La guerra secondo Cipolla

MARTINO BRANCA
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Le guerre fomentano passioni. Per ragionarne con profitto è necessaria la razionalità di un metodo celebrato.
Lo ha ideato Carlo Cipolla, in gioventù studente a Parigi e Londra, poi insegnante di università in Italia e in California. Noto e stimato nell’universo accademico, autore di saggi di storia economica, è divenuto popolare tra i lettori generici per un prelibato libretto marginale.

L’opuscolo, stampato in America nel 1976 come The Basic Laws of Human Stupidity, è uscito in Italia (Il Mulino 1988) più corposo e con un titolo di stampo musicale: Allegro ma non troppo.

I contenuti sono due:

  1. un saggio sulla relazione tra il pepe e l’economia medievale:
  2. le leggi fondamentali della stupidità umana, con un sistema cartesiano di classificazione dei comportamenti basato su due criteri altamente razionali:

– l’utile o il danno che le persone procurano a sé stesse (calcolato sull’asse X),

– l’utile o il danno che le persone infliggono agli altri (quantificato sull’asse Y).

Il grafico rivela quattro comportamenti base, e perciò quattro tipi di individui, e li dispiega nei quadranti del sistema con coerente andamento antiorario a partire dal primo (quello con la X e la Y positive):

– INTELLIGENTI, che coniugano la propria utilità con quella altrui; 

– SPROVVEDUTI, che fanno l’utile degli altri a proprio danno;

– STUPIDI, che danneggiano gli altri senza guadagnarci;

– BANDITI, che realizzano l’utile per sé nuocendo agli altri.

Fatti salvi il popolo ucraino e il suo territorio, che sono le vittime assolute, la guerra propone al giudizio sei soggetti attivi: tre presidenti di spicco – Putin, Zelenskij e Biden – e tre paesi continentali, vale a dire la Russia, l’Europa e l’America. Secondo il sistema Cipolla tutti e sei hanno a che fare coi quadranti bassi: nuociono ad altri. Infatti sono concordi su un punto (l’Europa un po’ meno): prolungare la guerra che sta facendo a pezzi l’Ucraina e i suoi abitanti. 

Ora si tratta di capire chi ci guadagna e chi no.

Come la guerra, cominciamo con Putin. Non è chiaro se il consenso interno di cui godeva sei mesi fa – tra i cittadini e nel ceto politico che lo sostiene – sia cresciuto, calato o mantenuto. Di sicuro l’uomo ha perso quello esterno in mezzo mondo. L’Occidente lo proclama la persona più odiata del pianeta. D’altra parte il confronto aperto che è stato la sua mossa perentoria ha svelato viceversa la mediocrità della sua forza politica e militare. L’obbiettivo strategico dell’armata russa – il contenimento della Nato – si è ribaltato nel suo contrario. Per effetto della guerra aderiranno all’Alleanza atlantica la Svezia e la Finlandia, che fino a ieri ne hanno fatto volentieri a meno. Comunque si riguardino gli eventi da Putin stesso scatenati, è difficile trovare un esito che gli torni a vantaggio personale.

Con Zelenskij è un’altra cosa. Era un uomo di TV, ricco e famoso in un’area marginale. La Provvidenza, forse aiutata dagli Stati Uniti, ne aveva fatto il presidente di un paese di confine. Con la guerra di Putin ha acquistato la stazza di un titano al centro del pianeta. Statista conclamato e superstar dei media, in ogni ora del giorno arringa le nazioni del mondo e i loro capi. Irradia proclami, avanza richieste perentorie, muove rimproveri severi, prefigura catastrofi per tutti, invoca solennemente giustizie capitali. Di certo qualcuno lo sta già candidando in segreto a un premio Nobel, magari per la pace. Intanto sono ripartite le vendite di Servitore del popolo, Il programma TV che è stato il progetto della sua carriera.

Biden è il più difficile da collocare. Presenta una figura ambigua, incerta tra opportunismo, retorica, moderazione, avventura. Lui ha le movenze della mitezza, ma la durata della guerra è cosa sua. La vicenda ucraina tuttavia non gli giova. Anzi sembra accompagnare il declino del consenso interno. I sondaggi lo danno sconfitto alle prossime elezioni parlamentari (8 novembre). Per giunta il conflitto gli ha riportato a galla la questione dei rapporti di affari in Ucraina, i suoi e quelli del figlio Hunter. E ha ridato fiato al suo indomito avversario. Nelle strade e nei bar del mondo corre un commento impietoso e verosimile: “Con Trump la guerra non ci sarebbe”. 

Sui paesi va svolto un ragionamento separato. Il sistema Cipolla dimostra che tra nazioni e capi le contraddizioni non sono minori delle omologie.
In un sondaggio i russi rimpiangono tre cose: l’Unione Sovietica, Yuri Gagarin e la Crimea. Amano Putin perché ai loro occhi incarna quelle nostalgie. Ma la realtà della guerra ha ridimensionato la Russia a potenza di secondo rango. Non solo sotto l’aspetto militare. I più curiosi hanno scoperto che il PIL della Federazione (il paese più vasto del mondo) è analogo a quello della Corea del sud, tredici volte più piccolo di quello americano. E le sanzioni lo ridurranno ulteriormente, aumentando la povertà che con Putin è scesa a fatica sotto il dieci per cento (Eltsin l’aveva portata al quaranta per cento, nell’Unione Sovietica era al 1,5 per cento). E poi ci sono i morti, non si sa quanti.

Invece per gli USA sono anni da sogno: tutto quello che accade si trasforma in oro. Prima il covid: un profitto inusitato senza spese. La ricerca sulla farmacopea del futuro (biologia invece di chimica) era in corso da tempo. Il mondo intero si è offerto gratis per la verifica sperimentale. E i governi si sono accollati la responsabilità degli effetti diretti e collaterali.

Se il coronavirus è stato provvidenziale, la domanda generata dalla guerra (merci, aiuti) è una manna. Una profusione molteplice di prodotti obsoleti è in movimento dall’America all’Ucraina, via Europa e Nato. Sistemi d’arma, conserve alimentari, farmaci (stavolta vecchi), tutti i generi di conforto stanno liberando spazi nei depositi americani a favore di merci di nuova generazione. 

L’Europa fa le spese di tutto. A cominciare dalle sanzioni alla Russia, che hanno rinnovato la sua dipendenza dagli Stati Uniti. Germania, Francia e Italia le hanno approvate malvolentieri, a proprio danno, contro ogni legge di mercato. Il resto è NATO. Tutti gli effetti negativi della guerra sono a carico dei paesi europei, della loro economia, della politica che li riguarda: aumento della spesa militare, crisi energetica, inflazione, orizzonte recessivo, profughi, instabilità di governo (Macron in difficoltà, Johnson e Draghi out). Per non dire dell’onere delle macerie. La geografia e la geopolitica dicono che la ricostruzione dell’Ucraina toccherà alla UE. 

In conclusione il metodo Cipolla riconosce, a proposito della guerra in Ucraina, tre tipi di comportamento:

– STUPIDI: l’Europa

– BANDITI STUPIDI: Putin, Biden, la Russia

– BANDITI INTELLIGENTI: Zelenskij, gli Stati Uniti.

Sembra un esito paradossale, ma non troppo.

La guerra secondo Cipolla ultima modifica: 2022-07-23T16:59:20+02:00 da MARTINO BRANCA
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