Sistemi d’ascolto senza Rete

Il musicista veneziano Alessandro Monti racconta in un libro il suo paradiso di ascoltatore onnivoro e radicale, tracciando un labirinto che oltrepassa tutti i generi, alla ricerca di un futuro per la musica.
GIOVANNI SAMPAOLO
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Un libro in cui troviamo perle come l’elenco completo – ricostruito disco per disco – degli impensabili strumenti suonati da Brian Jones coi Rolling Stones, così come una raffinata e appassionata analisi della Sinfonia n. 1 del russo Alfred Schnittke (1934-1998). “È il libro che avrei sempre voluto leggere, ma che non avrei mai potuto scrivere prima d’ora”, mi dice Alessandro Monti. Un libro sulla musica che in effetti presuppone una vita di ascolti maniacali, ma anche di decantazione e lunga riflessione su quegli ascolti, oltre che una vita di musica suonata.

Riproduzione casuale, come precisa l’autore, “è un libro comprensibile a tutti, da leggere o consultare”. Ed è vero. Anzitutto metà del libro è dedicata a ciò che per semplificare possiamo chiamare la galassia rock, nelle sue mille e più sfaccettature, quella forma d’espressione adolescenziale che è prepotentemente diventata una delle forme d’arte più rilevanti del secolo scorso. Non è un caso che il libro sia uscito da Arcana, l’editore rock per eccellenza in Italia. Ma sono centinaia gli stili, i movimenti, gli artisti e soprattutto i dischi a proposito dei quali queste quattrocento pagine sono prodighe di osservazioni, illuminazioni, notizie, collegamenti trasversali e giudizi inattesi. È una miniera di scoperte anche per i musicofili esperti.

Scritto con verve, avvincente come un viaggio nel Paese delle Meraviglie, Riproduzione casuale è un libro che ci riguarda tutti, poiché è la ricerca, da parte di un musicista, di quei fermenti di vitalità artistica che meglio hanno saputo e sanno interpretare il proprio tempo e aprire nuove strade. Spesso si tratta di autori poco noti, e in ogni caso, anche per quelli noti, ogni capitolo e capitoletto fornisce una dettagliata discografia che è uno dei punti di forza dell’opera, che si tratti di jazz, fusion, musica classica e contemporanea, post-rock, elettronica, hip hop, drum’n’bass, world music e quant’altro.

Ma diciamo qualcosa dell’autore. Musicista e produttore indipendente (con esperienze di produzione anche negli USA), nato a Venezia nel 1960, negli ultimi quindici anni con il suo progetto Unfolk ha collaborato con artisti quali Tim Bowness, Kevin Hewick, Caveman Shoestore, Dale Miller, Chris Cutler e Daniel Biro ed è entrato in cataloghi internazionali come Burning Shed (UK). Le sue musiche sono state trasmesse da Rai, Bbc e incluse nella serie The Wire Tapper della famosa rivista Wire. Attualmente è parte del nuovo trio elettroacustico guidato da un musicista del calibro di Tony Pagliuca, il tastierista già leader delle Orme. È autore di album sia come solista (Unfolk+Live Book, spiritDzoe, Monti) sia appunto con il collettivo Unfolk (The Venetian Book Of The Dead, Intuitive Maps, File Under Oblivion).

Alessandro, come definiresti dunque questa tua personalissima guida alla musica? E perché è così importante che sia personalissima?
Anzitutto diciamo che cosa non è. Non è un libro di critica musicale, nel senso che non formula giudizi normativi, che pretendano di avere una validità oggettiva assoluta. Si tratta piuttosto di suggerimenti per un ascolto diverso e va controcorrente in tutto, sin dal titolo, infatti la Riproduzione Casuale è possibile solo con i lettori CD e non con i vinili, oggi tanto di moda! È una narrazione, ecco, provocatoria e dissacrante, spesso umoristica.

Un largo spazio hanno nel libro molti musicisti che, pur da ascoltatore appassionato, non ho mai sentito neanche nominare. E fa piacere fare di queste scoperte.
Possiamo parlare di vere e proprie Musiche Oscure. Sono sempre stato attratto dalle opere nascoste e meno popolari – anche di autori famosi – anche perché sono convinto che un grande artista si veda soprattutto negli aspetti minori, meno spettacolari. Ho evidenziato per esempio una scena viva e creativa come quella dell’Est Europa e nel libro sono contenuti inoltre spunti che non è facile trovare altrove, come Dr. John, Plastic People e tanti altri. Ma anche dettagli di cui nessuno parla, come gli auto-generated files nell’ultimo capitolo. 

Com’è nato concretamente questo volume, dato che sottolinei di non essere un critico? Devi esserti divertito molto.
In origine la cosa era stata concepita come un insieme di fogli separati che si potevano staccare e mescolare, come inserendo la funzione random/shuffle sul CD. Un’estensione del concetto di Casualità che è poi il modo in cui ascoltiamo la musica a seconda dell’umore. Scrivere il libro è stata per me una pratica quotidiana e terapeutica in un momento in cui, appena uscito da un periodo di malattia con ricoveri e ben due interventi chirurgici, come tutti mi sono trovato in un isolamento forzato a causa della pandemia. Ho vissuto il lockdown come un’estensione della mia convalescenza. E in questo è stato un momento di rinascita e di benessere, nonostante gli aspetti oscuri come la perdita del lavoro e le tristi notizie che arrivavano dal mondo. 

Questo è un periodo di forte crisi per la musica, soprattutto per quella cosiddetta popolare, che sia commerciale o più di ricerca. Sono le idee che mancano, o chi ha idee non riesce a farsi ascoltare? Oppure è l’ascolto stesso che è decaduto?
È difficile non constatare con amarezza l’attuale decadenza della musica. Ed è inevitabile metterla in relazione con l’appiattimento culturale e l’ascesa incontrollabile di Internet. Come ascolta la gente oggi? C’è stato il passaggio dall’Alta fedeltà ai files mp3 compressi, agli smartphone: nonostante la tecnologia sia in realtà sempre più straordinaria, il mercato insiste per deviare verso la bassa qualità. La pubblicità è entrata anche nell’ascolto dei dischi (Spotify, YouTube), e in questo dei personaggi bizzarri come i Sigue Sigue Sputnik (SSS), che all’epoca sembravano solo un’altra costruzione dell’industria, alla luce dei fatti appaiono oggi dei veri e propri profeti visionari, dal momento che avevano incluso nel loro primo album pubblicità pagate tra pezzo e pezzo!

Quando si dice che il mercato musicale è completamente cambiato, che cosa si intende?
Un aspetto importante che analizzo nel libro è il nuovo concetto di vendita e la sostituzione di questo termine con quello di view, visualizzazione. È un discorso complesso, e nell’ultimo capitolo spiego che anche per gli addetti ai lavori tale meccanismo è misterioso o sconosciuto. Quasi nessuno, artisti inclusi, ne conosce le regole.

Un esempio. Recentemente il caso di Kate Bush tornata al primo posto della classifica UK con il bellissimo classico del lontano 1985, Running Up That Hill, ha fatto trasparire per la prima volta come funziona il contorto mondo gestito dai padroni del web. Grazie alla nuova serie Netflix Stranger Things il brano è andato al primo posto in classifica UK per gli streaming (57 milioni!), il che non solo dimostra che la gente non è più abituata ad ascoltare musica di qualità – al punto che un classico viene ritenuto una novità – ma trovo interessante soprattutto il conteggio rivelato da Sky, che illustra come funzionano gli streaming nei networks in abbonamento: 100 stream = 1 vendita. Nessuno credo lo aveva mai sentito prima. Mi sono chiesto: queste “vendite” equivalgono a ciò che un tempo si intendeva per vendita? Hanno lo stesso valore per l’artista? Ripagano pienamente degli sforzi compiuti, oppure funzionano solo con i grandi numeri?

E dunque? Quali strade restano per quest’arte che forse più di tutte rappresenta una necessità antropologica indispensabile?
Credo che i tempi siano maturi per una nuova rivoluzione culturale: personalmente ho deciso che un buon punto di partenza è boicottare ove possibile i giganti del web. Molti mi dicono che la protesta e l’analisi dovrebbero essere portate dall’interno del sistema, cioè agendo in rete attraverso gli stessi mezzi che diffondono tali pratiche, ma io credo che agire all’esterno – nel mondo reale – sia ancora il modo più importante di portare avanti un’alternativa credibile e non annacquata dai filtri imposti dai nuovi media. Non c’è dubbio che, in questo, libri e dischi restino insostituibili. Riproduzione casuale, da questo punto di vista, è una nuova mappa musicale per orientarsi senza rete, in caduta libera.

Va bene, allora ti perdono per aver sminuito Sgt. Pepper
Già… ma non ho sminuito Revolver e molti dischi solisti di Lennon e Harrison! Tra l’altro sono felice di aver avvicinato due artisti come Brian Jones e George Harrison, veri innovatori. Ci tengo a sottolineare che anche quando qualche gruppo o solista esce con le ossa rotte dalle mie pagine, è chiaro che questo succede perché ritengo importanti quelle musiche e cerco di argomentare le mie teorie: ciò che reputo scadente non è nemmeno entrato nel libro. E poi, se un nuovo testo non abbraccia un punto di vista diverso, a cosa servirebbe? L’importante è avere orecchie ben aperte e ragionare con la propria testa tenendo sempre ben presente che nessuno ha la verità in pugno, e con lo humour possiamo sdrammatizzare tutto.

Alessandro Monti
Riproduzione casuale. Sistemi d’ascolto non lineari
Arcana, 2021, 398 pp.

Sistemi d’ascolto senza Rete ultima modifica: 2022-07-15T21:00:32+02:00 da GIOVANNI SAMPAOLO
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