La CuCina di Siegmund Ginzberg

In “Colazione a Pechino. Sogni e incubi di un impero senza tempo” il giornalista e scrittore racconta la sua esperienza di corrispondente dalla Cina con un filo conduttore sorprendente: la cucina. ytali.com l‘ha intervistato, partendo dal libro per arrivare ai temi internazionali e nazionali dell‘attualità.
BARBARA MARENGO
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Intervista a largo raggio con Siegmund Ginzberg, corrispondente einviato dell’Unità da Iran, Cina, India, Giappone, Corea del Nord e del Sud, New York e Parigi, nonché scrittore e saggista.
Momento molto particolare, sia sul piano interno che sul piano internazionale: un marasma di crisi politiche, belliche, economiche, energetiche… 

Ne stanno succedendo fin troppe, un vero marasma. Dal punto di vista internazionale  patiamo questa maldetta guerra in Ucraina che oramai dura da più di sei mesi e secondo me non c’è verso che si avvii alla conclusione perché ciascuna delle due parti vuole posizionarsi un po’ meglio sul terreno prima di arrivare ad un compromesso.

Compromesso al quale Russia ed Ucraina per forza dovranno arrivare, nel peggiore dei casi sarà un compromesso che sancirà la situazione nella quale i contendenti si trovano in quel momento sul terreno: non sarebbe la prima volta, vedi la guerra di Corea che non è mai finita ma almeno le parti hanno deciso di fissare il confine dell’armistizio al 38° parallelo che resiste  da settant’anni. Questo non è ancora il caso della guerra in corso tra Russia ed Ucraina: la Russia può continuare ancora a combattere  perché a quanto sembra l’economia non sta andando così male come si pensava imponendo le sanzioni,  il Paese vende meno gas ma lo vende a prezzo oramai decuplicato quindi ci guadagna di più di quando ne vendeva tanto e questo non era previsto.

Sorta di prospettiva errata da parte di chi ha imposto le sanzioni?
Le guerre purtroppo sono imprevedibili, nessuno, né chi la subisce né chi la scatena, conosce i futuri schemi precisi, nessuna delle guerre recenti si è svolta secondo le previsioni, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin vorrebbe forse mettere in atto  una mobilitazione “nascosta”, assumere cioè un gran numero di soldati senza costringerli con leva obbligatoria:  gli esperti occidentali pensano che non servirà a molto anche perché i soldati bisogna addestrarli,  non si tratta più di mandare al fronte la cosiddetta carne da cannone. Certamente fino a Natale questa guerra durerà, poi vedremo.

Il ruolo della Turchia in tutto questo, terra dove tu sei nato, che riveste quindi per te una particolare importanza e sensibilità.
È stato un capolavoro sia di Putin sia del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, quello che è successo sul piano diplomatico fino a questo momento. Il presidente turco si è presentato sulla scena internazionale come mediatore ed è riuscito a trovare un accordo sull’esportazione del grano dall’Ucraina, cosicché per il momento i russi non avrebbero attaccato Odessa (base ucraina di partenza di milioni di tonnellate di grano e cereali nutrimento di moltissimi Paesi, ndr) e infatti sembra che non abbiano intenzione  di attaccare questa città sul Mar Nero. Di questo Erdoğan può attribuirsi il merito. C’è  però un problema più generale: secondo la strategia di Putin, a quanto pare, gli basta avere contro l’Europa pur di avere in cambio dalla sua parte Turchia, Iran, India, il Terzo Mondo, il Brasile e così via. Se fosse cosi e tale manovra avesse successo, c’è un piccolo corollario, cioè che tutti questi Paesi sono guidati da personalità o regimi autoritari, quindi si creerebbe (e forse questa è l’intenzione) una specie di “internazionale autoritaria” di cui principale perno sarebbe il colosso autoritario per antonomasia, la Cina. Potente e dittatoriale, da che parte sta? Ho scritto recentemente che la Cina sta dalla parte dei suoi interessi, non bisogna pensare che la Cina debba stare dalla parte della Russia anziché dell’Europa, la Cina farà assolutamente quello che le conviene: in questo momento la Cina sa che non deve mettersi contro il mercato mondiale, quindi si presume che abbia interesse a far finire la guerra tra Russia e Ucraina: con un tocco di ottimismo aggiungo che la Cina è l’unico Paese al mondo che  sullo scenario internazionale può fare alla Russia delle proposte che Putin non può rifiutare, “nel senso del Padrino…”  Finora non è successo, ma io sono convinto che sia interesse prioritario della Cina avere un’economia mondiale che dia sbocco ai suoi prodotti e trovare una soluzione alla crisi economica che la sta investendo. Fatto singolare, in questi giorni 300.000 soldati cinesi sono impegnati nelle grandi manovre con la Russia a Est, cosa che non ha a che fare direttamente con l’Ucraina e distoglie parte di truppe russe cospicue dal fronte Ovest.

La Russia e la Cina nel Mediterraneo: lo sbocco ai mari caldi è per la Russia obiettivo secolare e la Cina da anni si è istallata sulle coste del Mediterraneo, vedi il porto del Pireo in Grecia o l’Africa del Nord.
È vero, l’affaccio verso Africa e America Latina è però affaccio economico, in base all’assioma che la Cina fa quello che le conviene: è una specie di nemesi, quello che l’Europa fece nell’Ottocento in Cina, acquisire i porti franchi sulla costa cinese per vendere con più profitti le proprie merci sul mercato asiatico, e adesso la Cina acquisisce i porti di Mediterraneo e Nord Europa per avere una base per i suoi traffici. Non ha ragioni o corollari militari, il commercio è il fine di tali acquisizioni, e per continuare a commerciare con l’Europa la Cina non vuole certo la rovina dell’Europa stessa, altrimenti verrebbe meno il cliente. La proiezione invece della potenza cinese nel Mare Cinese Meridionale e verso Taiwan vede l’eventualità di una guerra che è sempre più possibile, sia americani sia cinesi affermano che se Taiwan venisse invasa la guerra la devono fare per forza, allora entrerebbero in gioco potenze militari enormi, aprendo imprevedibili scenari.

Tu conosci molto bene la Cina per averci vissuto e lavorato, parliamo del tuo ultimo libro da poco uscito per Feltrinelli Colazione a Pechino. Sogni e incubi di un impero senza tempo. In questo libro raccogli le tue esperienze di giornalista e descrivi il complesso universo cinese da un lato molto singolare, la cucina. Attraverso questo aspetto arrivi a parlare di politica, costume, economia, strategie, diplomazia….
La cucina è una scusa per parlare della Cina, e la cucina ha un ruolo importantissimo anche nella politica del Paese. Riprendendo il filo del discorso, sostengo che non è affatto necessario che Cina ed America si facciano la guerra, anche perché si assomigliano in un modo straordinario. Un intero capitolo del libro è dedicato a questo argomento e parte  da un’affermazione bizzarra di Alexandre Kojève, filosofo francese di origine russa, strano personaggio di sinistra ma anche di estrema destra, che giustificava regime di Vichy e Stalin, massimo teorico dell’hegelianismo filosofico a metà Novecento: Kojève sosteneva che, per lui, i cinesi e i sovietici erano americani ancora non abbastanza ricchi e man mano che si sarebbero arricchiti sarebbero stati sempre più simili agli americani. A dire la verità è un’affermazione sospesa, dato che la Cina si è arricchita e sta avviandosi a diventare la maggiore potenza economica al mondo. O meglio stava, perché adesso ci sono alcuni problemi all’interno dell’enorme Paese asiatico, non solo legati alla guerra, ma strutturali: la Cina infatti rischia di avere una diminuzione della sua popolazione nei prossimi anni se continua la tendenza verificata nell’ultimo censimento.

Il Paese potrebbe avere nel 2050 seicento milioni di abitanti (oggi  sono più di un miliardo e quattrocentomila abitanti, ndr), con i figli unici protagonisti della società. Problema principale non solo della Cina, questo calo demografico, che accomuna Russia, Giappone, Europa, Italia. E non capisco, tornando all’attualità italiana legata alle prossime elezioni politiche, perché bisogna lasciare solo alla leader di Fratelli d’Italia l’argomento della crisi demografica e la necessità di fare figli: sappiamo tutti e da anni che ci vogliono misure sociali concrete, come d esempio in Francia dove già dagli anni Novanta  chi ha tre figli non paga le tasse. La Cina che per anni ha applicato la politica del figlio unico, la cosa più impopolare mai inventata, adesso non riesce a convincere la sua popolazione a procreare di nuovo, ad invertire la tendenza del controllo delle nascite.

Ultimo flash sulle prossime elezioni. Sembra che un’atmosfera di confusione  regni nel Paese.
In base a quello che pare lo sport preferito di questo Paese, salire sul carro del vincitore rapidamente, non sembra esserci dubbio su chi vincerà, anche se non è detto e, come dicono in America, “finché la signora grassa canta, l’opera non è finita”, però per me, da sempre uomo di sinistra, la situazione è inquietante.

Nelle immagini la China Family Cuisine Cooking Competition, che si è tenuta a Laixi, Qingdao, il 28 agosto, con la partecipazione di duecento chef da tutto il paese e quaranta rinomati ristoranti della provincia dello Shandong [da Twitter @QingdaoAmazing].

La CuCina di Siegmund Ginzberg ultima modifica: 2022-08-31T19:27:48+02:00 da BARBARA MARENGO
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