Cassano. C’era un furetto a Bari Vecchia…

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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E dunque quaranta. Anche Antonio Cassano entra, teoricamente, nell’età della ragione. Diciamo che pare averla raggiunta da tempo, senz’altro per merito suo e della maturazione che ha compiuto col passare degli anni ma non c’è dubbio che nel compimento del percorso abbia avuto un ruolo tutt’altro che secondario la moglie Carolina Marcialis, campionessa di pallanuoto. Non si può descrivere Cassano a parole. Era un pazzo, uno dei giocatori più folli che si siano mai visti in Serie A. Nato povero, costretto a farsi le ossa fra i vicoli, non proprio rassicuranti, di Bari Vecchia, il nostro è salito alla ribalta una notte di dicembre, quando Eugenio Fascetti, uno dei pochi allenatori che seppe placarne le furie e l’istinto autolesionistico nonché valorizzarne la tecnica sopraffina, lo spedì in campo a diciassette anni insieme a Enynnaya, diciottenne nigeriano, a comporre la coppia d’attacco più giovane ed esplosiva del campionato.

“Gli altri si allenano per vincere gli Scudetti, io gioco per essere felice” [da GOAL Italia @GoalItalia]

E quella notte al San Nicola ebbe la sventura di passare l’Inter, squadra del cuore di Antonio, colpita a freddo da Enynnaya a inizio partita e travolta nel finale da una giocata di Antonio che dopo ventitré anni ancora vediamo e rivediamo senza stancarci mai. Lancio di Perrotta, controllo di tacco, dribbling bruciante ai danni di Panucci e Blanc, non proprio due qualsiasi, e tiro imparabile per Ferron: un capolavoro che ci lasciò a bocca aperta. Fu in quel momento che Cassano capì che non sarebbe più stato povero, lui che veniva dal basso, aveva conosciuto mille difficoltà e avvertiva chiaramente il desiderio di riscattarsi e riprendersi tutto ciò che nei primi anni di vita gli era stato negato. Il resto è storia. Il talento purissimo, la classe cristallina che spesso gli consentiva di dispensare magie, le cassanate che purtroppo gli hanno impedito di raggiungere le vette che pure avrebbe meritato di scalare, il rapporto non semplice con la Nazionale, i palcoscenici più importanti del mondo sfidati con irriverenza, compreso il Bernabéu di Madrid, e infine l’addio al calcio e il suo nuovo ruolo di opinionista.

Talvolta ci prende, talvolta no, talvolta esagera: d’altronde, l’eccesso è sempre stato parte del suo DNA. Resta il fatto che di calcio ne capisce come pochi, che le sue analisi, a tratti assurde ma quasi sempre calzanti, il più delle volte centrano l’obiettivo e che anche quando sbaglia, risulta comunque di una simpatia travolgente.

Cassano è un fuoriclasse che si è buttato via, un fenomeno nato all’ombra del Mundial, dunque un predestinato, uno che avrebbe potuto ambire al Pallone d’oro e non ha raggiunto l’apice solo per i suoi noti problemi caratteriali. Con ogni probabilità, tuttavia, non gli interessava nemmeno diventare Messi o Ronaldo; gli è bastato quello che ha fatto, che comunque non è poco. E ora si gode l’età adulta, la famiglia, le ospitate televisive e l’attenzione che le sue stilettate verbali riescono a guadagnarsi ogni volta. Parliamo di un uomo felice, il che, in una fase storica dominata dalla tristezza, non è poco.

Cassano. C’era un furetto a Bari Vecchia… ultima modifica: 2022-07-12T19:18:43+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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