono? Riguardano prevalentemente la città di Boston?
No, in verità sono progetti che riguardano vari ambiti e campi. Quello che li collega è che sono basati sul cosiddetto design thinking, a partire dai bisogni delle persone. Non tecnologia in cerca di applicazioni, ma il contrario. Insomma, problemi in cerca di soluzioni. In collegamento con le comunità. A Boston il programma ricade sotto la scuola di architettura e pianificazione, quindi ha a che vedere con il tema della Smart City. Il format veneziano ha più a che vedere con la città di Venezia. Certo, l’idea nostra, insieme con il MIT, è quella di cercare startup, incentivandole poi a insediarsi a Venezia, in linea con la mission di SerenDPT, che è quella di ripopolare la città creando opportunità di lavoro di altro tipo rispetto al turismo. Noi diamo incentivi ulteriori, perché si stabiliscano qui, anche grazie al sostegno da parte del MIT, che invierà i suoi studenti tutti gli anni. C’è un premio immediato per tutte le dieci selezionate, una specie di budget a disposizione fino a cinquemila euro, un fondo finanziato dalla Fondazione di Venezia. Abbiamo anche un sostegno dall’Iuav che ha pagato i viaggi del docenti del MIT per i tre incontri preliminari che abbiamo avuto da maggio a oggi, tre giornate di introduzione, di “riscaldamento”.

Quando parli di Venezia ti riferisci solo alla città storica?
In verità no. Certo, vorremmo che ci si focalizzasse sulla città storica, perché è quella che ha urgenza di essere ripopolata, ma la rete è aperta a tutto il Triveneto, anche oltre. Si può fare domanda per una startup da qualsiasi parte del mondo, avendo noi ovviamente un occhio di riguardo per progetti che sono più local. Abbiamo infatti selezionato quattro temi che sono attinenti alle vocazioni della città: conservazione e valorizzazione del patrimonio; ambiente; acqua ed energia; turismo sostenibile. E poi uno più generico sulla Smart City.

Qualche progetto vi è già arrivato?
Una dozzina. Ce ne aspettiamo un’altra decina.

Sono in linea con le aspettative?
Sono perlopiù di persone che hanno partecipato agli incontri preliminari. Alcuni riguardano motori elettrici, nautici, altri la valorizzazione del patrimonio. Ci aspettiamo che ne verranno altri in campi diversi.

Hai iniziato SerenDPT nel 2018 scommettendo su Venezia, sulla posibilità di promuovere attività produttive innovative per diversificare l’economia della città oltre il turismo. Questo nuovo impegno conferma la validità della tua scommessa?
Questo è sicuramente uno dei tasselli più importanti per far sì che questo succeda. Da adesso in poi ogni anno produrremo dieci startup. Tra cinque anni ne avremo cinquanta. Ovviamente c’è anche una questione statistica di numeri, per cui non è che tutte dopo hanno successo. Però quando ne fai cinquanta almeno alcune avranno successo, prima o poi.

Il successo di questa iniziativa può essere anche indicativo della possibilità più generale che a Venezia siano insediate attività che non siano direttamente legate al turismo?
La prova sarà nei fatti.

E i tuoi partner americani cosa pensano a questo proposito, pensano che Venezia possa essere un luogo dove poter realizzare questo tipo d’iniziative?
Be’, loro vedono Venezia come tutti noi. D’altra parte è risaputo che Venezia è un po’ un microcosmo del mondo e che quindi, in teoria, quello che si può fare a Venezia è poi esportabile altrove. E quindi sì, loro sicuramente ci credono. Ovviamente Venezia nell’immaginario generale conserva la sua fama di luogo molto attraente e non è difficile attirare qui le persone.

Farle stare qui poi è altra cosa. Troveranno facilmente conferma che è un bel posto dove stare, ma lo penseranno anche rispetto al funzionamento della città, per esempio dal punto di vista della rete, delle connessioni?
Venezia è ben attrezzata da questo punto di vista. Ovviamente, quando sarà il momento, ci saranno da affrontare altri problemi. Noi partiamo dal lavoro come primo nostro obiettivo, dopodiché subito dopo ci sarà il problema dell’alloggio e altre cose pratiche. Una serie di problematiche che però, se hai startup che esistono, e che fanno certe richieste, magari il Comune può aiutarci di più. Parlarne adesso è prematuro.

PER LE INFORMAZIONI SUL BANDO CLICCA QUI

Scadenza del bando RINVIATA al 17 luglio 2022

Un progetto MIT per nuove imprese a Venezia. Ne parliamo con Fabio Carrera ultima modifica: 2022-07-04T19:46:48+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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