Giorgia Meloni, con parole sue.

Abbiamo letto “Io sono Giorgia” e abbiamo cercato di riassumervi la “Weltanschauung” della probabile futura presidente del Consiglio.
MARCO MICHIELI
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PATRIOTI

Nel suo libro i patrioti sono la destra italiana in generale e Fratelli d’Italia nello specifico. “Un popolo”, dice, che combatte “per il suo diritto di contare e autodeterminarsi” contro i nemici dell’Italia. I patrioti sono coloro che difendono il “valore dell’identità” contro “chi cerca di annientarla, come i nostri avversari”. Sono soprattutto i principali sfidanti del “pensiero unico” che attacca allo stesso tempo “la famiglia, la patria o l’identità religiosa e di genere”. Il Pd in particolare è il “partito collaborazionista delle ingerenze straniere”. Sic!

DESTRA

Ripete spesso nel libro che la destra ha fatto molti passi in avanti, ricercando di volta in volta di “scusarsi” per il passato. Accanto però a queste scuse per il passato, è costante nel pensiero meloniano, così come lo ha descritto, il bisogno di “far crescere quella destra senza rinnegarsi”. Un’ambiguità totale, quella di Meloni, rispetto alle radici fasciste del movimento politico in cui è cresciuta. Il richiamo continuo alla fonti della destra italiana – Almirante soprattutto, con Fini passato al campo dei nemici dei patrioti – e la sua storia personale nel movimento giovanile del Movimento sociale italiano poco collimano con il tentativo di allontanare la destra dal passato antisemita e razzista. Per Meloni però i fascisti italiani della Prima Repubblica erano “dipinti come cattivi, addirittura violenti, ma la verità è invece che il Fronte della Gioventù era accogliente.” Meloni anzi dice che deve “dimostrare che non abbiamo dimenticato da dove veniamo” e che deve “fare il possibile per essere all’altezza” della scuola politica missina, come “quando Giorgio Almirante, il 16 gennaio 1971, riuscì a parlare a braccio per più di nove ore alla Camera contro lo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige”.

SINISTRA

Sono i nemici dell’Italia, quelli che non riconoscono “il valore dell’identità nazionale” e che non la capiscono appieno, nonostante facciano “spesso appello (a sproposito) al bene del Paese.” Li definisce ad un certo punto il deep state, utilizzando il termine che Trump e la destra complottista americana utilizzano per indicare il “contro-potere” che avrebbe impedito all’ultimo presidente repubblicano di svolgere il proprio mandato. Una sinistra-deep state le cui “sirene” che “cantavano dai palazzi più alti delle istituzioni italiane” avevano ammaliato il successore di Almirante, Gianfranco Fini. Queste sirene, dice Meloni, anche lei le conosce perché “a volte cantano al mio orecchio, quando provano a adularmi per spingermi contro i miei alleati di centrodestra”. Una strategia che non funziona: perciò “cari compagni, cercate un’altra strategia”. Sembra quasi di essere catapultati in un’altra epoca, precedente alla Seconda Repubblica pure marcata dal bipolarismo tra destra berlusconiana e sinistra caravanserraglio. È la trasformazione dell’avversario politico in nemico della patria, che si fa manipolare consapevolmente da “guru stranieri” e che “obbedisce” a ordini diversi da quelli dei cittadini italiani. Una sinistra che è fondamentalmente “dipendente” da agenti esterni.

Una sinistra che secondo Meloni è sempre la stessa, quella con cui “abbiamo a che fare oggi e quella che decantava le lodi del modello comunista”. Una sinistra che è passata dal comunismo – “un’ideologia incentrata sulla necessità di negare qualsiasi forma d’identità per conseguire il disegno di una società marxista, fatta di uomini in tutto e per tutto uguali tra loro” e “da qui il tentativo di cancellare le appartenenze nazionali attraverso le deportazioni di massa per «mischiare» le etnie all’interno dell’URSS” – al pensiero “liberal e globalista”, con “le deportazioni di massa dell’epoca sovietica” sostituite “dalle politiche immigrazioniste”, la repressione violenta contro le religioni “rimpiazzata dalla demonizzazione sociale e culturale di ogni concetto di sacro”,  “la lotta al modello borghese è diventata lotta alla sovrastruttura» rappresentata dalla famiglia naturale”.

SISTEMA

Di fondo per Meloni il sistema è la sinistra. O meglio il Pd. Uno degli errori del M5S, dice, è quello di non aver “considerato che il Pd rappresenta quello che gli americani chiamerebbero il deep State, lo Stato profondo.” Un sistema che di fondo “pensa che gli italiani non siano in grado di rigare dritto da soli, e che per questo serva una sorta di azionista occulto con diritto di veto sulle scelte nazionali che ci insegni come redimerci dai nostri atavici peccati.” Ragione per la quale il governo Draghi dovrebbe essere sostituito da un governo di patrioti, “di persone tanto coraggiose e innamorate di questa nazione da non essere disposte a barattarla per nulla e nessuno”. Alla fine lo scopo della sua attività politica si risolve nell’adolescenziale domanda se sia riuscita “a cambiare qualcosa del sistema”, oppure ha lasciato che fosse il sistema a cambiarla. Quasi da romanzo per i teenager (e senza voler offendere i teenager).

LA TEORIA GENDER

Ne è ossessionata. Anche in questo caso Meloni riprende teorie complottiste sull’esistenza di una “teoria gender”, insegnata “fin già dalle scuole elementari” che minaccia le identità delle persone. E il simbolo di questa minaccia è “un arcobaleno, diventato simbolo di un marasma culturale che dietro la retorica dell’inclusione sconfina nella negazione della semplice realtà, portandosi dietro incredibili cortocircuiti.”

Teoria gender, utero in affitto, aborto al nono mese, Black Lives Matter: tutto viene mescolato nel calderone del politicamente corretto, “un’onda d’urto, una cancel culture che prova a sconvolgere e a rimuovere proprio tutto quello che di bello, onorevole, umano la nostra civiltà ha elaborato”.  Un “vangelo che un’élite apolide e sradicata vuole imporre”.

Secondo Meloni non è appropriato parlare di omosessualità ai bambini, che pure ha, dice, “molti amici gay”. Da qui la sua battaglia contro il regista e lo sceneggiatore di Frozen che non esclude la possibilità che la principessa Elsa si innamori di una ragazza. Meloni, che come molta destra italiana, attinge le notizie dal New York Post, tabloid di Murdoch noto per manipolare o raccontare mezze verità, all’epoca aveva attaccato duramente la sola possibilità che una principessa Disney potesse innamorarsi di un’altra donna. E non era la prima volta che criticava i film d’animazione per la rappresentazione di personaggi LGBTQIA+. Quando la DC Comics ha accennato e rivelato che gli ultimi Superman e Batman erano bisessuali, ha osservato: “Questo non è un mezzo per incoraggiare la libera scelta; si chiama indottrinamento”. Più nota la recente vicenda di Peppa Pig che ha un’amichetta con due mamme. Sacrilegio. Ma una tecnica comunicativa sicuramente efficace perché consente di evitare un linguaggio apertamente omofobico, inquadrando le argomentazioni in termini “laici”.

FANTASY

È parte integrante del suo discorso politico, tanto che il New York Times le ha dedicato un articolo apposito qualche giorno fa. Le citazioni di Tolkien si sprecano . Ora è noto che l’opera dello scrittore ha esercitato sempre una certa influenza sulla destra italiana, i cui membri si percepivano come hobbit, i “mezzuomini”. Meloni ricorda di aver rivisto “un’agghiacciante foto di me vestita da Sam Gamgee, uno degli hobbit”, il suo personaggio preferito perché “non ha la regalità di Aragorn, la magia di Gandalf, la forza di Gimli o la velocità di Legolas”. “È solo un hobbit”, dice, “nella vita fa il giardiniere”: “eppure, senza di lui Frodo non avrebbe mai compiuto la missione”. Sono gli hobbit infatti che salvano la Terra di mezzo da Sauron, l’Oscuro Signore degli anelli. 

Sauron in tutto ciò è probabilmente la sinistra italiana. È uno scontro tra il bene e il male, in cui o le forze dell’uno o le forze dell’altro devono essere sconfitte. Un gioco a somma zero. Una logica questa – per quanto estesa e non riconducibile soltanto alla destra – che è estremamente dannosa in democrazia. Se l’avversario politico è un nemico totale, che rappresenta esattamente dei valori contrari a quelli che il mio partito propugna, qualora dovesse governare, sarà sempre un governo illegittimo. Non c’è alcun elemento che possa consentire di creare ponti tra le due parti.

D’altra parte, Meloni dice che per Faramir, uno dei protagonisti secondari del Signore degli Anelli,

“[…] la guerra è indispensabile per difendere la nostra vita da un distruttore che divorerebbe ogni cosa; ma io non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la gloria acquisita. Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor; e desidero che la si ami per tutto ciò che custodisce di ricordi, antichità, bellezza ed eredità di saggezza.

Nùmenor, un’antica isola della mitologia tolkieniana risucchiata dalle acque perché i suoi abitanti avevano sfidato gli dei, è l’idea di Italia che Meloni si è fatta. E che è condivisa, sembra, da molti italiani. Non significa che sia tuttavia l’idea corretta, quanto una narrazione mitica, non molto diversa da quella che gli eredi di Nùmenor avevano di Nùmenor stessa (ad un certo punto nell’isola tolkieniana gli abitanti cominciarono a dedicarsi ai sacrifici umani ma alcuni dei discendenti hanno preferito dimenticare). 

Nel frattempo Meloni continuerà a “fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”, proprio come Gandalf, lo stregone tra i personaggi principali del libro.

Meno citato è Michael Ende, l’autore della Storia infinita e che è un altro dei numi tutelari del mondo fantasy di Meloni. D’altra parte la festa dei giovani di Alleanza Nazionale, di cui per anni Meloni è stata la leader, portava il nome di Atreyu, il personaggio principale della storia di Ende, un “giovane coraggioso impegnato a combattere il Nulla che avanza”, “un simbolo della lotta al nichilismo”. C’è chi ancora da bambino ricorda con terrore la morte di Artax, il cavallo di Atreyu, nella Palude della Tristezza. Ma è probabile che Peppa Pig abbia un impatto più sconcertante per un bambino…

Il Signore degli Anelli è uno dei libri preferiti di Giorgia Meloni

EUROPA

Meloni si ritiene più anti-tedesca che antieuropeista. Un’avversione che nasce dall’aver fatto l’orale per la maturità in tedesco, dice scherzosamente (almeno si spera). Anche sui francesi sembra avere le idee chiare con la descrizione dell’appuntamento col suo futuro marito in un ristorante francese a Parigi, dove “in quell’ambiente azzimato, con le signore ingioiellate che ci guardavano con disappunto” i due se la ridevano. Sacrés Français!

Ma sicuramente si dice non antieuropeista. D’altra parte, dice, la musica alternativa di destra come il gruppo Compagnia dell’Anello – ancora Tolkien -, ha scritto una canzone “sull’Europa dei popoli e delle patrie, sull’Europa come dimensione di civiltà e di solidarietà, come grande soggetto geopolitico”, “un’unione di liberi popoli europei, fondata sull’identità, capace di condividere le grandi questioni”. Un modello molto diverso, dice, da quello dell’attuale Unione Europea, “un’entità indefinita in mano a oscuri burocrati che vorrebbe prescindere dalle identità nazionali, o addirittura cancellarle.”

E qui cominciano un po’ di problemi di coerenza. Perché se per Meloni la caduta del Muro di Berlino ha rappresentato “la promessa di un’Europa che, unita, poteva ambire a essere protagonista dello scenario internazionale”, non si riesce a capire come questo ruolo maggiore nel campo della sicurezza internazionale e della politica estera e di difesa – che auspica – possa funzionare senza una maggiore integrazione. Misteri.

Il suo discorso sull’Europa però punta tutto sulla difesa dei confini europei, in una lettura di assoluta continuità storica con le vicende del Vecchio Continente: 

Ho imparato ad amare l’Europa attraverso i viaggi e le letture, ma soprattutto attraverso alcune figure eroiche che con le loro gesta hanno segnato la mia immaginazione perché hanno difeso i nostri confini e la sopravvivenza stessa della nostra civiltà. Come l’eroico re di Sparta Leonida e i trecento soldati che ai suoi ordini si sacrificarono nella battaglia delle Termopili contro l’Impero persiano. O i guerrieri franchi guidati da Carlo Martello, vincitori della battaglia di Poitiers nel 732 d.C. con la quale fermarono la marea islamica che aveva già travolto la Spagna, e per questo furono i primi a essere definiti europei». Come Costantino XI, ultimo imperatore di Costantinopoli e guerriero leggendario, che morì in battaglia, insieme a un pugno di eroi arrivati dall’Italia e da ogni parte d’Europa, durante il disperato tentativo di difendere quella che fino al 1453 era la capitale della cristianità ortodossa e oggi si chiama Istanbul. Come le migliaia di marinai veneti della Serenissima caduti nella battaglia di Lepanto del 1571 per fermare l’avanzata turca. O l’epica carica del re polacco Giovanni III Sobieski, alla testa di «ussari alati» e cosacchi ucraini che nel 1683 salvarono Vienna assediata dall’Impero ottomano. O come Jan Palach, lo studente cecoslovacco che nel 1969 si diede fuoco in piazza San Venceslao per invitare i suoi compatrioti a lottare contro l’occupazione sovietica, così come qualche anno prima i «ragazzi di Budapest» avevano sfidato i carri armati di Mosca. Ho pensato innumerevoli volte all’Europa. Al suo glorioso passato e al suo incerto futuro.

Come sempre, tutto viene mescolato e letto come un percorso quasi logico e razionale che dall’antichità arriva ai nostri giorni. È narrazione comune in politica e non solo in Italia. Nicolas Sarkozy parlò a lungo della necessità di dare un’educazione davvero nazionale che spiegasse agli studenti la storia degli antenati dei francesi… i Galli. Una manipolazione e un uso politico della storia che lascia perplessi i comuni mortali e sull’orlo dell’infarto gli storici. 

D’altra parte per Meloni l’Europa è l’Europa cristiana, perché è impossibile parlare di Europa “prescindendo dalla sua identità classica e cristiana”. Le stra-citate radici giudaico-cristiane sono state sostituite da quelle cristiane tout court.

GUERRA

Una voce che non riguarda i riferimenti di Meloni alla guerra in Ucraina quanto una nota sul linguaggio della leader di Fratelli d’Italia. Un linguaggio che è bellico e una narrazione che presenta continuamente i valori guerrieri come i valori necessari e fondamentali per una società. D’altra parte la visione influenzata dai fantasy che Meloni ripropone è fondata sull’antagonismo tra il bene e il male. 

Meloni è in guerra, questo si è capito. E in questa sua guerra contro i nemici interni dell’Italia, si rammarica del fatto che molti giovani ormai non conoscano più “l’educazione al coraggio” che, dice, “dovrebbe essere materia scolastica”. “E, se lo fosse”, continua “il libro di testo che userei per il corso è Le porte di fuoco di Steven Pressfield”, un romanzo storico che racconta la battaglia delle Termopili, “quei trecento soldati spartani guidati da Leonida che nel 480 a.C. tennero in scacco per giorni il potente esercito persiano di Serse, sapendo che nessuno di loro ne sarebbe uscito vivo”. Un libro “filosofico prima che storico”, perché spiega esattamente “cosa sia il coraggio in tutte le sue forme, da quelle più grezze come la spavalderia, a quelle più nobili come combattere per proteggere ciò che si ama.”

Il coraggio è infatti necessario in una società e “ci sarà sempre qualcuno” che “getterà il cuore oltre l’ostacolo, che scoprirà in se stesso una forza che non credeva di avere e sarà pronto a caricarsi il fardello sulle spalle”:

Come nel Medioevo faceva chi combatteva in prima fila sapendo che poteva essere il primo a cadere, colpito da un dardo, o come faceva chi durante la Grande Guerra avanzava pregando Dio che il cannone lo schivasse. Oggi dardi e cannoni non si usano più, i metodi per colpirti sono molto più subdoli e sofisticati. Ho messo in conto anche questo, ma non diserterò. È la guerra dei nostri tempi, e io sono un soldato.

ISLAM

L’Europa cristiana deve soprattutto opporsi a chi? All’Islam, ça va sans dire. D’altra parte, a “Parigi, a Bruxelles o a Berlino” ci sono “interi quartieri” che “sono governati secondo la legge coranica.” Ma la minaccia più grande è la Turchia, “distante dai nostri valori e dai nostri interessi, con cui magari potremo fare accordi commerciali ma non potremo condividere lo stesso spazio politico”.

RUSSIA

Le radici cristiane dell’Europa sono quelle che dovrebbero farci avvicinare di più alla Russia che “è parte del nostro sistema di valori europei, difende l’identità cristiana e combatte il fondamentalismo islamico”. Certo “gli Stati europei che confinano con il grande orso russo devono poter guardare al futuro con serenità senza il timore di veder tornare l’aggressiva politica imperiale di Mosca”, scriveva poco prima dell’invasione russa dell’Ucraina. La politica miope però di Obama prima e di Biden ora – of course – stanno allontanando la Russia tra le braccia dell’avversario per antonomasia secondo Meloni: la Repubblica popolare cinese.

STATI UNITI

Si potrebbe riassumere con “democratici cattivi” e “repubblicani buoni”. C’è una presa di posizione favorevole a Donald Trump – “molti dei loro argomenti sono anche i nostri” – ma sembra non rendersi conto di quanto il trumpismo sia alternativo alla storia del Partito repubblicano, dove pulsioni passate similari erano molto limitate in termini di consensi. Qui sono cambiati i rapporti di forza ma a Meloni non interessa. O forse gioca a suo favore. Sicuramente la leader di Fratelli d’Italia non è una sostenitrice dell’America di Joe Biden, che ha una visione destabilizzante e “ideologica dei presunti diritti umani, usati un po’ qua e un po’ là per colpire nuovi nemici”. 

La mancata distinzione tra trumpismo e il Partito repubblicano pre-Trump la porta anche a sostenere l’idea che “sono i democratici – la sinistra liberal – i campioni della visione interventista, quella che sostiene la destabilizzante esportazione della democrazia nel mondo” mentre “contro ogni stereotipo è la destra a stare dalla parte della pace e dell’equilibrio fra i popoli in tutto questo dibattito”. Probabilmente George W. Bush avrebbe qualcosa da ridire.

Giorgia Meloni alla Cpac, uno dei principali eventi politici della destra repubblicana

PRESIDENZIALISMO

La vera riforma da fare è quello che consente di passare “dalla Repubblica del Palazzo alla Repubblica degli italiani”, passaggio che può avvenire solo con una riforma presidenziale della Costituzione. Qui siamo davvero ad argomenti molto scarsi per sostenere il presidenzialismo. Che è legittimo sostenere ma non perché “un popolo libero e maturo sceglie ed elegge i propri governanti, senza lasciare al Palazzo la possibilità di distorcerne la volontà”:

[…] un popolo sotto tutela, considerato incapace di autodeterminarsi, invece, deve accontentarsi di una forma mediata di democrazia, nella quale ha la possibilità di dire la sua, ci mancherebbe, ma poi sono altri a decidere chi sarà il capo del governo, e pure il capo dello Stato.

Solo una riforma in senso presidenziale può impedire all’Italia di restare “una nazione a sovranità dimezzata”, “esposta alle ingerenze straniere” e “ai capricci del potere economico e finanziario”. Strana idea questa che basti una figura forte e centralizzata che per far “rispettare il paese”. Strana idea a questa che un presidente eletto direttamente dovrebbe rispondere al popolo più dell’attuale governo italiano. Qua siamo proprio al “manuale del buon populista”. Gli argomenti che lo sostengono sono molto fragili. Ma sicuramente potrebbero trovare un pubblico favorevole, nel clima generale decennale di denigrazione della classe politica e di contrapposizione tra élite – cattiva – e cittadini – buoni -, che però quando vengono eletti tra le fila dei partiti populisti non si comportano poi tanto diversamente dall’élite che intendevano combattere (vedi il Movimento cinque stelle). Si sa il principio del realismo politico vale solo all’opposizione. 

Giorgia Meloni, con parole sue. ultima modifica: 2022-09-24T20:10:28+02:00 da MARCO MICHIELI

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