Lo strano caso del Pistolero di Tarragona

Un noir estivo, un bandito, i tentati omicidi, la fuga, la cattura, il ferimento, l'impossibilità di celebrare il processo, che è anche una storia di conflitto reale di diritti legittimi, delle vittime e del reo, il primo carcerato ad accedere all'eutanasia in Spagna.
ETTORE SINISCALCHI
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Il Pistolero di Tarragona è un signore che lavorava come vigilante. Licenziato dall’impresa di sicurezza, Marin Eugen Sabau, di 45 anni, ha pensato bene di regolare la cosa facendo irruzione ben armato negli uffici della Securitas, sparando e ferendo tre ex colleghi per poi darsi alla fuga e colpire ancora un poliziotto a un posto di blocco. Una fuga conclusa in una fattoria con un conflitto a fuoco che lo ha visto avere la peggio, essere colpito più volte e gravemente ferito.

È il 14 dicembre 2021, alle undici di mattina, quando, nella Plaça de la Mitija Lluna (della Mezzaluna – NdR), com’è più familiarmente chiamata la piazza General Prim di Tarragona, l’esplodere dei colpi .308 Winchester sparati dal suo fucile sovrasta i rumori urbani spargendo il panico. Si odono più spari, poi l’uomo fugge dall’edificio. Siamo nel cuore della città, poco prima di Natale, il dispositivo poliziesco, rodato negli schemi d’intervento antiterrorismo, scatta immediatamente. Al comando delle operazioni si impegna l’allora capo dei Mossos d’Esquadra (letteralmente “mozzi”, “ragazzi”, di Squadra, la polizia autonomica catalana), Josep Lluís Trapero.

La Plaça de la Mitija Luna, ufficialmente General Prim, di Tarragona; fonte

Il fuggitivo riesce a imboccare l’autostrada, che verrà successivamente chiusa nel dispiegamento del dispositivo di sicurezza, poi l’abbandona e si ferma presso un’azienda agricola abbandonata per nascondere sé e il mezzo. Attira l’attenzione di qualcuno che con una telefonata anonima informa i Mossos. Scatta il dispositivo di accerchiamento a cura del Grup Especial d’Intervenció (Gei), unità di operazioni speciali dei Mossos d’Esquadra.

La polizia autonomica alle 16,39 comunica la cattura, informando della sparatoria e definendo Sabau “in stato critico”. Le lesioni delle pallottole lo lasciano tetraplegico, preda di forti dolori refrattari ai farmaci, se non pena l’incoscienza. Le gravi condizioni comportano la sua impossibilità di dichiarare, ritardando l’avvio della fase processuale. Quando dichiara non porta nessuna giustificazione, non nega, non esprime nessun pentimento, rivendica quanto fatto. Il Tribunale penale di Tarragona sancisce il pericolo di fuga e lo interna nell’ospedale penitenziario di Terrassa, in provincia di Barcellona, rinviandolo a giudizio. Le accuse sono tentato omicidio, attentato a agenti dell’autorità e possesso illecito di armi.

Il tweet che annuncia la cattura del fuggitivo

Il meccanismo processuale procede ma nel frattempo Eugen Sabau chiede di accedere alla morte assistita, secondo la recente legge con cui, nel marzo 2021, la Spagna è diventata il quinto paese al mondo a regolare questo procedimento. La normativa regola sia l’eutanasia, o morte assistita, quando un medico somministra direttamente il farmaco, che il suicidio assistito, quando il preparato viene fornito in una formulazione che possa essere auto amministrata dalla persona, limitandosi i medici a monitorare il processo pronti a intervenire se si manifestassero segni di sofferenza fisica. Prevede che il paziente patisca “una malattia grave e incurabile, o una sofferenza grave, cronica e gravemente invalidante” che causi “sofferenza intollerabile”, oltre a essere nel pieno possesso di sé.

La richiesta di Sabau viene sospesa due volte, in conseguenza di azioni legali da parte delle vittime. Il processo, infatti, rischia di non potersi celebrare se la richiesta dell’accusato sarà accolta. Alla terza deliberazione, constata la sussistenza delle condizioni di legge, il tribunale ha dovuto consentire l’accesso alla morte assistita. Martedì 23 agosto Eugen Sabau è morto nel complesso ospedaliero carcerario di Terrassa, primo carcerato spagnolo a accedere alla morte assistita. Poco dopo il tribunale ha chiuso il caso per la morte del reo.

Le indagini hanno rivelato che Sabau, di origine romena, era appassionato di armi e frequentava regolarmente, da quindici anni e senza aver mai creato problemi, il poligono di tiro di Tarragona, aveva la licenza per detenere cinque armi da fuoco, quattro pistole e un fucile, e tutte le autorizzazioni per operare da vigilante armato. Durante le perquisizioni nella sua casa sono state trovate altre armi e materiali “utili alla produzione di esplosivi”. Era considerato una persona solitaria ma tranquilla, non così sul lavoro, però, dove accusava l’azienda per dei problemi a un tendine, portandola anche senza successo in tribunale. Si è poi scoperto che aveva inviato all’impresa la mattina stessa dei fatti una mail di minacce con sue fotografie circondato di armi ma, soprattutto, che in altri modi aveva già in precedenza ripetutamente minacciato la direzione dell’impresa, prima e dopo il licenziamento. Sei mesi prima dei fatti, sempre per posta elettronica, aveva avvertito che “usciremo sul telegiornale”. Aveva sviluppato una mania di persecuzione verso i suoi ex colleghi, l’impresa, i medici e il tribunale, che manifestava in diversi episodi. Antivaccinista convinto, nella mail inviata la mattina stessa e scoperta dalla polizia solo dopo i fatti, affermava: “Vaccinerò i capi della sicurezza con tre dosi di Glock-Pfizer da 9 millimetri”, indicando i nomi di cinque obiettivi dei quali solo tre troverà, e colpirà, al momento dell’irruzione.

I permessi che aveva, poteva anche assemblarsi da solo le munizioni, lo obbligavano a un colloquio triennale con uno psicologo specializzato e lo sottoponevano a un controllo “rafforzato” della Guardia Civil, nel caso il suo nome fosse stato coinvolto in episodi, rapporti o semplici informative di ambito penale. Nessuna di queste maglie è riuscita a fermare il piano inclinato verso la tragedia. Se ci siano state sottovalutazioni e ritardate denunce da parte dell’impresa e/o ritardato o omesso intervento da parte delle autorità è ancora da chiarire.

Il più attivo a tentare di impedire l’eutanasia è stato il mosso ferito al posto di blocco, José Antonio Bitos, che si è anche rivolto con una procedura cautelare d’urgenza alla Corte europea per i Diritti dell’uomo, respinta da Strasburgo.

Il tweet con cui i Mossos hanno informato del ferimento dell’agente Bitos

Secondo le vittime dei reati di Sabau, l’eutanasia impedisce loro il diritto a essere indennizzati per via penale, oltre a bloccare il processo di elaborazione del lutto in cui il processo ha un ruolo importante. La giustizia spagnola, però, in maniera definitiva del caso si è occupato il Tribunale Costituzionale il 12 agosto scorso, ha ritenuto che prolungare le sofferenze del reo per celebrare un giudizio costituiva una lesione dei diritti preminente rispetto a quelli delle vittime, avallando la decisione del tribunale di chiudere il giudizio una volta avvenuta la morte dell’accusato. Il 22 agosto, alla vigilia dell’eutanasia, un tribunale ha anche respinto la richiesta presentata da Sabau di essere scarcerato prima di essere sottoposto al procedimento.

Questa notizia di cronaca è un caso reale di conflitto di diritti, frequente nelle società complesse dove non sempre si confrontano torti e ragioni ma, più spesso, ragioni legittime e confliggenti. In questo caso il diritto alla dignità umana del reo è stato ritenuto preminente rispetto a quelli, legittimi, delle sue vittime, ad ottenere giustizia. Mantenere in vita nella sofferenza una persona per celebrarne il processo non è stato ritenuto ammissibile, una volta che legittime e rispondenti alla legge sono state ritenute le sue richieste di accedere allo strumento della morte assistita.

[Le immagini di Marin Eugen Sabau sono state rese pubbliche dai Mossos d’Esquadra]

Lo strano caso del Pistolero di Tarragona ultima modifica: 2022-08-26T10:59:01+02:00 da ETTORE SINISCALCHI
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