Garella, il precursore che vinse coi “poveri”

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Claudio Garella, scomparso all’età di sessantasette anni, è stato un caso più unico che raro nella storia del calcio italiano. Non era un fenomeno: Zenga, Pagliuca, Galli e lo stesso Tacconi, probabilmente, erano più forti; fatto sta che il nostro è riuscito nell’impresa di conquistare ben due scudetti con club che, prima di allora, non avevano mai vinto nulla. Fu, infatti, l’estremo difensore del Verona di Osvaldo Bagnoli, artefice di un miracolo che oggi, in questo calcio invaso dagli sponsor e travolto dallo strapotere delle televisioni private, non sarebbe più possibile, per poi ripetersi nelle file del Napoli di Maradona, regalando ai partenopei una gioia che è tuttora ricordata come un evento forse irripetibile.

Garella non era bello da vedersi, concedeva poco allo spettacolo e all’estetica, anche se aveva il pregio di cavarsela bene con i piedi: una virtù che fa di lui un precursore, un portiere che avrebbe potuto giocare alla grande anche nel calcio di oggi, in cui ormai il portiere svolge praticamente il ruolo che un tempo apparteneva al libero.

Mite, gentile, capace di emozionarsi per una poesia, pacato e dolce al tempo stesso, il nostro vinse da protagonista lontano dalle piazze principali, in una fase storica nella quale oltretutto l’Italia era la Mecca del calcio e le grandi abbondavano di fuoriclasse.

Diciamocelo con chiarezza: era un altro calcio, più onesto e pulito, piu vero, piu sincero, piu bello, in grado di appassionare milioni di persone e di tenerci incollati alle radiolina dalla prima all’ultima giornata. Di quel calcio, Garella è stato uno dei simboli migliori, un esempio di tenacia e abnegazione, di passione per il lavoro e di voglia di migliorarsi giorno dopo giorno.

Gli diciamo addio alla vigilia del campionato, mentre ci apprestiamo a vivere una nuova stagione, piena di incognite e sinceramente poco entusiasmante, almeno per come si presenta, mentre, ironia della sorte, il Napoli è pronto ad affrontare alla prima proprio il Verona e per lo scudetto si parla delle solite note. Son lontani quegli anni magici, quando anche in realtà meno blasonate era lecito sognare il tricolore.

Purtroppo, ci siamo rassegnati all’immutabilità dello stato delle cose, siamo diventati ancora più conformisti, non abbiamo più la forza di sperare in un domani diverso e più giusto e così ci rifugiamo nella nostalgia, consolandoci con i ricordi e le emozioni di un passato che, ahinoi, non può tornare.

Ciao Claudio, almeno noi non ti abbiamo dimenticato.

Garella, il precursore che vinse coi “poveri” ultima modifica: 2022-08-13T14:27:30+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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