Brecce nel Muro

Il 13 agosto di sessantuno anni fa partiva la costruzione del Muro di Berlino, inizio di un’epoca storica estremamente complessa destinata a durare decenni, oggetto di ricerche e studi. Tra questi il libro recentemente pubblicato del diplomatico Lorenzo Trapassi.
ISABELLA FERRON
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Lorenzo Trapassi, La fragile intesa. Berlino e le relazioni euro-atlantiche nei primi anni della Guerra Fredda, con prefazione di Vincenzo Amendola, Luiss University Press, Roma 2021.

Il 13 agosto di sessantuno anni fa partiva la costruzione del Muro di Berlino, ancor oggi simbolo di un’epoca di fondamentale importanza per comprendere gli assetti geopolitici odierni. Il Muro in sé, come pure questo periodo storico, continua ad affascinare studiosi delle diverse discipline che si occupano del mondo tedesco e che, con le loro ricerche, danno forma a tasselli mancanti nell’interpretazione di un’epoca così estremamente complessa. Tra questi studi si inserisce il libro recentemente pubblicato (dall’8 luglio in libreria) del diplomatico Lorenzo Trapassi. 

Dal 2017 al 2020 Trapassi ha ricoperto l’incarico di capo segreteria dell’ambasciatore d’Italia a Berlino: durante questo periodo, Trapassi ha respirato a pieni polmoni la Storia che a Berlino trova il suo palcoscenico ideale e ci offre un libro, impreziosito dalla prefazione del sottosegretario di stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Vincenzo Amendola, che tenta di ricostruire la rete dei rapporti diplomatici fra Germania Ovest, Italia, Santa Sede e Stati Uniti nei primi anni della Guerra fredda. Particolare attenzione viene data alle relazioni fra Bonn e Washington che sono alla base dell’assetto odierno della Germania. Oltre a un lavoro minuzioso con le fonti, Trapassi indaga il fattore umano e psicologico delle relazioni internazionali, porta alla luce la memoria emotiva dei fatti storici. Nell’indagare il rapporto tra tedeschi occidentali e americani dopo il Trattato di Potsdam (1945), Trapassi fa emergere i sentimenti dei leader che decisero di dar vita a un’alleanza fondamentale per lo sviluppo del mondo occidentale, le cui ricadute plasmano ancor oggi le relazioni transatlantiche. 

Lo studio degli elementi emozionali dei fatti storici permette di meglio comprendere i meccanismi mentali di chi ha vissuto queste esperienze epocali, come anche il ruolo fondamentale della diplomazia nell’uso ponderato non solo del linguaggio, ma anche dei comportamenti per non interferire nel processo di ricostruzione della Germania e degli assetti mondali.

Lo studio di Trapassi si concentra sul cancellierato di Konrad Adenauer (1949-1963), figura fondamentale non solo per comprendere la storia della Germania odierna, ma anche perché – assieme ai francesi Robert Schuman, Jean Monnet e all’italiano Alcide De Gasperi – è stato uno dei padri fondatori della Comunità europa. A questo si aggiunge lo studio del “fattore umano” della Guerra fredda. Il cancellierato di Adenauer costituisce le fondamenta della Germania contemporanea, ossia di uno Stato riunificato, democratico e capace di contemperare il capitalismo con le tutele sociali (cfr. l’economia sociale di mercato).

Riprendendo i pensieri e le affermazioni di Konrad Adenauer, Willy Brandt, che diventerà cancelliere dopo Adenauer (1969-1974) e Theodor Heuss, primo presidente della Repubblica Federale di Germania (1949-1958), Trapassi ripercorre le varie tappe della ricostruzione della Germania e mostra gli ambigui sentimenti dei tedeschi occidentali nei confronti degli americani. La conferenza di Potsdam nell’agosto del 1945, in occasione della quale le potenze vincitrici decisero – in linea con la Conferenza di Yalta del febbraio 1945 – di dividere il territorio tedesco in quattro zone di occupazione militare, priva di fatto la Germania della soggettività giuridica internazionale: il Paese cessa di esistere per i prossimi quattro anni come Stato sovrano e ogni potere di governo sul territorio e sugli abitanti viene assunto dagli Stati vincitori. Tale situazione fu concepita dalle potenze vincitrici come transitoria fino alla stipula di un trattato di pace. Per gli Alleati, il territorio tedesco doveva gradualmente ritornare alla giurisdizione delle autorità locali, ma per i tedeschi fu molto difficile accettare questa situazione, soprattutto perché percepivano, in modo particolare da parte delle truppe americane stanziate sul territorio, un atteggiamento anti-tedesco. Nei confronti degli occupatori americani si provavano sentimenti contrastanti per il ruolo che ebbero nel processo di “denazificazione” della società tedesca che si può riassumere in due fasi principali, come ben fa notare Trapassi: una prima fase punitiva nel rapporto fra tedeschi e americani e una seconda fase caratterizzata dal pragmatismo della Germania Ovest che accettava il ruolo degli USA come garante per l’economia. Se questo accade nella parte occidentale, nella parte orientale Mosca manteneva invece il pieno controllo della propria zona di occupazione ed era contro una ripresa tedesca che di fatto andasse a discapito delle riparazioni di guerra pretese dall’Unione Sovietica.

In questi anni di difficili equilibri geopolitici, la Germania – come sottolinea più volte Trapassi nella sua analisi – si allontana da quello che era stato il suo Sonderweg (Deutscher Sonderweg, via peculiare) ossia quel percorso particolare di legittimazione politica diverso da quello intrapreso dalle altre potenze europee sulla via della democrazia liberale parlamentare e che l’aveva portata nel 1871 alla formazione dell’Impero tedesco e nel 1945 alla sconfitta nella Seconda guerra mondiale.

All’interno di questa cornice storica conosciuta, Trapassi – studiando le memorie di Adenauer anziano come pure le testimonianze di Theodor Heuss, George McGhee (ambasciatore degli Stati Uniti a Bonn negli anni Sessanta), Heinrich Krone (capogruppo del Bundestag nel partito di Adenauer) e di Egon Bahr (membro della SPD, il Partito Socialdemocratico di Germania) – mostra come la presidenza tedesca studiasse le mosse dell’alleato tedesco. Pur non dubitando mai della necessità di un’alleanza con l’ex nemico, i politici tedeschi hanno percepito il rapporto con Washington come una forma di sudditanza nei confronti di un Paese distante e non interessato a dare ascolto ai propri alleati e al Paese conquistato. In modo particolare, i politici tedeschi e in primis Adenauer non si sentivano ascoltati per quello che riguardava i principali obiettivi di politica estera della Germania occidentale nell’immediato dopoguerra e la riunificazione. Il livello altissimo di aspettative fu subito disatteso dalla creazione delle quattro zone di occupazione prima, poi dalla Bizona nel 1947 e dalla Trizona nel 1948. La ricostruzione del Paese sulla base del modello americano avvenne, da parte tedesca, attraverso la rinuncia alla propria precedente cultura politico-istituzionale, con la sola eccezione dell’assetto federale dello Stato.

Dalle pagine di Trapassi emerge l’immagine di Adenauer come di un politico “che ha molto amato il suo Paese” e che si è impegnato con successo per ridare alla Germania uscita distrutta dal secondo conflitto mondiale lo status di Paese sovrano, dotato di pari diritti rispetto agli altri membri della comunità internazionale. Questo grande sforzo di trasformazione della Germania, sia all’interno che all’esterno, continua Trapassi, viene definito dalla storia come Westbindung (cfr. Heinrich August Winkler), “ossia il collegamento del Paese all’Occidente dopo decenni di conflitti sferrati da una Germania impregnata di militarismo e, da ultimo col nazismo, portatrice di un credo di superiorità razziale”. L’allontanamento dal passato tedesco fu agevolato dalla personalità di Adenauer, istintivamente avverso all’autoritarismo e al militarismo dello Stato prussiano degli Hohenzollern.

Adenauer, poi anche Brandt, e l’opinione pubblica finirono per giudicare severamente la politica europea della Casa Bianca sia ai tempi della dottrina Truman, sia all’epoca del presidente Kennedy (si pensi alla costruzione del Muro di Berlino, o alla crisi di Cuba), poiché – per evitare conflitti con l’Unione Sovietica – mirava a mantenere lo status quo politico e territoriale in Europa, in modo particolare la Germania divisa. Tale politica fu vissuta con sfiducia, quasi come un tradimento, e spinse Adenauer a intraprendere la via della Wetstintegration (integrazione a ovest) per poter ridare al proprio Paese la sua posizione strategica all’interno dell’assetto internazionale. 

Trapassi non si limita solamente a indagare le emozioni e le reazioni dei tedeschi occidentali dinnanzi alle decisioni del governo di Washington in materia di politica europea, ma, nell’ultimo capitolo del libro, unisce la storia della Germania divisa a quella dell’Italia, mostrando come anche Alcide De Gasperi ebbe obiettivi simili, se non coincidenti a quelli di Adenauer, ossia “la ricostruzione e il reinserimento nella comunità internazionale dei rispettivi Paesi, distrutti da una guerra della quale condividevano la responsabilità ed esposti a colpi di mano di matrice comunista, la Germania per via di un sempre possibile attacco da est e l’Italia in ragione della forza del Partito comunista”. La Westintegration di Adenauer prima, l’Ostpolitik di Willy Brandt poi, l’atlantismo di De Gasperi costituiscono elementi fondanti della Comunità europea attuale e ci permettono di meglio comprendere anche alcuni aspetti della situazione odierna. Trapassi definisce Adenauer e De Gasperi come due figure di confine (Adenauer era nato a Colonia, De Gasperi in Trentino), familiari tanto con la cultura germanica quanto con quella latina e tale posizione li rende ostili al nazionalismo e abituati a pensare in termini europei. Le loro azioni politiche furono – dal punto di vista dei rapporti italo-tedeschi – di fondamentale importanza per Italia e Germania: la loro intesa, sia sul piano personale che politico, ha permesso la ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, come anche ha influenzato il loro rapporto con gli Stati Uniti, per entrambi alleato irrinunciabile, con le sue luci e ombre, rimanendo il rapporto di De Gasperi con Washington meno tormentato di quello di Adenauer.

Oltre a ciò, a Trapassi va il merito di aver evidenziato il ruolo del fattore umano, delle emozioni nel studiare e comprendere la Storia. Egli ha infatti cercato di dimostrare quanto siano importanti la dimensione psicologica ed emozionale nelle relazioni internazionali. Il lavoro di Trapassi ha il pregio di aver saputo esplorare il lato emozionale di un’epoca fondamentale per i rapporti fra la Germania e gli Stati Uniti, di conseguenza anche per il mondo occidentale, perché implicitamente racconta anche la prima fase della Guerra fredda: la componente emotiva è solitamente poco nota negli studi storici tradizionali, ma il suo studio permette una visione più chiara dell’accaduto. In ambito diplomatico, essa gioca un ruolo fondamentale nei negoziati e nelle decisioni perché permette di avvicinarsi alle mentalità degli interlocutori, alla loro cultura, ai loro pregiudizi, luoghi comuni e convinzioni religiose. Nella comprensione dei rapporti tra Germania Ovest e Stati Uniti, Germania Ovest e Italia è quindi imprescindibile questa componente emozionale che permette di riflettere sulle questioni geopolitiche di estrema attualità.

Le immagini sono tratte da Twitter DIE MAUER | THE WALL @diemauerthewall

Brecce nel Muro ultima modifica: 2022-08-14T11:26:16+02:00 da ISABELLA FERRON

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