Jules Verne alla Fenice

Arriva a Venezia l’opera con libretto e musica di Giorgio Battistelli. Il palcoscenico del teatro veneziano si trasformerà in un salotto surreale arredato con oggetti e attrezzi bizzarri per un incontro tra tre celebri personaggi dei romanzi dello scrittore francese.
SANDRA GASTALDO
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Trentacinque anni dopo la prima rappresentazione, avvenuta a Strasburgo il 24 settembre 1987, arriva a Venezia, in prima italiana, l’opera Jules Verne con libretto e musica di Giorgio Battistelli.
Il 14 settembre prossimo, il palcoscenico del teatro La Fenice si trasformerà in un salotto surreale arredato con oggetti e attrezzi bizzarri per un incontro tra tre celebri personaggi dei romanzi dello scrittore francese che, nella seconda metà dell’Ottocento, ha creato un filone letterario che combina avventura, scoperte geografiche e scientifiche e fantascienza.

L’occasione per la rappresentazione di questa “Fantasia da camera in forma di spettacolo per trio di percussioni, tre voci, tromba e pianoforte” è l’apertura del 66mo Festival internazionale di musica contemporanea della Biennale diretto da Lucia Ronchetti (dal 14 al 25 settembre) dedicato quest’anno al teatro musicale sperimentale. Nel panorama che il Festival offrirà della scena musicale contemporanea, uno spazio speciale è quello riservato a Battistelli al quale, il 15 settembre a Ca’ Giustinian, sarà consegnato il Leone d’Oro alla carriera “per il suo lavoro di teatro musicale sperimentale e la sua intensa produzione operistica, realizzata dalle più importanti istituzioni europee”.

La prima esecuzione assoluta della versione italiana di Jules Verne è affidata al trio di percussionisti Ars Ludi (Gianluca Ruggeri, Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi) cui la Biennale ha attribuito quest’anno il Leone d’argento in quanto “ideali interpreti del nuovo repertorio di teatro strumentale”.

I tre performer daranno vita e voce al misterioso Capitan Nemo (Ventimila leghe sotto i mari), al Professor Lindenbrock (Viaggio al centro della terra) e al dottor Ferguson (Cinque settimane in pallone) raccontando le proprie storie, simbolo del rapporto tra l’uomo, il mare, la terra e l’aria. Di questo nuovo allestimento di Verne, Battistelli curerà anche la regia. L’omaggio al compositore, nato ad Albano Laziale nel 1953 e formatosi al conservatorio dell’Aquila, ma che frequentò a Colonia i seminari di composizione di Karlheinz Stockhausen e Mauricio Kagel, non si esaurirà con la serata alla Fenice.

Jules Verne di Giorgio Battistelli


Domenica 18 settembre nello spazio delle Tese dei Soppalchi, all’interno dell’Arsenale, l’ensemble Ars Ludi eseguirà un brano da camera di Battistelli: Orazi e Curiazi, ispirato dal mito del duello tra i campioni di due città in guerra tra loro, Roma e Albalonga. Nel programma, il pezzo viene accostato a un lavoro proprio di Kagel, il compositore figlio di ebrei russi emigrati in Argentina, che si stabilì in Europa alla fine degli anni Cinquanta dove creo il cosiddetto teatro strumentale che sviluppa l’aspetto scenico dell’esecuzione musicale utilizzando mimica, gestualità e azioni dei musicisti.


A conclusione del Festival della Biennale, il 25 settembre, al Teatro alle Tese, si potrà assistere a Experimentum Mundi, lavoro di Battistelli che reca il sottotitolo “opera di musica immaginistica per un attore, quattro voci naturali di donne, sedici artigiani e un percussionista” su libretto dello stesso compositore, ispirato all’Encyclopédie di Diderot e D’Alambert. Mentre vengono recitate (a Venezia la voce sarà quella di Peppe Servillo) le didascalie che descrivono gli attrezzi dei mestieri rappresentati in scena, pagina dopo pagina, risorge un autentico villaggio dei suoni: il paese di origine di Battistelli dove vivono e lavorano gli artigiani che sono i performer delle loro stesse professioni. Dalla prima, avvenuta all’ Accademia delle Arti di Berlino nel 1980, Experimentum Mundi – che ha avuto anche una versione radiofonica – è stato rappresentato oltre quattrocento volte. Dopo l’esecuzione veneziana, il lavoro sarà riproposto a Berlino il 19 ottobre alla Haus der Berliner Festspiele.


Autore prolifico, ma anche con una spiccata vocazione organizzativa, Battistelli ha diretto, tra l’altro, dal 2004 al 2007 il Festival della Musica della Biennale e nel 2006-2007 la Fondazione Arena di Verona. Ha attualmente la responsabilità artistica del Festival Puccini di Torre del Lago e dell’Orchestra Haydn di Bolzano. Accademico di Santa Cecilia dal 2004, Battistelli è figura il cui rilievo è riconosciuto in Italia e in Europa.

Giorgio Battistelli © F. Sansoni

Il “tardivo” debutto italiano di Jules Verne, induce tuttavia a una riflessione: della trentina di opere per il teatro musicale elencate attualmente nel suo sito ufficiale, oltre la metà ha esordito sui vivacissimi palcoscenici europei, tedeschi in modo particolare, ma anche francesi e inglesi. Circostanza, questa, che sottolinea una tendenza all’estrema prudenza delle programmazioni dei teatri e dei festival italiani. Un’attitudine, in una nazione di straordinaria importanza nella storia della musica e dell’opera, unica per la rete diffusa di teatri e conservatori, che rischia di imbalsamare le stagioni e di appannare la vitalità creativa dei talenti contemporanei e delle promesse emergenti a favore di cartelloni costruiti su titoli noti e di successo consolidato. La Biennale ha, in questo contesto nazionale, un ruolo propulsivo e trainante: sia perché luogo fisico di incontro e confronto internazionale sia per le nuove commissioni a musicisti affermati o a compositori ed esecutori selezionati per i “college“. Ciò non significa che gli autori contemporanei siano assenti dai teatri italiani. Un’opera di Battistelli – il Julius Caesar – ha inaugurato, fatto non frequente per una composizione di oggi, la passata stagione del Costanzi di Roma.

Jules Verne di Giorgio Battistelli


Guardando solo a Venezia, poi, va ricordato che Battistelli ha riscosso vivo successo con tre titoli rappresentati negli ultimi anni: Il medico dei pazzi (dall’omonima commedia di Eduardo Scarpetta, nell’ottobre del 2016 al Malibran); il Riccardo III (premio Abbiati, prestigioso riconoscimento della critica musicale) andato in scena alla Fenice nel 2018; Le baruffe (da Goldoni , musica e libretto di Battistelli, regia di Damiano Michieletto) un’applaudita trasposizione, che ha saputo rendere con suoni e canto la fluidità della lingua chioggiotta, proposta nel febbraio scorso sempre alla Fenice.


Autore anche di lavori da camera, per orchestra e di musica corale, Battistelli ha un’assoluta predilezione per il teatro musicale e ha plasmato decine di partiture traendo ispirazione dalla letteratura (spaziando da García Márquez a Ernst Jünger) dal teatro (da Shakespeare a Scarpetta ad Antonin Artaud) ma molto anche dal cinema. Ha portato in scena (la prima a Nancy nel 2008) Divorzio all’italiana, dall’ omonima pellicola di Pietro Germi; Miracolo a Milano (prima rappresentazione nel 2007 a Reggio Emilia) ispirato al film di Vittorio de Sica e al romanzo/sceneggiatura Totò il buono di Cesare Zavattini; Prova d’orchestra (prima assoluta a Strasburgo nel 1995) da Fellini.

Il “Maestro che fa del cinema un’opera” secondo una definizione che campeggia nel sito della Deutsche Oper di Berlino, renderà omaggio prossimamente nella capitale tedesca a Pier Paolo Pasolini, del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita.


Il 9 giugno del 2023 nel grande e prestigioso teatro del quartiere di Charlottemburg andrà in scena la prima mondiale de Teorema di Pasolini, musica e libretto di Battistelli, liberamente tratto dal film omonimo (1968). La nuova opera sviluppa la “Parabola in musica in sedici scene” presentata nel 1992 al Maggio Musicale Fiorentino in una coproduzione con la Biennale di Monaco in cui Battistelli -autore anche in questo caso anche del libretto – aveva rappresentato il deserto di sentimenti e l’incomprensione portando in scena attori muti.

La pellicola di Pasolini – diventata, successivamente alle riprese, anche romanzo – è complessa e stratificata e intreccia i temi dell’incomunicabilità e della pulsione sessuale alla visione sociopolitica e alla dimensione religiosa. Teorema – presentato alla Mostra del Cinema nel 1968 e riproposto in questi giorni proprio al Lido, nella sezione Venezia Classici in una versione restaurata a cura della cineteca di Bologna – valse la coppa Volpi a Laura Betti per la sua interpretazione e costò un processo allo scrittore e regista con origini friulane.

Teatro alle Tese, ottobre 2019. Giorgio Battistelli al centro tra il compositore veneziano Claudio Ambrosini (a sinistra), Leone d’oro 2007 della Biennale per la musica del presente, e Ivan Fedele ( a destra), all’epoca direttore della Biennale Musica.

Jules Verne alla Fenice ultima modifica: 2022-09-10T17:44:38+02:00 da SANDRA GASTALDO
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