Un Event speciale

Ideato dal grande coreografo statunitense Merce Cunningham sarà una prima assoluta al 16mo Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 22 al 31 luglio.
SANDRA GASTALDO
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Comincio dalla fine. Per annunciare il 16mo Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 22 al 31 luglio prossimi, parto dall’ultimo giorno. E da un evento – intitolato proprio ”Event”, all’inglese –  ideato dal grande coreografo statunitense Merce Cunningham (1919-2009) che sarà una prima assoluta ma ha una storia di quasi sessant’anni.

A partire dalle 17 del 31 luglio, dalle rive tra Sant’Elena e San Pietro di Castello, si potrà assistere a uno spettacolo itinerante, con sedici danzatori su pontoni galleggianti che viaggeranno lungo il canale che taglia i Giardini della Biennale per poi approdare all’interno dell’Arsenale, dove l’esibizione si concluderà nell’area della grande  gru idraulica ottocentesca. 

Per vedere la prima parte della performance sarà sufficiente trovare posto sugli affacci di rio dei Giardini o del Canale di San Pietro. Per partecipare alla seconda, raggiungendo l’area intorno alla gru Armstrong che domina il bacino acqueo dell’antico cantiere navale, occorre prenotare un biglietto gratuito. Gli accessi saranno dalla porta del ponte dei Pensieri, sul rio delle Vergini, o dall’ingresso principale, in ramo de La Tana.

Raccontato così, “Event” può sembrare una delle tante attività caratterizzate da una certa imprevedibilità cui gli spettacoli dal vivo e l’arte contemporanea ci hanno ormai abituati. Ma si tratta di qualcosa di più complesso: un intreccio stratificato di visioni e percorsi che hanno caratterizzato una buona metà del ventesimo secolo, definendo molti dei tracciati sui quali hanno continuato a svilupparsi le forme espressive anche negli ultimi due decenni.

“Event” è una sorta di “manifesto” dell’indeterminatezza e della casualità non in un campo specifico dell’arte, ma nello scenario delle arti che si combinano tra loro, senza confini.

Boundary-Less, senza confini, è del resto il titolo di questo Festival della Danza, diretto per il secondo anno da Wayne McGregor e caratterizzato proprio dall’intersecarsi dei linguaggi artistici, in un orizzonte dilatato che non perde mai la focale sulla danza.

 Wayne McGregor, Direttore del settore Danza (©Andrea Avezzù)

Coreografo e regista proiettato verso ambiti che includono tecnologie, cinema e opera lirica, McGregor, nell’elaborare il programma di quest’anno, ha ragionato intorno all’arte che oggi più che mai è atto attraverso il quale si superano le barriere. E che, dunque, rappresenta una nuova modalità di pensiero in un mondo in cui i limiti fisici svaniscono con la stessa rapidità con cui vengono ridisegnato quelli geografici.  In omaggio a questa visione, il programma del Festival  non è riconducibile a categorie precise poiché gli artisti invitati sfuggono alla singola definizione.

 Lo spettacolo Petrouchka (© Akihito Abe)

Ciò vale per il Leone d’oro  Saburo Teshigawara (scultore, danzatore e disegnatore) che proporrà al Malibran (22/7 ) in prima assoluta una rivisitazione , in chiave più scura e ironica, di Petrouchka, un classico dei Ballets Russes. 

Fuori da categorie rigide è anche il Leone d’argento Rocio Molina [nell’immagine di copertina ©Simone Fratin], sebbene per semplicità si parli di lei come interprete del flamenco contemporaneo. Escono dagli schemi anche gli altri protagonisti dei dieci giorni di Festival ( il programma completo su www.la biennale.org), tra sfumature mistiche e prese di coscienza politiche, indagando pure sui sette peccati capitali affidati alle riflessioni di altrettanti coreografi di fama.

Intorno a tutto ciò, una corona di proposte: una giornata dedicata ai film sulla danza, conversazioni e workshop e tre installazioni affascinanti visibili per tutta la durata della Biennale Danza: ”Fields” di Tobias Gremmler,  una scenographic media installation alla Sala d’Armi”E” dell’ Arsenale; la mostra “Artist in Residence 21” con immagini scattate dalla fotografa Indigo Lewin (Sala d’Armi “A”); in fine, a Ca’ Giustinian, sala delle Colonne, si potrà partecipare a Le Bal de Paris di Blanca Li, lavoro VR, premiato alla 78ma Biennale Cinema, che viene riproposto in occasione della rassegna curata da McGregor dopo essere transitato per Spoleto.

Rocio Molina (©Simone Fratini)

In aggiunta a ciò, l’esperienza formativa/performativa di Biennale College. Sarà sulla danza dei sedici giovani talenti che quest’anno hanno avuto accesso ai tre mesi di stage, che convergeranno gli sguardi del pubblico il 31 luglio prossimo, ma lo spettacolo vero e proprio sarà il frutto di una serie di elementi diversi: gli astanti stessi, i luoghi circostanti, le sfumature del cielo o i riflessi dell’acqua, i profumi dell’aria, il canto e il volo degli uccelli, i rumori della quotidianità. 

A guidare la nuova produzione dalla Biennale saranno  Daniel Squire e Jeannie Steele, due importanti membri della compagna fondata da Cunningham che hanno adattato la coreografia, accompagnata questa volta da musiche della compositrice statunitense Jlin.

L’allestimento avverrà a cinquant’anni da un precedete “Event” danzato dallo stesso Cunningham e dalla sua compagnia in piazza San Marco il 14 settembre del 1972, e inserito nel programma del 35mo Festival di Musica Contemporanea della Biennale che anche alla danza dava spazio prima della creazione di un settore autonomo

La locandina dell’epoca, una semplice affinché a sfondo giallo, nel programma  non reca informazioni sulla musica. Verosimilmente la coreografia può aver attinto agli sfondi sonori “ naturali” della piazza: bisbigli, echi di conversazione, rintocchi, musiche dei caffè… 

Piazza San Marco Event di Merce Cunningham ©Foto Studio Ferruzzi, ASAC/Archivio Storioco della Biennale di Venezia

Le foto storiche, esposte nel 2014 in una mostra con materiali d’archivio a Ca’ Giustinian, raccontano una piazza in bianco e nero. Spettatori in cerchio. Alcuni accomodati su poche sedie, altri accovacciati  sulla trachite, la maggior parte in piedi. Le immagini restituisco volti attenti ma con sguardi venati di una perplessità registrata anche nei commenti tramandati da sbiaditi brandelli di racconto privato.

Saburo Teshigawara (© Akihito Abe(

Con gli occhi di oggi è difficile intuire la portata, in quegli anni, di un evento collocato fuori dagli spazzi teatrali usualmente consacrati alla coreutica. Così come complicato risulta immaginare l’impatto di un lavoro fatto e concepito per tramettete l’esperienza della danza – questa l’intenzione di Cunningham – e non per mostrarla semplicemente.

Questo era “Event” allora. Il frutto di una maturazione intellettuale e anche spirituale di uno straordinario coreografo e danzatore vissuto, in un parallelo artistico e personale, fianco a fianco con una personalità altrettanto eccezionale: John Cage. 

L’irruzione della fluidità  nella creazione di  lavori che, attraverso l’indeterminatezza e una casualità non casuale, spalancavano le porte allo scorrere stesso del tempo e della vita dentro all’opera d’ arte si deve proprio a Cunningham e Cage.

Ogni “Event” di Cunningham comprendeva estratti del repertorio e nuove sequenze pensate in funzione delle caratteristiche dei luoghi scelti, con la possibilità di differenti happening separati ma contemporanei e con un accompagnamento musicale mutevole e non necessariamente associato alla danza.

Il primo Event in assoluto venne pensato per uno spazio non teatrale- il Museo del XX Secolo di Vienna, consacrato all’arte moderna. L’ esecuzione avvenne nel giugno del 1964, due anni dopo l’apertura del museo, e fu associata proprio a un brano di Cage “ Atlas Eclipticalis” che già era stata utilizzata da Cunningham per un altro lavoro. “Atlas” è una partitura per ensemble variabile concepita con tutta una serie di particolarità introdotte per lasciare spazio all’indeterminatezza dell’esecuzione. Per comporre, Cage aveva usato un atlante del cielo pubblicato nel 1958 dall’astronomi ceco Antonìn Becvár: aveva segnato le note sovrapponendo i fogli con il pentagramma alla mappa delle stelle.

Dopo di allora, sempre nuovo e sempre differente eppure sempre fedele all’impronta di quel primo lavoro, “Event “ è  stato eseguito in centinaia di luoghi – Cunningham, morto tredici anni fa, ne aveva contati più di ottocento – tra i quali una spiaggia in Australia, la Grand Central Station di New York, Piazza San Marco e le rovine di Persepoli.

Un Event speciale ultima modifica: 2022-07-15T20:24:02+02:00 da SANDRA GASTALDO

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