Roger e Serena, la fine di un’epoca

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Spesso, in questi casi, si rischia di risultare retorici. Quando si dice che è finita un’epoca, infatti, bisogna sempre ricordarsi che per una stagione che si conclude, un’altra, almeno nello sport, è pronta a nascere. Fatto sta che, per quanto ci appassionino i vari Sinner, Alcaraz, Musetti e via elencando, questo 2022 che pone fine, per raggiunti limiti di età, alla carriera di due icone del tennis come Roger Federer e Serena Williams ci mette addosso un profondo senso di tristezza. Siamo tristi perché sappiamo che di personalità così, forse, non ne nasceranno più: figure capaci di andare al di là della racchetta e di imporsi nell’immaginario collettivo.

Dire Federer, difatti, significa fornire un riferimento indispensabile per comprendere questa convulsa fase storica. Una personalità complessa e poliedrica, un mito universalmente riconosciuto, un esempio di eleganza e stile, una sorta di re senza corona, anche se di allori ne ha ricevuti parecchi, protagonista di due decenni nel corso dei quali sono stati ben pochi gli avversari in grado di competere con lui e di sconfiggerlo. Re Roger ha egemonizzato un periodo, riuscendo nell’impresa, ancora più rara dei successi mietuti sul campo, a guadagnarsi la stima illimitata di chiunque, a cominciare dagli avversari, al punto che il più commosso, durante la sua partita d’addio a Londra, era il rivale di sempre Rafa Nadal. E quando accade questo, significa che si è andati ben al di là dei trionfi e della forza, delle platee che acclamano e delle coppe in bacheca. Significa che si è entrati nella storia ma, soprattutto, nel cuore degli altri, in quanto non ci si è mai risparmiati, non si è mai mancato di rispetto a nessuno e si è onorato lo sport nella sua essenza più vera.

Roger Federer, da questo punto di vista, è stato un punto di riferimento per la collettività, un idolo generazionale e un mito universale, al punto che con lui abbiamo identificato un’epoca e con il suo addio la fine della stessa, dato che senza di lui, probabilmente, non avremmo avuto nemmeno l’ascesa di coloro che hanno condiviso questa meravigliosa avventura e mille volte lo hanno sfidato sui vari palcoscenici mondiali, riempiendo i nostri occhi di  meraviglia.Un discorso analogo, benché meno sentimentale, vale per Serena Williams, emblema del tennis femminile, anche lei protagonista di un’epoca,anche lei stimata pure dalle rivali, anche lei potenza egemone di due decenni di storia della racchetta.

Poche tenniste hanno avuto, infatti, la sua stessa forza, la sua stessa grinta e la sua stessa capacità di imporsi pressoché in ogni contesto, regalando a uno sport considerato un tempo aristocratico una platea assai ampia, fino a coinvolgere i ceti popolari e a far appassionare anche chi mai lo aveva seguito in precedenza. Un duplice abbandono, dunque, tante lacrime, una sensazione d’assenza e il desiderio di immergerci nel futuro. Perché poi la vita continua e questi personaggi, in realtà, non svaniscono mai. Continuano a vivere, sportivamente parlando, negli incontri dei campioni di oggi che un tempo li guardavano con ammirazione, magari appendendo il loro poster in camera, e naturalmente nel ricordo di noi che abbiamo versato fiumi di inchiostro per seguirne le gesta, fino alle ultime battute, alle ultime parole, al momento di calare il sipario e piangere un po’ anche noi. Per la commozione, per la nostalgia e, infine, anche per la gioia di averli incontrati sul nostro cammino.

Roger e Serena, la fine di un’epoca ultima modifica: 2022-09-25T19:31:48+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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