Cosa succede a Venezia quando finisce la Biennale?

Il suo cuore continua a pulsare, e si trova negli spazi del cosiddetto Arsenale Novissimo, lo Spazio Thetis, una piccola oasi nel “deserto” del lungo inverno veneziano, che intervalla la Biennale d’Arte con quella dell’Architettura
FIAMMETTA MARTEGANI
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Improvvisamente si abbassano i riflettori e ci si dimentica che la città più affascinante, complessa e incredibile al mondo, continua a esistere. Il suo cuore continua a pulsare, e si trova negli spazi dell’Arsenale, proprio in uno dei poli principali della Biennale, ma sull’altra sponda, nel cosiddetto Arsenale Novissimo, raggiungibile tutto l’anno dalla fermata di vaporetto Bacini, o “camminando sull’acqua” dalla fermata di Celestia, attraverso il ponte che costeggia le mura dell’Arsenale con una splendida vista sulla Laguna Nord.

Due modi diversi per raggiungere Spazio Thetis, una piccola oasi nel “deserto” del lungo inverno veneziano, che intervalla la Biennale d’Arte con quella dell’Architettura. Oasi nel vero senso della parola: si tratta, infatti, di un parco lussureggiante di specie rare e ben conservate, dove si stagliano gli antichi edifici delle Tese – 8.000 metri quadri di spazio espositivo, 800 mq fra spazi esterni e interni, perfettamente restaurati nel rispetto della struttura originari – costellato di sculture e opere d’arte contemporanea che si fondono con la vegetazione: un vero e proprio Museo open-air, che ospita opere di grandi nomi dell’arte contemporanea tra cui Il Terzo Paradiso di Pistoletto, le Sentinelle di Beverly Pepper, L’Uomo che misura le nuvole di Jan Fabre.

Tutto è cominciato nel 1997, quando Thetis S.p.a. nasce come polo di tecnologie del mare – con competenze dall’ingegneria ambientale allo sviluppo sostenibile – con l’idea iniziale di riutilizzo scientifico e culturale di una delle più antiche fabbriche del mondo, l’Arsenale, a partire dal progetto di tesi di laurea dell’architetto Antonietta Grandesso, formatesi proprio allo IUAV di Venezia, oggi responsabile culturale di Spazio Thetis.

Come ci racconta Grandesso:

fin dalla sua nascita, Thetis promuove e sostiene l’arte contemporanea attraverso un programma di iniziative funzionali per veicolare la propria immagine istituzionale attraverso fruttuose sinergie tra impresa, arte e sostenibilità.
La scelta di sostenere investimenti nell’ambito culturale e ambientale, infatti, aiuta le realtà imprenditoriali a creare un proprio posizionamento nel mercato e ad avviare relazioni con nuovi potenziali clienti, facendo di Thetis un referente privilegiato sia per quelle realtà che vogliano affacciarsi ad un nuovo approccio imprenditoriale, che per quelle istituzioni che stanno cercando di instaurare un nuovo dialogo con il mondo economico. 

Dal 1997 a oggi Thetis ha collaborato con importanti istituzioni, musei, gallerie e associazioni, per la realizzazione di mostre temporanee, eventi collaterali alla Biennale, Padiglioni nazionali ma soprattutto – quando la Biennale chiude i battenti – per promuovere giovani artisti: un vero e proprio “incubatore” di arte contemporanea. Ma non solo, anche un “incubatore” di quello che dovrebbe essere un modello virtuoso di come far ri-vivere la Serenissima, quando i riflettori non sono puntati sulla Biennale o il Festival del Cinema.

Come ci spiega Grandesso:

lo sviluppo di Thetis all’interno della cornice storica dell’Arsenale è stata un’esperienza al cento per cento ‘pura’. Siamo stati i primi ‘pionieri’ a collaborare con la soprintendenza quando ancora non esisteva la fermata Bacini e l’unico modo per raggiungere il nostro spazio era ‘camminando sull’acqua’ dalla fermata di Celestia. Fin da subito ci siamo mossi con determinazione, ma anche con rispetto e amore del luogo, a partire dagli ottimi rapporti instaurati con la Marina militare, poi con la Biennale e infine con il Comune. Con gli anni, siamo diventati un esempio di tutte le cose che sembravano impossibile da farsi e che ora sono diventate il volano di altri progetti: oggi, per esempio, la società Vela-Arsenale si sta dedicando alla valorizzazione di questa parte dell’Arsenale, dove ora viene allestito il Salone Nautico. Siamo un esempio virtuoso di come siamo riusciti a integrare un luogo meraviglioso, in cui poter fare impresa, rispettando l’ambiente circostante e aprendo al tempo steso le porte, in modo del tutto gratuito, ai cittadini e agli artisti, creando anche una collezione che si amplia e varia di anno in anno.

Come spiega Grandesso, la gestione degli spazi è un processo fluido, che risponde alle esigenze contemporanee legate al cambiamento climatico, nel cercare di integrare impresa e ambiente:

l’arte contemporanea indaga sul contemporaneo e i suoi problemi. In questo momento storico l’ambiente è sempre più al centro delle riflessioni sul come integrare questo modello di business virtuoso, nel rispetto dell’ambiente circostante.

Tanto che l’attività artistica di Spazio Thetis si concentra proprio sulle tematiche della land art, arte ambientale, arte e scienza e molti degli artisti che hanno donato le loro opere allo Spazio si muovono non a caso in queste direzioni, facendo di Thesis un hub unico nel suo genere.  Non stupisce che quest’anno, in occasione della Biennale, abbia ospitato una mostra sul metaverso. Un ulteriore passo in avanti tra arte e impresa, mostrando il ruolo di avanguardia di questa gemma nascosta tra le mura della Serenissima.

Speriamo che presto vi siano altre realtà veneziane a seguirne l’esempio, perché più che un modello, questo dovrebbe diventare un paradigma della Venezia del futuro, che è già alle porte. Thetis le ha spalancate. Ora non resta che andare avanti.

Cosa succede a Venezia quando finisce la Biennale? ultima modifica: 2022-09-12T19:14:40+02:00 da FIAMMETTA MARTEGANI

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