Egeo, Turchia e Grecia. Se la propaganda prevale sull’informazione

DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Mi sono imbattuto al numero di luglio di Affari Internazionali, periodico on line dello IAI. Era dedicato alla politica mediterranea di Erdoğan. In particolare ha attirato la mia attenzione un articolo titolato  “Le dispute territoriali minacciano la stabilità del mar Egeo”, firmato da Claudia Schirru. Già parlare di “dispute” quando delle due parti solo una avanza pretese e l’altra le subisce non è proprio preciso ma oramai nella pubblicistica italiana, piuttosto distratta, domina questa espressione, quindi pazienza.

Di pazienza invece bisognava averne moltissima per leggere fino alla fine l’articolo che abbonda di imprecisioni. Già all’inizio si afferma che nel Trattato di Losanna, che nel 1923 mise fine alla disastrosa invasione greca in Asia Minore, sarebbe prevista la smilitarizzazione di “tutte le isole dell’Egeo”. L’obbligo invece riguarda le isole greche collocate di fronte alle cose turche. Sono isole come Mitilene, Chios e altre che in effetti dal 1974, dopo l’invasione turca a Cipro, sono state militarizzate, dovendo affrontare sulla costa la IV armata turca, appena costituita all’epoca e dotata di numerosissimi mezzi da sbarco. Piccolo particolare ignorato, come è stata ignorata la recente teoria turca secondo cui “se non si rispetta la smilitarizzazione si perde il diritto alla sovranità dell’isola” espressa più volte dai ministri degli esteri e della difesa.

L’articolo si sofferma in particolare sul caso dell’isola di Kastellorizo che “dista solamente due chilometri dalla costa turca”. Il caso di Kastellorizo non rientra nel trattato di Losanna ma in quello di Parigi del 1947, con cui l’Italia, sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, concesse il Dodecanneso alla Grecia. Ci fu effettivamente una condizione di smilitarizzazione ma non riguardava la Turchia, che non aveva preso parte alla guerra e quindi neanche ai trattati di pace. Se quindi Kastellorizo è fortificato per difendersi da un non improbabile sbarco turco, caso mai sarebbe Roma che dovrebbe lamentarsi, non certo Ankara che non ha voce in capitolo. Nella pubblicistica turca si fa dell’allarmismo, sostenendo che i greci siano pronti a invadere la Turchia come nel lontano 1919. Per fortuna l’articolo non riporta questa grossolana idiozia, forse perché l’articolista ha presente la colossale sproporzione tra le forze armate greche e quelle turche.          

In riferimento all’invasione turca a Cipro, leggiamo che nel 1974 ci sarebbe stata una “guerra civile tra greci e turchi dell’isola”. La verità è invece che ci fu un tentativo di golpe promosso dal regime del colonnelli di Atene contro il presidente cipriota Makarios. Ci furono alcuni giorni di scontri armati ma erano tra grecociprioti golpisti e grecociprioti lealisti. I turcociprioti, che dal 1964 non partecipavano più al governo dell’isola e, sotto la guida di Rauf Denktash, un estremista di destra, vivevano in enclave, non furono minimamente toccati dagli scontri. Ci fu una sola vittima turcocipriota, un passante colpito da una pallottola vagante a Kerynia. Il presunto coinvolgimento dei turcociprioti al golpe fu una menzogna inventata in tutta fretta da Ankara per giustificare la sua invasione militare e l’occupazione del nord dell’isola, che è avvenuta nel 1974 e non nel 1983 come sostiene l’articolo. La menzogna di Ankara non ha convinto nessuno, meno di tutti le Nazioni Unite che più volte hanno condannato l’invasione e l’occupazione turca. Solo l’articolista dello IAI ci è cascata. Mi sento anche un po’ offeso perché tutta la storia è descritta dei dettagli nel mio libro Colonnelli edito da Fandango.

Se si scivola su fatti stranoti figuriamoci la complessa questione delle acque dell’Egeo. L’articolista segnala giustamente che Ankara non ha aderito all’UNCLOS  e che quindi la Zona Economica Esclusiva nell’Egeo non è stata tracciata. Un grande ostacolo a tracciarla è che Erdoğan ha inventato la originalissima teoria secondo cui “le isole non avrebbero diritto alla ZEE”. Quindi, secondo Ankara, la ZEE greco-turca partirebbe in teoria dalle coste continentali greche per approdare alle coste turche. Una maniera per dire che rivendica la sovranità su metà dell’Egeo. Infatti il governo di Erdoğan e i kemalisti dell’opposizione da un po’ di tempo sostengono di avere diritti di sovranità su un numero imprecisato di isole greche dell’Egeo, molte delle quali abitate. E fanno sentire questa lo rivendicazione con continue violazioni dello spazio aereo.

Alla fine dell’articolo vi è un capitolo intitolato “La Grecia si allarga”

L’articolista riporta che il parlamento di Ankara ha sancito come casus belli l’eventuale espansione delle acque territoriali delle isole greche dalle attuali sei a dodici miglia nautiche. Era un’idea degli anni Settanta ma da allora tutti i governi greci hanno deciso saggiamente di soprassedere per non gettare olio sul fuoco. Quindi su che cosa si “allarghi” la Grecia rimane un mistero, anche se poche righe più in là l’articolo riporta che “la Grecia difende il suo allargamento”. Forse intende dire che difende la legittimità di un atto che anche Ankara non contesta legalmente ma solo con la minaccia della forza.

Non mi dilungo su Eastmed e sulle ricerche di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale perché è una questione estremamente complessa. Finisco con un’osservazione. È mai possibile che un’articolista dello IAI sia così imprecisa e di parte? Perchè si è fidata delle informazioni e delle versioni di pura propaganda che fornisce un governo dichiaratamente militarista ed espansionista con un presidente nostalgico dell’epoca ottomana, che occupa militarmente territori stranieri non solo a Cipro ma anche in Iraq e Siria?         

Egeo, Turchia e Grecia. Se la propaganda prevale sull’informazione ultima modifica: 2022-08-19T15:02:03+02:00 da DIMITRI DELIOLANES
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