Stop al ticket d’accesso. La grande assemblea dei cittadini veneziani

GIOVANNI LEONE
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Ieri si è tenuta a Rialto un’affollata assemblea cittadina convocata personalmente da un pugno di abitanti, nessuna sigla di partito né delle numerose associazioni e comitati attivi sul territorio veneziano, solo residenti indignati per l’esclusione della popolazione da processi decisionali strategici che riguardano la loro vita e le loro sorti. Il veneziano vuole dire la sua, essere interpellato prima di prendere le decisioni e non solo informato a giochi fatti, com’è stato qualche mese fa nel caso dell’arsenale, con una convenzione tra Comune e i ministeri della difesa e della cultura per il suo utilizzo quando lo stesso consiglio comunale è stato chiamato a ratificare senza possibilità di emendare neanche la punteggiatura. L’esclusione del cittadino non è tuttavia subìta supinamente perché per il manipolo di superstiti veneziani la resa non è un’opzione. Questo il testo dell’appello lanciato da cittadini a cittadini, passato di mano in mano e di bocca in bocca: 

Appello per un’assemblea popolare sul contributo d’accesso

Siamo preoccupati. Sulla stampa rimbalza con insistenza le notizia dell’imminente approvazione del cosiddetto “contributo d’accesso”, e il rischio che corriamo tutti è che una decisione così importante per il futuro della città venga presto presa, magari online, da una giunta comunale che non ha attivato nessun processo di ascolto della cittadinanza, limitandosi al confronto con alcune categorie economiche.

Come cittadine e cittadini di Venezia, parte di quel tessuto associativo che quotidianamente anima una città in cui vivere è sempre più difficile, vogliamo esprimere tutta la nostra preoccupazione per una misura che rischia di avere pesanti conseguenze sulla vita della nostra comunità. Presto potremmo esser costretti a dover dimostrare, ad un contractor di un’impresa di privata, di avere il permesso di circolare per la nostra città, esibendo un certificato di residenza. Potremmo dover denunciare gli amici che ci vengono a trovare a una piattaforma telematica. Potremmo dover oltrepassare un tornello con un QR Code per poter tornare a casa la sera. Potremmo insomma trovarci presto ad abitare in un museo, dove per entrare occorre fare un biglietto, e non più in una città.

Sappiamo tutti quanto sia difficile la vita quotidiana a Venezia, quanto sia pressante il problema dell’overtourism di cui siamo ostaggio da anni. Temiamo però che la soluzione che ci viene prospettata non farà che aggravare questi problemi, sancendo definitivamente che la città d’acqua non è altro che una destinazione turistica, in cui accidentalmente abita ancora qualche ultimo veneziano.

Per questo vorremmo invitare tutti quanti condividono le nostre preoccupazioni, tutte le associazioni, i singoli, i partiti, i rappresentanti in consiglio comunale e in municipalità, le cittadine e i cittadini a discuterne assieme, affinché il posto che abitiamo non venga definitivamente trasformato in un parco divertimenti su prenotazione.

Diamo appuntamento a tutte e tutti nel cuore della città, sotto la loggia della Pescheria di Rialto che tante volte in questi anni ha ospitato la cittadinanza, mercoledì 21 settembre alle ore 18.

“L’aria della città rende liberi”, si diceva una volta. Vorremmo che fosse ancora così.

Andrea Barina, Aline Cendon, Giovanni Leone, Franco Migliorini, Francesco Penzo, Tiziana Plebani, Giacomo-Maria Salerno, Maria Teresa Sega

Contenere il numero dei visitatori è misura necessaria e improrogabile ma la modalità proposta è iniqua, sembra finalizzata più al controllo sociale e per fini economici che a finalità civiche o di sicurezza. Si continua a comportarsi in modo predatorio con massimo sfruttamento di visitatori e ospiti, costretti a pagare somme esose per il trasporto pubblico senza alcun miglioramento del servizio e ora per l’accesso senza alcuna contropartita. La control room, presentata come la soluzione per vigilare e garantire sicurezza non è servita a molto se è stato necessario che il sindaco facesse appello alla cittadinanza per identificare chi aveva percorso il canal grande con surf a motore. Si è inteso assumere vigili aitanti e dal fisico palestrato “per inseguire i nigeriani” ma non si sono mai visti nelle piazze affollate della movida. Ecco la città ha bisogno di servizi reali, s’invoca l’importanza del risanamento di bilancio ma poi si propongono progetti come lo stadio che costerà all’amministrazione cento milioni di euro. 

Nessun argine viene posto ai visitatori giornalieri veneti, che affollano le calli per una passeggiata domenicale, un diritto che non va negato ma regolato e gestito senza denunce, permessi e QR Code o biglietti d’ingresso, perché di questo si tratta, dell’introduzione di un ulteriore tributo senza alcuna contropartita, chiamarlo “contributo di accesso” è solo uno specchietto per le allodole. Confrontiamoci, ascoltiamo e accogliamo i suggerimenti e le proposte che vengono da specialisti accademici e dai tanti esperti indipendenti dei comitati e delle associazioni che hanno dimostrato di avere al loro interno competenze qualificate e differenziate per elaborare proposte. I cittadini restano inascoltati e sono costretti a far ricorso alla legittima e sacrosanta protesta anziché impegnare le forze nella proposta. ytali, come sempre, darà voce a chi ha qualcosa da dire (come nel caso del contributo di accesso).

Centinaia i partecipanti all’assemblea (non solo cittadini attivi in comitati e associazioni ma anche tanta gente comune) a contestare nel metodo esclusivo e non inclusivo e nel merito un provvedimento che riguarda questioni strategiche per la città. Gestire e governare il turismo contrastando l’affollamento eccessivo che soffoca la città è materia che dovrebbe essere finalizzata a tutelare le condizioni di vivibilità caratteristiche di Venezia che non è “centro storico” né “centro antico” ma città tout-court, così come lo sono ormai anche i “quartieri” di terraferma. Urge una riforma amministrativa e urbanistica che riconosca le peculiarità della città di città, un esteso agglomerato metropolitano policentrico in terraferma e laguna. Centro storico o antico sono espressioni che guardano a un presente tutto rivolto al passato, come se nel presente si affermasse una Venezia incompiuta se non come centro di qualcos’altro. Venezia è invece città viva di terra e d’acqua in sé compiuta le cui qualità vanno preservate, prima tra tutte quelle di carattere relazionale e sociale. Ha al suo interno zone centrali e aree periferiche (urbane e lagunari) e avrebbe il diritto di vedersi riconosciuta autonomia, con un proprio statuto speciale in virtù delle sue specificità che sono di natura ambientale e scientifica, economica e artigianale, architettonica e sociale. La città d’acqua è irriducibile a un’appendice essendo una unità plurale che si completa con la laguna di cui è parte integrante. Come i cerchi nell’acqua c’è poi il suo esser parte di ambiti amministrativi, geografici e culturali sempre più vasti e complessi, che vanno dalla scala locale a quella internazionale.

Interessanti, diversi e vari i contenuti degli interventi su cui torneremo approfondendoli per far sintesi: dalla ZTL del ponte della libertà alla preferenza per l’obbligo di prenotazione senza esborsi economici e con l’offerta di incentivi, per citarne solo alcuni. Numerosi gli inviti alla mobilitazione e altrettanti i contributi critico analitici di cittadini portatori di esperienza e competenze a un dibattito nato per ridurre la voragine scavata dall’assenza di occasioni di coinvolgimento, confronto e partecipazione con la cittadinanza che esprime un’idea di città diametralmente opposta a quella di un’amministrazione che persegue con lucida determinazione la disarticolazione di Venezia città, per ridurla a un ruolo ancillare. 

Accolta da un lungo applauso la proposta di ritrovarsi periodicamente qui, in un mercato di Rialto in via di estinzione, un’area che non può essere solo teatro della movida e dei tour alcolici per i quali Venezia è meta privilegiata non facendo rischiare la patente grazie all’assenza di auto. Negli ultimi mesi qui sono state realizzate numerose iniziative civiche, incontri, assemblee e dibattiti socioculturali e politici, manifestazioni per la valorizzazione delle arti e dell’artigianato, tutto ciò per contrastare la mercificazione di ogni angolo dello spazio urbano di una città in forma di casa. La scelta del mercato di Rialto è imposta dalla mancanza di spazi per assemblee cittadine che in passato si tenevano in sala San Leonardo, ma vuole anche fare riferimento alla natura del mercato come centro civico e al tempo stesso economico, con la sua carica simbolica di centro urbano del confronto e dello scambio. Abbiamo inteso eleggere Rialto a piazza, foro, luogo d’incontro civico della comunità dato che Piazza San Marco ce l’hanno per il momento sottratta per via di un decreto dell’allora Ministro dell’interno Maroni che a noi pare anticostituzionale e per questo i Comitato per la restituzione della piazza San Marco alla città ha fatto ricorso al TAR veneto prima e romano poi. A Rialto, come ormai dappertutto a Venezia, prevale la logica commerciale. Per quanto occasionale, la concessione di questi spazi per uso civico senza scopo di lucro è subordinata all’assenza di attività remunerative, hanno infatti priorità i paganti sui cittadini, siano esse facoltosi privati o partecipanti alle varie Biennali dell’Arte, dell’Architettura, del Cinema.

Gli amministratori veneziani non hanno senso del pudore, dicono una cosa per poi fare con disarmante disinvoltura l’opposto e non perché confusi. Il sindaco ha scientemente smontato colpito e vanificato il decentramento amministrativo e la partecipazione, marcando le distanze tra chi governa il territorio e il corpo sociale cittadino, un insopportabile clima di contrapposizione pregiudiziale. Per questo la priorità da affrontare oggi è di cultura politica e governance, una vera emergenza non solo veneziana che qui si presenta in modo particolarmente grave. Sbaglia chi contesta al sindaco campagnolo di non essere incapace di elaborare un’idea di città perché Brugnaro persegue coerentemente e con convinzione un obiettivo preciso: sfruttare Venezia come macchina per far soldi a scapito della maggioranza della popolazione e a beneficio delle attività radicate nel bosco e nel sottobosco dell’industria turistico-ricettiva, espellere quanti più abitanti possibile; agevolare l’insediamento di chi ha una certa soglia di reddito considerando la ricchezza indispensabile requisito per risiedere a Venezia. 

Si sente spesso parlare di turismo di qualità ma se parla a sproposito perché in realtà è alla logica del raggiungimento del massimo profitto che si fa guarda, una logica quantitativa e non qualitativa. Lo dimostra la posa dei tornelli spacciata come esperimento per il controllo dei flussi e invece finalizzata alla saturazione dello spazio urbano indirizzando i turisti verso le aree non affollate perché ancora con prevalenza di residenti sui turisti, un “errore” da correggere. Una scelta a favore della saturazione diffusa e minuziosa anche di quelle residue parti di città che erano risparmiate dai danni della marea turistica. In tema del turismo si fa finta di dare un colpo al cerchio ma si colpisce sempre la botte per disgregarla:

– è stata fatta una delibera comunale che annunciava il divieto all’insediamento di ulteriori strutture alberghiere ma poi la maggioranza in consiglio comunale continua ad approvare ampliamenti e nuove strutture;

– per regolare e arginare i flussi turistici sono stati sperimentati dei tornelli il cui obiettivo era però non quello di contenere i flussi ma anzi di aumentarli allontanandoli dalle aree ormai sature per indirizzarlo verso le residue zone di abitanti non stravolte dal turismo, stessa logica che sta dietro alla realizzazione della cosiddetta superstrada d’acqua del Montiron, nuovo accesso che a parole dovrebbe servire a sgravare dei flussi ma che in realtà ne introduce di nuovi con il risultato d’incrementare l’afflusso diretto dalla gronda alle isole;

– è noto come la mafia controlli i trasporti turistici su lancioni che partono dal Tronchetto (gestito da mafia mestrina e cinese) o da punta sabbioni (appannaggio della camorra dei casalesi) ma non è certo per questo che sono stati realizzati nuovi pontili per l’approdo di queste imbarcazioni sempre più numerose nonostante il danno che provocano con il moto ondoso provocato, lo stesso che il comandante della polizia locale propone di contrastare vietando in certe fasce orarie la circolazione della barche a remi che costringono mezzi pubblici, lancioni, e barche da trasporto a far manovre che provocano onde (posizione singolare che si commenta da sé, esattamente il contrario di quanto emerso discutendo con Cristina Giussani e Saverio Pastor). 

Si deve e si vuole tornare a far politica, tornando a farne una pratica che non si esaurisce nella competizione elettorale che si estende in contrapposizione costante, dev’essere piuttosto confronto allargato in funzione della successiva sintesi, non accentramento decisionale e maldestro tentativo di sottrarre agibilità politica a chi non la pensa come te. Tornare a fare politica riunendosi e discutendo, nonostante che la partecipazione nei processi decisionali sia negata da un sindaco che avoca a una giunta in cui la fa da padrone il diritto di decidere discrezionalmente in autonomia, senza confronti con la popolazione e neppure con i consiglieri nel dibattito interno a un consiglio comunale viziato da un regolamento che consente a sindaco e assessori d’intervenire senza limiti di tempo mentre ai consiglieri vengono concessi pochi minuti e poi spento il microfono. Il provvedimento proposto accentra il potere decisionale sulla giunta. 

A parole il sindaco ha ripetutamente fatto aperture invitando ad avanzare proposte, salvo poi cestinarle come inutili e sbagliate, non degne di essere prese in considerazione. Tutto ciò viene da una giunta sostenuta da un’ampia maggioranza che non avrebbe necessità di arroccarsi; invece, la stessa maggioranza viene coinvolta poco sminuendo il ruolo dell’eletto che deve rappresentare gli interessi dei cittadini che lo hanno votato, a vantaggio di una concezione verticista e accentratrice del potere decisionale, esercitato in solitudine. Non solo minoranze e opposizioni vengono ignorate, non solo le istituzioni decentrate vengono svuotate di competenze e deleghe, ma neanche alla maggioranza si riconosce spazio e potere di orientamento, indirizzo e controllo su questioni strategiche per la città. Ricominciamo a far politica, smettiamola di gestire Venezia come un’azienda sotto padrone, restituiamo alle municipalità dignità e funzioni e potere, riconosciamo il salutare ruolo propositivo e di coscienza critica esercitato da associazioni e comitati valorizzando le competenze che dimostrano di avere al loro interno e le loro proposte senza costringerle alla sola protesta, spesso inevitabile se non si vuole soccombere davanti alla  sordità e all’arroganza di chi pensa di possedere la verità e il verbo. 

I veneziani vogliono riappropriarsi dello spazio urbano, sotto il profilo fisico e sociale, per questo oppongono resistenza alla pretesa trasformazione di diritti in concessioni: non ci si deve concedere nulla in questo caso, non si può concedere qualcosa che è già (anche) mio. Tale è la città, nostra; va tutelata dagli abusi non limitata negli usi legittimi, gli amministratori hanno il dovere di riconoscere i diritti dando modo al cittadino di esercitarli, senza ridurre sempre tutto a una mera transazione commerciale come avviene oggi non solo con il contributo di accesso ma anche con:

  • l’eccessiva occupazione dello spazio pubblico con plateatici,
  • i divieti al gioco dei bambini confinati in aree precise;
  • l’aver “regolato” l’uso civico dello spazio pubblico per festicciole o per un tavolo con aperitivo all’interno del “Regolamento di polizia e sicurezza urbana” fortemente voluto da creativi dirigenti comunali, gli stessi che nei giorni scorsi hanno proposto di porre divieti alla navigazione a remi in canal grande, esattamente il contrario di quel che si dovrebbe fare.

I tempi sono maturi per alzare la testa, lo dimostra il moltiplicarsi delle iniziative civiche di incontro e confronto che dovrebbero essere promosse da un’amministrazione che appare distratta, impegnata nel ritorno al passato più che ad invertire la tendenza, si preferisce proseguire sulla mia maestra della speculazione predatoria e dello sfruttamento estrattivo che sottrae alla città risorse vitali indebolendo le proprie difese, emarginando e lasciando giacente il corposo patrimonio di idee, proposte e progetti venuti dalla cittadinanza. éParte di questo patrimonio è stato raccolto da Ytali nel periodo della pandemia e rilanciati in un insieme articolato di spunti e suggerimenti dal basso. D’altronde non tutto è perduto, parziali ma significative vittorie sono state ottenute e dimostrano come la mobilitazione popolare dia i suoi frutti. Un esempio per tutti è l’allontanamento delle grandi navi dal bacino di San Marco pur avendo ancora facoltà di entrare in laguna navigando con mezzi inadeguati alla delicatezza dell’ambiente lagunare. Una battaglia è vinta ma non la guerra contro chi vuole fare di Venezia un parco divertimenti, l’esito è incerto e la cittadinanza tiene alta la guardia, evitando di ammucchiare i problemi e le criticità indistintamente ma affrontando le questioni una per volta ma in quadro sistemico che tenga a mente i vari temi urgenti sul tappeto tra cui:

  • la regolamentazione delle locazioni brevi;
  • la mobilità urbana sostenibile (trasporti di persone e trasporto merci) oggi caratterizzata dai disservizi;
  • il mantenimento di presidi e servizi sanitari
  • l’adozione di politiche per la casa che garantiscano la permanenza della varietà del tessuto sociale (ERP, social housing, ecc.);
  • l’incremento degli abitanti con politiche disinnescando i rischi di conflitto e ricomponendo la competizione sleale con turisti e studenti a cui vengono affittate case a prezzi esorbitanti;
  • l’adozione di politiche per lo sviluppo di un mercato del lavoro non appiattito oggi sull’industria turistica come lo era ieri sull’industria chimica;
  • la tutela ambientale della laguna;
  • il contrasto del moto ondoso

Su questi fronti è impegnata la cittadinanza che chiede di essere ascoltata e coinvolta, rivendicando il diritto alla partecipazione e chiedendo il potenziamento degli istituti e delle forme di partecipazione. Perché non fare ricorso allo strumento del dibattito pubblico introdotto in Italia con il decreto ministeriale 50/2016? Se non la farà l’amministrazione le occasioni di dibattito si moltiplicheranno promosse dai cittadini, che potrebbero tenerne periodicamente al bisogno, questo l’impegno preso dai partecipanti all’assemblea pubblica di Rialto.

Stop al ticket d’accesso. La grande assemblea dei cittadini veneziani ultima modifica: 2022-09-22T17:49:53+02:00 da GIOVANNI LEONE
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