Le domande del Veneto. Parla Piero Fassino

Il dirigente del Pd è candidato alla camera nel collegio Venezia-Treviso-Belluno.
ADRIANA VIGNERI
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Fassino è persona diretta, parla con franchezza e non omette l’autocritica. Gli chiedo come ha trovato il Veneto che già conosceva, se cambiato per attività ed orientamenti. Mi risponde che nel mondo delle imprese ha trovato la stessa intraprendenza, la stessa dinamicità che si ricordava, che aveva tante volte constatato. Certo un Veneto più preoccupato, soprattutto per il caro energia. Sempre una locomotiva dell’Italia. Mi sottolinea piuttosto lo scontento del mondo delle professioni e delle partite Iva. E denuncia che c’è disattenzione, anche dalla sua parte, per quel mondo. E ci tiene ad evidenziare un aspetto che lo ha colpito e in qualche misura sorpreso: nel Veneto più popolare che ha incontrato c’è sicuramente preoccupazione per l’inflazione, per le bollette, per la precarietà in minor misura, ma soprattutto per il futuro dei figli. Non si tratta di un futuro quale che sia, che il Veneto certamente offre già. Ma di un futuro qualificato, un futuro che valga la pena di vivere, che preoccupa anche chi ha una vita tranquilla, un reddito solido. In parte, dice Piero Fassino, lo si può attribuire all’incertezza dei nostri tempi, ma molto all’esigenza di formazione qualificata, una formazione che guardi al domani. Su cui non siamo riusciti fin qui ad investire a sufficienza. Fassino spiega: qui le persone hanno più rapporti con l’estero, possono fare confronti. Ti chiedono: perché non possiamo fare una formazione tecnico professionale come fanno i tedeschi? 

Quali sono le domande che ti sei sentito rivolgere più di frequente, chiedo io. Sburocratizzare, sopra a tutto, è la risposta. Sburocratizzare e semplificare, anche nei rapporti di lavoro, si sottolinea. Sburocratizzare è il filo rosso che lega tanti temi: la difficoltà di assumere personale, la difficoltà di far ricorso a fonti rinnovabili. Nessun commento, male italiano di lunga data, che non si riesce a superare. Almeno un governo c’ha provato, dico io. Ma i governi debbono durare per essere efficaci. Questo è un altro problema che per ora accantoniamo.

Faccio io una domanda: come fa il Pd a recuperare il rapporto con la classe operaia che ancora esiste? Fassino risponde con due parole: attenzione vera. Non c’è molto da aggiungere. Attenzione vera agli stipendi e salari; attenzione vera ai servizi – integrazione fondamentale al reddito – soprattutto alla sanità. 

Mi viene naturale a questo punto chiedere che cosa pensa dei bonus e del reddito di cittadinanza. Mi risponde che possono essere importanti sostegni al reddito ma che si tratta di strumenti assistenziali, essenziali sono sempre i servizi, i bonus non possono e non devono essere “sostitutivi dei servizi”, sono complementari. Sono i servizi che consentono di avere una famiglia e contemporaneamente lavorare, specie per le donne. Lavorare significa essere inseriti nella società, con tutto quel che ne segue. Dunque gli asili nido, le scuole a tempo pieno. E il reddito di cittadinanza? Mi dice che ha notato qui una critica diffusa al RdC in quanto meccanismo assistenziale. Perché il Pd ha subito abbandonato il suo progetto del reddito di inserimento, il REI, che oltretutto metteva i comuni in prima linea, chiedo io. Si trattava di metterci più soldi, forse di correggere qualcosa. Qui il silenzio del mio interlocutore è significativo, ma Fassino non ha l’aria di sentirsene responsabile.

Uno dei problemi del Veneto in questo periodo è la mancanza di mano d’opera. Mi dice che ha constatato la presenza di tanti lavoratori stranieri e contemporaneamente una buona integrazione, passata l’epoca dell’uomo nero. Il che non toglie che vi sia la necessità di regolare molto meglio l’immigrazione, nel nostro stesso interesse. Passiamo così a valutare, per quel che si può, gli orientamenti politici di questa regione, una regione in cui è parso che i numeri della Lega Nord avessero sostituito quelli della Democrazia cristiana di un tempo. Ora ho sentito – dice Fassino – una totale sfiducia nella Lega di Salvini (anche grazie a Zaia) e il rimpianto per il governo Draghi. Nei nostri confronti c’è interesse, una buona accoglienza, considerazione per la nostra serietà. Se questo si tradurrà anche in voti, si vedrà. E la differenza tra città e campagna, dico io, che c’è qui come in tutta Italia, come la spieghi? Con la rarefazione dei momenti di aggregazione, mi dice, con il venir meno delle “agenzie educative”, come sindacati, partiti, parrocchie. Che produce solitudine, avversione allo Stato, e in fin dei conti, enfasi sull’autonomia, nella versione “padroni a casa nostra”.

Benissimo, parliamo di autonomia, che in questa regione è tema essenziale. Tu che ne pensi? Penso – dice – anzitutto che noi dobbiamo dare a questa esigenza una nostra risposta, ma non nel senso di Zaia, dell’accentramento regionale. Io credo che si debba investire nei comuni, che la regione ha invece del tutto pretermesso in favore di una linea appunto accentratrice. I comuni sono essenziali anche nell’attuazione degli investimenti del PNRR, occorre metterli nelle condizioni per poter operare efficacemente, nel rispetto dei principi generali che debbono tenere insieme tutte le regioni italiane.

Facciamo a questo punto una sintesi su questo nostro Veneto? Dal punto di vista di una forza politica come la mia – dice Fassino – la sintesi è che esiste una questione Nord. Un’area in cui c’è il settanta per cento delle partite IVA, l’ottanta per cento dell’expo, il settanta per cento del prelievo fiscale con Emilia Romagna e Toscana, il 25 per cento di stranieri, occorre una politica corrispondente, che un grande partito non può non avere. Se ci si candida a governare un paese non si può non attrezzarsi per governarne le sue aree forti. Innanzitutto per confrontarsi con i suoi tanti protagonisti.

E che succederà se FdI supera nel Veneto la Lega? Destabilizzazione, mi dice Fassino: tutte le giunte sono state formate sulle base dei vecchi rapporti di forza.

Per concludere questo colloquio, parliamo dei problemi che ci circondano, l’ambiente e la Russia. Mi dice che la sensibilità per la cura dell’ambiente si è molto diffusa. Di politica estera Fassino si è sempre occupato (tra gli altri ruoli, è stato ministro del Commercio estero, vice ministro degli Esteri, Delegato europeo per la Birmania, attualmente è presidente della Commissione esteri). Mi dice che Putin sta realizzando una ulteriore escalation della guerra – che ora è chiamata con il suo nome – con l’appello ai riservisti e lo svolgimento dei referendum nei territori occupati. Referendum illegittimi perché si tengono in territori in cui c’è evidentemente un condizionamento intimidatorio, e che tuttavia produrranno qualche effetto in una parte dell’opinione pubblica. Una soluzione politica anziché militare – mi dice – non è al momento alle viste, non ce ne sono le condizioni. La guerra cesserà forse per stanchezza, per esaurimento, ma non la si può far cessare ora, cogliendo ad esempio la circostanza dei referendum. 

Putin vuole intorno a sé paesi a sovranità limitata, vuole il controllo dell’Ucraina. Un assetto “imperiale” che pareva superato definitivamente e che è fuori dal tempo. 

Le domande del Veneto. Parla Piero Fassino ultima modifica: 2022-09-23T16:18:24+02:00 da ADRIANA VIGNERI
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