Opere di pace

Nella sede di Emergency alla Giudecca i lavori di 19 artiste e artisti per far sentire la loro voce in questo momento, con una nuova devastante guerra vicino a noi e che ci riguarda.
MARIA TERESA SEGA
Condividi
PDF

In questo periodo Venezia è piena di mostre che fioriscono sempre nei giorni della Biennale d’arte, ma rEsistenti-pensieri e opere di pace non è una collaterale, vuol dire e mostrare altro, anche se qualcuno ha visto una coerenza tra le due: qui il sogno è mettere fine alla violenza contro le donne. Sogno infranto di Pippa Bacca, artista che voleva raggiungere Gerusalemme in autostop, vestita da sposa, attraversando paesi teatro di conflitti come messaggio di pace, violentata e uccisa in Turchia nel 2008. E sembra crollare l’utopia di un mondo senza guerre per il quale i movimenti delle donne nel passato e nel presente hanno elaborato pensiero, intrecciato rapporti, costruito ponti.

Frutti resistenti di Francesca Brandes

Non potevamo quindi non prendere la parola e far sentire la nostra voce in questo momento, con una nuova devastante guerra vicino a noi e che ci riguarda. Senza dimenticare le altre guerre, le donne afghane ricacciate nel silenzio e nell’ombra dopo il ritorno dei talebani, private di diritti e libertà, o le donne kurde che hanno combattuto contro l’Isis (e sono cadute) e oggi muoiono in Siria e Iraq sotto le bombe di Erdogan, il dittatore nostro “alleato” che ha barattato i rifugiati Kurdi con i missili della Nato in Svezia e Finlandia. 

Nella mostra le storie evocate acquistano, tuttavia, un significato universale.  Le opere affrontano il dramma del conflitto e della violenza, siano le nuove o le antiche diaspore, le violenze sul corpo delle donne o della terra madre violata, ma parlano anche di resistenze e speranze che danno continuità alla vita: come portare semi che germogliano altrove, o cucire insieme pezzi provenienti da contesti culturali diversi e lontani per comporre un giardino di pace.

Non ci sono solo le fughe, ci sono i gesti dell’accogliere e curare, consentire la continuità della vita – ricucire, tessere, riparare, ricomporre, ricordare – segni e forme che consentono di elaborare simbolicamente la rottura, lo strappo, lo sradicamento. Katia Margolis per mesi, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, non riusciva a trovare le parole per dire la propria angoscia, finché non ha visto in un mattone slabbrato la possibile rappresentazione del peso interiore che la paralizzava e che è diventato oggetto iconico delle sue opere.

Abbiamo scelto il linguaggio dell’arte e della poesia come ricerca di un cambiamento dello sguardo, come possibilità di trasformazione della realtà esterna e interiore.

E abbiamo scelto di collocare questo progetto nella sede veneziana di Emergency, perché il contesto è significante: connettere pensieri e opere di pace, promuovere – come fa Emergency – una cultura della pace e nello stesso tempo agire concretamente, dando soccorso e possibilità di vita alle vittime delle guerre.

rEsistenti – pensieri e opere di pace
a cura di Francesca Brandes e Maria Teresa Sega
aperta fino al 26 luglio nella sede di Emergency-Giudecca 212
tutti i giorni dalle 11 alle 18
Catalogo disponibile in mostra con offerta a Emergency

Opere di pace ultima modifica: 2022-07-15T13:19:18+02:00 da MARIA TERESA SEGA

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento