Il dolore della quotidianità

“Nova”, il romanzo di Fabio Bacà (Adelphi) finalista del Premio Campiello 2022, è un denso racconto dai risvolti impensati e imprevedibili, che approfondisce temi essenziali per l’uomo, l’uomo di oggi, tra violenza e ricerca del vero se stesso.
BARBARA MARENGO
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Una storia tante storie, una vita tante vite, quelle narrate nel romanzo Nova di Fabio Bacà, (Alelphi) finalista del premio Campiello. Lo scrittore marchigiano mette nero su bianco un denso racconto, dai risvolti impensati e imprevedibili, che approfondisce temi essenziali per l’uomo, l’uomo di oggi, tra violenza e ricerca del vero se stesso. 

Inizio soffice nella routine quotidiana di una normale famiglia della bella Lucca, piccoli problemi anche se grandi sono le responsabilità di Davide, neurochirurgo che presso l’ospedale cittadino ha in mano il destino di molti pazienti, ma anche di Barbara, la moglie logopedista che aiuta bambini con difficoltà, un po’ troppo concentrata su se stessa e sul suo agiato mondo, vegana e con qualche rimpianto ma non troppo. Tommaso il sensibilissimo figlio adolescente problematico né più né meno di ogni adolescente, appassionato astronomo dilettante,  con i genitori si muovono in questa società che sfiora i grandi problemi della vita inconsapevoli dell’imprevedibile che li attende.  Un destino che è lì, dietro la porta che protegge le loro vite sicure, tra cani e gatti, giardino e materia che celano un sottofondo di violenza nascosta ma in agguato. E come in ogni agguato che si rispetti, il romanzo inizia calmamente, quasi banalmente, anche se sprazzi di quella violenza che travolgerà i protagonisti già sono presenti nelle prime pagine, basta scovarli…

Come una delle belle automobili che guida Davide, in uno scalare di marce sempre più accentuato Nova entra in una serie di fasi sconcertanti e inattese, e vari altri protagonisti s’affacciano alla scena, tra storie private drammatiche nelle quali una sola è la protagonista, la violenza. Attraverso azioni improvvise la violenza permea le vite della famiglia, manifestandosi con azioni apparentemente senza significato: su tutto domina o veglia un “maestro di vita” che s’inserisce come un “angelo custode” a orientare una nuova consapevolezza di sé nell’animo di Davide e di conseguenza di tutta la famiglia. È il nuovo koam, appunto questa nuova consapevolezza che mette  il protagonista di fronte  ai suoi difetti, alle sue debolezze, alla sua vigliaccheria, alla sua natura di essere umano dominata dalla materia. 

“Chi è Elvis”, chiede Tommaso al padre appassionato di musica, facendo riflettere sul tempo che passa, e sul fatto che  assieme al tempo si perde la memoria che fa la storia:  molti sono i nomi dei moderni gruppi musicali che accompagnano Tommaso e i suoi amici verso un concerto fatale, mentre altri  personaggi s’affacciano alle pagine di Nova, ognuno con il suo passato di difficoltà, di disagio, di abbandono, come nel caso di Giovanni, nuovo amico di Tommaso e cardine della storia con la sua doppia personalità. Sempre questa violenza che sbuca da ogni parte delle vite dei personaggi, ma anche nelle nostre, a ben pensarci, tra aggressività, provocazioni e prepotenze, intolleranza e  malvagità.

 Diego, “maestro di vita” apre occhi e cuore a Davide, creando scompiglio nella coppia ma mostrando la realtà per quello che è, fino alle estreme conseguenze.

Lo Zen non serve a fare di te un filantropo con un perenne sorrida da idiota. Lo Zen è una smagliatura sulla calza che offusca la telecamera puntata per ventiquattr’ore al giorno sulla tua realtà. E a un certo punto non puoi più levare gli occhi da quel piccolo strappo… se riuscirai a distogliere l’attenzione per il tempo sufficiente a capire che c’è altro all’infuori del tuo volto, del tuo corpo, della tua personalità, del tuo lavoro, dei tuoi amici…

Quindi, grazie Diego.

Il dolore della quotidianità ultima modifica: 2022-07-28T18:01:32+02:00 da BARBARA MARENGO
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