Il Gazzettino e il pesce in barile

Un quotidiano non è una normale azienda, è un presidio di democrazia, ha una funzione fondamentale nella vita di una comunità, e dunque se una città perde la redazione di un giornale, se Venezia perde la superstite redazione del “suo” storico giornale, presente dal 1887, il sindaco non può fare il pesce in barile, tacendo come se la cosa non lo riguardasse.
SILVIO TESTA
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Cane non mangia cane: così posso anche capire che l’imprenditore Luigi Brugnaro non si sia lasciatosfuggire neppure un flebile lamento o una larvata critica per l’annunciata chiusura “temporanea” della redazione di Venezia del Gazzettino da parte dell’editore Gaetano Caltagirone. Temporanea, sì..

Peccato, però, che Brugnaro sia anche il sindaco di Venezia, e allora il suo silenzio cambia proprio di significato: del Gazzettino si può dire tutto il bene e tutto il male del mondo, così come di qualsiasi altro giornale, ma un quotidiano non è una normale azienda, è un presidio di democrazia, ha una funzione fondamentale nella vita di una comunità, e dunque se una città perde la redazione di un giornale, se Venezia perde la superstite redazione del “suo” storico giornale, presente dal 1887, il sindaco non può fare il pesce in barile, tacendo come se la cosa non lo riguardasse.

Un sindaco, qualsiasi sindaco, a prescindere dal suo colore politico e dalla linea editoriale del giornale, deve battere i pugni sul tavolo perché la redazione resti nella sua città, e Brugnaro deve, ripeto deve farsi sentire affinché Caltagirone ritorni sui suoi passi. E non deve protestare solo lui.

Il problema non è quello del disagio che dovranno affrontare i giornalisti veneziani della redazione (unica del Gazzettino ancora in lavoro agile da casa fino allo scadere del 31 agosto) nel trasferirsi a Mestre, nella sede centrale, con gli orari disagiati del lavoro giornalistico; e neppure quello dell’ennesima azienda che chiude i battenti in città, lasciandola al suo inarrestabile destino di Disneyland. Il problema è proprio la qualità dell’informazione, in una città che è al centro dell’interesse del mondo, quotidianamente sovraesposta per i suoi enormi e irrisolti problemi, per la sua bellezza, per la sua fragilità, per le sue immense potenzialità. Il racconto banale, scontato, i pericolosi luoghi comuni su Venezia sono dietro l’angolo, e spetta ai giornalisti locali, anzi ai cronisti locali rimettere i puntini sulle “i”.

Si dirà: ma cosa volete che sia! Con le tecnologie moderne, con lo streaming, con i social, la circolazione delle notizie è garantita, l’accesso alle riunioni, agli incontri è quasi migliore, il seguire le manifestazioni è più facile. Ma chi dice così non sa che cos’è il giornalismo, non conosce il lavoro del giornalista, e temo che né Caltagirone, che pure si fregia del titolo di editore, né Brugnaro, che certo non è mai stato trattato male dal Gazzettino, lo sappiano.

 Rotative linotype del Gazzettino nel 195571956 a Ca’ Faccanon.

Il giornalista è quello che sta in mezzo alla gente, che ne usma il sentire, che se ne fa interprete, che lo riporta e lo diffonde tramite le pagine del giornale. È la voce di una città, e la voce della gente. Io ho cominciato il lavoro quando ancora ci si consumavano le suole delle scarpe, anche se già i telefoni avevano avviato una lenta rivoluzione nella professione, ma ricordo ancora come veri maestri di giornalismo, Mario Rapisardi, Leopoldo Pietragnoli, per non parlare di Giorgio Lago, mandavano i loro cronisti in giro per le strade e laddove si svolgevano gli eventi, privilegiando i contatti di persona all’uso dei telefoni.

Quante le notizie raccolte in giro, con la persona che ti ferma: “ti gà sentìo…”; “ti gà savesto…”. Con l’esserci quando una cosa inaspettatamente succede; col girare nei corridoi e negli uffici del Comune, del Tribunale, della Questura, conoscendo e facendoti conoscere da impiegati e funzionari, tessendo quei rapporti che creano la fiducia reciproca e finiscono per servirti la notizia su di un piatto d’argento. Verrebbe da dire per caso, se non fosse che invece era l’abc della professione, e non so se lo sia ancora, perché la vera bravura del pescatore non è avere una bella canna, una buona lenza, sapere quali sono le esche migliori, ma è andare a mettersi lì dove sa che prima o dopo passeranno i pesci. E i giornalisti, in fondo, altro non sono che pescatori di notizie: lo scrivere viene dopo.

La chiusura della redazione è annunciata come temporanea, pare per problemi di agibilità, ma invece che dire e non dire l’azienda farebbe bene a spiegare in buon italiano di cosa precisamente si tratta, in una sede prestigiosa (Palazzo Sullam), di proprietà, interamente restaurata non un secolo fa, e perché in due anni – da tanto se ne parla – il problema non è stato risolto. Perché cioè non è stato fatto nulla, o perché nel frattempo non è stata trovata una sede alternativa. Altrimenti è legittimo il sospetto che un piano nobile interamente finestrato in vista di Bacino Orseolo possa avere nelle mire della proprietà altre lucrose destinazioni, anche se un editore vero non dovrebbe vedere una redazione e i giornalisti che vi lavorano esclusivamente come un costo da tagliare o addirittura da eliminare per aumentare i guadagni.

A parte Brugnaro, che dovrebbe battere un colpo, l’intera città dovrebbe farlo. Il giorno della Regata Storica si sono mobilitati Venessia.com e il Gruppo 25 Aprile, ma spero solo che siano stati l’avanguardia più reattiva di una mobilitazione collettiva che spinga Caltagirone a ripensarci. Devono muoversi i partiti politici, tutti, devono muoversi le istituzioni, soprattutto quelle culturali, dovrebbero muoversi gli organismi di categoria. Lo hanno già fatto sia il Comitato di Redazione del giornale sia il Sindacato dei giornalisti sia l’Ordine Veneto (con un comunicato, devo dire, che mi è parso un po’ anòdino, proprio il minimo), ma occorre fare di più, fino alla revoca della decisione. Manifestazioni, presidi, raccolte di firme.

Se non succederà, temo che definire Venezia una città dall’encefalogramma ormai irrimediabilmente piatto sia proprio il minimo.

Immagine di copertina: Inaugurazione al Centro Candiani di Mestre, alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, della mostra “L’Aqua granda“ dall’archivio de Il Gazzettino, gli eventi per ricordare la grande alluvione che ha colpito Venezia il 4 novembre 1966, 19 ottobre 2016

Il Gazzettino e il pesce in barile ultima modifica: 2022-09-06T23:48:42+02:00 da SILVIO TESTA

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1 commento

Matteo Secchi 7 Settembre 2022 a 10:43

Grande Silvio. Noi ci siamo! Pronti alla battaglia.
Venessia.com

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