Damiano Tommasi. Una vittoria che viene da lontano

ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Nei giorni in cui celebriamo anniversari significativi, come i quarant’anni di Alberto Gilardino, eroe mite dell’Italia che vinse a Berlino, in concomitanza col quarantesimo anniversario del trionfo metafisico di Spagna ’82 contro il Brasile dei fenomeni, torniamo un po’ con i piedi per terra. Piedi buoni, per carità, i piedi di Damiano Tommasi: non un campione ma un calciatore ugualmente importantissimo nell’economia del gioco. Non a caso, è stato per anni protagonista in una Roma tra le più forti di sempre. Sapeva di non essere un fuoriclasse, ma seppe supplire alla mancanza del genio con un’applicazione costante, una grinta encomiabile e una passione che andava ben oltre i limiti del campo.

Tommasi fu tra gli artefici del terzo scudetto giallorosso, e ogni volta che Capello lo chiamò in causa si fece trovare pronto, disputando partite incredibili e innervando il centrocampo di una compagine che quasi non aveva difetti. Anche in Nazionale, a dire il vero, non mancò mai all’appello, nemmeno nella sciagurata sfida contro la Corea del Sud: fu suo il golden gol che Moreno annullò inspiegabilmente e sue sono state tante giocate che hanno regalato ordine e pulizia alle squadre di cui ha messo al servizio la propria bravura.

Scriviamo queste note perché altrimenti si corre il rischio, specie se non lo si è ammirato in campo, di pensare che Tommasi fosse un ragazzo d’oro ma, calcisticamente parlando, scarso. Non è così, proprio come non era per nulla scarso un mito come Lilian Thuram, il Tommasi di Francia, oggi impegnato con la sua fondazione nella lotta globale contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. Tuttavia, se abbiamo amato Tommasi e lo abbiamo visto diventare sindaco in una città, Verona, notoriamente poco benevola nei confronti della sinistra, è perché oltre il pallone c’era di più. C’era, per l’appunto, l’uomo Tommasi, capace di ridursi lo stipendio al minimo sindacale di 1.500 euro al mese, dopo aver subito un infortunio tremendo per via del fallo commesso durante un’amichevole estiva da un “difensore” dello Stoke City, e di impegnarsi attivamente in favore degli ultimi e dei deboli, investendo i propri soldi nelle attività di chi si spendeva in maniera autentica in loro soccorso.

Obiettore di coscienza, cattolico, mai sopra le righe, uomo spogliatoio per eccellenza, in grado di fare gruppo in ogni momento e di essere, a modo suo, un leader e un punto di riferimento per l’allenatore e per i compagni, Damiano è stato un sindacalista attivo e determinato a migliorare le condizioni dei calciatori, in particolare dei meno noti, e si è poi candidato alla guida della sua città natale con umiltà e rispetto nei confronti degli avversari.

Si è circondato di giovani, ha valorizzato le proprie idee, non si è scomposto di fronte ad attacchi oggettivamente volgari e ha saputo parlare alla cittadinanza senza barriere, coinvolgendo anche persone che la pensano diversamente ma sanno apprezzare la dolcezza di un galantuomo che ha sempre lavorato per unire e mai per dividere. Tommasi appartiene a quella schiera di calciatori con idee politiche definite che, al termine della carriera, hanno messo la propria notorietà sl servizio del Paese, distinguendosi il più delle volte per serietà e competenza.

La sua è, pertanto, una vittoria che viene da lontano. Nasce sui campi di calcio, nasce nello spogliatoio, nasce dal confronto quotidiano con i suoi allenatori e nasce fra la gente, spontanea e genuina come la politica dovrebbe essere e, purtroppo, spesso non è. In una fase di anti-politica al diapason, sfiducia generalizzata e disperazione collettiva, l’affermazione di un personaggio così normale e, al tempo stesso, anomalo, così lontano da questo tempo di barbarie, ci induce a sperare.

Damiano Tommasi a Pristina nel novembre 2000. La foto è di Mario Boccia, che ha fotografato tutte le guerre dei Balcani come pochi altri (da @minomazz)

Si può essere grandi in campo e nella vita, si può essere generosi senza farsi pubblicità, si può essere famosi senza scadere nel divismo: questi e altri sono gli insegnamenti di Tommasi alla comunità e per questo, oltre a essergli grati, gli auguriamo buon lavoro, certi che affronterà questa nuova sfida con lo stesso entusiasmo con cui ha sempre affrontato ogni battaglia, col sorriso gentile di chi sa che, in fondo, ha ragione Brecht: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi!”.

Damiano Tommasi. Una vittoria che viene da lontano ultima modifica: 2022-07-06T17:02:18+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento