Monaco 1972. Lo sport non sarebbe stato più lo stesso, e anche il mondo

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Sono trascorsi cinquant’anni dalla tragedia occorsa alle Olimpiadi di Monaco ’72, ma il dolore è intatto, al pari delle polemiche. Certo, gli accordi fra il governo tedesco e quello israeliano stanno parzialmente placando la rabbia di un Paese ancora scosso da una tragedia immane, ma il ricordo è indelebile, proprio come lo strazio che suscita. Perché fino a quel momento le Olimpiadi erano state sinonimo di pace, libertà, uguaglianza, diritti e comunità. Era stato così persino a Città del Messico, benché pochi giorni prima dell’inaugurazione la plaza de las Tres Culturas a Tlatelolco fosse stata funestata dalla feroce repressione del governo all’indirizzo degli studenti che protestavano per tante ottime ragioni, nel contesto del ’68 globale che avrebbe rivoluzionato per sempre il nostro immaginario.

Le Olimpiadi no, quelle erano ancora sacre, anche se mai come in quell’edizione caratterizzate dalla politicizzazione: dai numerosi record superati alla rivoluzione di Fosbury nel salto in alto, fino al pugno chiuso di Smith e Carlos sul podio dei cento metri, connettendo lo sport con il Black power in lotta contro la segregazione razziale ancora di fatto presente negli Stati Uniti. Il 5 settembre del ’72 l’irruzione di un commando palestinese nel villaggio olimpico e il massacro di undici atleti israeliani ci proiettò, invece, in un’altra dimensione. Scomparve, infatti, per sempre l’idea stessa dello spirito olimpico, venne meno la certezza, fino ad allora granitica, che almeno quella manifestazione fosse al riparo da tensioni e violenze e fummo costretti a immergerci nell’era del terrore globale, che oggi ci sembra quasi una dimensione naturale, specie dal 2001 in poi, ma che allora costituì un colpo al cuore per la generazione nata nel dopoguerra e cresciuta nella speranza di un futuro di pace universale.

La barbarie di Monaco segnò non solo la perdita dell’innocenza ma anche la sconfitta dell’umanità, l’inizio del buio, nella stagione dell’incertezza e delle tensioni che avrebbero caratterizzato per il successivo mezzo secolo la regione mediorientale. Basti pensare, ad esempio, all’austerità energetica imposta dalle decisioni assunte dai paesi dell’OPEC (raddoppio del prezzo di vendita del petrolio a livello mondiale e diminuzione del 25% delle esportazioni, in aperto contrasto alla NATO e agli Stati Uniti, storici alleati di Israele) in seguito all’esplosione del conflitto dello Yom Kippur, innescato da Egitto e Siria il 6 ottobre del ’73. Puo darsi che leggendo in questi giorni parole così amare non ci si accorga nemmeno dell’enormità dell’evento, tanto ci sembra ormai normale vivere in un clima di ferocia permanente, ma a quel tempo lo shock fu enorme, in quanto si ebbe la percezione di una svolta devastante per l’intero pianeta.

E così fu, se si pensa alle blindatura che attualmente caratterizza ogni competizione ed evento pubblico, all’impossibilità di avvicinare gli atleti, ai controlli asfissianti negli aeroporti e al terrore globale che ci rende prigionieri, impedendoci di assaporare la bellezza della vita e il valore supremo della libertà. In questi cinquant’anni abbiamo smarrito quasi tutti i diritti, perso gran parte della nostra dignità, assistito a un’escalation senza fine del conflitto israelo-palestinese e cominciato a considerare normale ciò che normale non è. Dello spirito di Roma ’60 non è rimasto nulla. E non è retorico sostenere che Monaco abbia segnato l’inizio di una nuova guerra, non dichiarata, implicita ma non per questo meno tremenda. È finito lo sport, è finita la civiltà, l’Occidente ha smarrito la sua anima e il Medio Oriente non ha più avuto nemmeno la percezione della pace, fatti salvi i nobili tentativi di Rabin e Arafat. Abbiamo perso tutto e solo ora, forse, cominciamo ad accorgercene. Ora che ne paghiamo le conseguenze e non possiamo più fermare questa macchina impazzita. 

 

Monaco 1972. Lo sport non sarebbe stato più lo stesso, e anche il mondo ultima modifica: 2022-09-08T18:34:16+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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