1. Rigenerazione urbana a Venezia: si può fare! Tronchetto

TIZIANA PLEBANI
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Ho l’automobile parcheggiata nell’isola del Tronchetto ormai da più di trent’anni e ho sempre pensato andandoci a piedi, come per lo più mi capita secondo le mie abitudini di camminatrice, che non fosse necessario o scontato che quest’isola divenisse un luogo squallido, deposito di metri cubi disordinati, arreso al predominio della disarmonia dell’automobile. Perché, seppur qualcuno possa ammirare le forme di un particolare modello di autoveicolo, l’insieme accostato di migliaia di vetture costruisce uno dei panorami più orrendi che l’umanità ha creato, dagli esiti inquietanti per inquinamento, permeabilizzazione del suolo e privazione di bellezza. 

Al Tronchetto è come se la civiltà d’acqua si sia arresa senza patteggiare al predominio del cemento e dei motori, ed è un contrasto brusco che rende misera e brutale l’entrata a Venezia. Non credo che l’ingegnere Miozzi che la ideò e i progetti successivi di Samonà e Trincanato, tra altri, mirassero a questo risultato. 

L’aver abbandonato l’isola al mondo delle macchine e ai suoi affari, consegnata a trasportatori e intromettitori, categorie in cui il maschile sembra aver riversato il peggio del campionario, ha poi avuto gravi conseguenze sulla legalità, come è noto. Inoltre in anni recenti si è vista crescere a dismisura una casba di brutti chioschi che vendono paccottiglie. 

Eppure anche questa è Venezia e così milioni di turisti ne fanno esperienza, stupendosi alquanto di questo biglietto da visita della città “più bella del mondo” e in tal modo la vivono quotidianamente i lavoratori del Comune degli uffici che vi hanno sede, oltre ai veneziani che depositano, come me, la loro automobile.

Nei miei pellegrinaggi sconsolati, non mi stancavo di riflettere che prima di tutto basterebbe inserire del verde, selezionato con cura, tra le specie resistenti: una scelta che altrove ha visto impegnati degli  architetti che hanno progettato alberi che fanno da contrappunto alle automobili, ideando pure uno slogan: “Parcheggio alberato, parcheggio fortunato”, forse per invogliare amministratori poco sensibili. Profilare l’isola del Tronchetto, soprattutto dalla parte visibile dal Ponte della Libertà, donerebbe una maggiore grazia e freschezza all’immagine rivolta a chi entra in città con ogni mezzo di trasporto. Ma i vantaggi non finirebbero qui. 

Piantare alberi, arbusti, siepi là dove possibile – oltre alla pochezza attuale, più un decoro che un vero intervento di urbanistica verde come invece è necessario – costituirebbe un’azione a contrasto del cambiamento climatico che andrebbe a moderare il calore che le superfici delle auto riflettono e radiano in grande abbondanza. Se ne ricaverebbe un miglioramento dell’aria che respiriamo, un maggiore benessere per chi deve frequentare l’isola e un incremento se non di bellezza almeno di piacevolezza. 

Lo sappiamo ormai bene: non c’è molto tempo da perdere per rimediare alle nostre malefatte climatiche e la concentrazione di automobili crea emissioni di CO2 in notevole quantità. Ascoltiamo il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso che non smette di ripeterci che la salvezza del pianeta sta nel piantare alberi. Poi ammettiamolo, l’isola del Tronchetto così com’è è proprio brutta: urge una riqualificazione ambientale ed estetica. Affidiamoci a un’urbanistica verde, seguendo modelli sperimentati in altre città. 

Al Tronchetto si è aperto da tempo un grande cantiere: si sta costruendo un hotel Hilton, con quattrocento stanze, piscina e sala congressi con affaccio su Marghera: certi investitori evidentemente non si fanno troppi scrupoli. Ma, mi chiedo, in contraccambio non possono mettere mano al portafoglio per rigenerare col verde l’ambiente, con un intervento che andrebbe a vantaggio a loro e dei loro ospiti? Spero proprio di sì e spero anche che l’Amministrazione comunale sia pronta a richiederlo.

Il ponte che portava all’area del parcheggio, sostituito da un altro ma non demolito.

Un altro tema dei miei pellegrinaggi sconsolati riguardava il ponte che portava all’area del parcheggio, sostituito da un altro ma non demolito. Lo guardavo degradarsi negli anni, pensando che invece di lasciarlo così sarebbe potuto divenire un viale di arbusti e siepi poco esigenti e resistenti al freddo e all’arsura. Leggo ora una buona notizia: il Comune ha approvato il primo agosto un progetto di circa due milioni e mezzo di euro, provenienti dal fondo React-EU, per realizzare un collegamento di 1,4 chilometri tra la pista ciclabile aggettante del Ponte della Libertà e l’isola del Tronchetto, così da agevolare i tanti ciclisti provenienti dalla terraferma diretti al ferry boat per il Lido. Gli obiettivi dichiarati riguardano la sicurezza, il recupero del ponte abbandonato ma anche, si legge, per dare “decoro e bellezza alla città”. Bene allora si pensi un po’ in grande e in versione green: il ponte da recuperare lo si profili di lavanda o di altre specie adatte e che vivono con poca terra e spazio. 

Il colpo d’occhio sarà di grande effetto anche per chi proviene dal Ponte della Libertà ma, anche in questo caso, i vantaggi influiranno sulla qualità dell’aria, sull’assorbimento degli inquinanti e del calore, con un’azione che va ben oltre al discutibile concetto di “decoro”.

Se devo dirla tutta, ho un ultimo desiderio riguardo a quest’area: si ripristini la fontanella che c’era prima. Che non ci sia acqua a disposizione se non quella a caro prezzo dei chioschi non è un biglietto da visita rispettabile per una città come Venezia.

Immagine di copertina: rendering grafico, per dare un’idea immediata di come potrebbe apparire il Tronchetto dopo un intervento di riqualificazione urbana.

1. Rigenerazione urbana a Venezia: si può fare! Tronchetto ultima modifica: 2022-08-29T16:15:24+02:00 da TIZIANA PLEBANI
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