Il nostro 26 settembre 2022

ADRIANA VIGNERI
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I risultati elettorali sono chiari. Ha vinto Meloni, nonostante, o grazie a, una campagna elettorale con il freno a mano tirato. Hanno perso (rispetto alle prospettive) quasi tutti gli altri. In specie la Lega Salvini Presidente. Ma sono andati bene sia il Movimento 5 Stelle, dato in dissoluzione, sia il c.d. terzo polo (terzo per collocazione politica, non per voti) di Calenda e Renzi, alla sua prima prova.

In attesa di valutare gli spostamenti dei voti – chi ha preso voti da chi, chi ha ceduto voti a chi – la prima domanda che si pone chi fa parte degli sconfitti è: avrebbe potuto andare diversamente?

Anche le modalità con cui le forze politiche si sono presentate alle elezioni sono chiare: il centro destra, o meglio la destra, unita, il centro sinistra (la sinistra?) disunito. Se si esaminano i voti dell’uno e dell’altro schieramento si constata – come molti dicono in questi momenti – che c’è una modesta differenza tra i numeri degli uni e degli altri. Lo schieramento di sinistra avrebbe potuto addirittura prevalere. E’ il sistema elettorale – con i seggi uninominali – che ha portato la maggioranza ad avere un numero di seggi non proporzionato ai voti ma molto maggiore. E questo sarebbe ovviamente successo anche ad una eventuale maggioranza di sinistra.

Lo schieramento di sinistra avrebbe potuto presentarsi anch’esso unito?

La risposta non è facile. Certo, la vicenda del rigassificatore di Piombino inserito nella legge sulla concorrenza allora in via di approvazione, avrebbe potuto essere gestita diversamente dal PD. Come si ricorderà, il via libera a quel rigassificatore è stato letto da M5s alleato di governo come una provocazione, sufficiente a giustificare la sfiducia al governo Draghi e le elezioni anticipate. A quel punto la sfiducia (esattamente, la “non fiducia”) al governo Draghi è stata considerata dal Pd un tradimento imperdonabile che avrebbe precluso di lì in poi qualunque forma di accordo.

C’era un’altra strada? Si sarebbe potuto non dare così tanta importanza alla sfiducia a Draghi. Azione irresponsabile, certo, ma “politicamente” siamo certi che l’opinione pubblica amasse così tanto il governo Draghi, un tecnico chiamato in soccorso alla politica, non un soggetto da loro prediletto e votato? Conosco i sondaggi che danno Draghi come il premier preferito, che addirittura mostrano la preferenza per un tecnico e non un politico come capo del governo, ma diverso sarebbe l’esito di simili domande se si rivolgessero soltanto ad un elettorato di sinistra, quello a cui il Pd deve guardare. La risposta è sì, si sarebbe potuto. Si sarebbe potuto non chiudere la porta in faccia al M5s. 

Ma a questo punto la domanda è altra. Il M5s di Conte avrebbe accettato? Se si pensa, come è probabile, che la vicenda del rigassificatore di Piombino sia stata un’occasione presa al volo per uno sganciamento dal governo e dal Pd, per la scelta di elezioni anticipate in cui presentarsi da soli, con il rischio altissimo di vittoria della destra, come preconizzato già allora da tutti gli osservatori. Insomma, soltanto una tra le possibili occasioni o scuse per procedere su una strada diversa, allora questa storia recentissima si presenta sotto altra luce. Non sarebbe il Pd che con la sua rigidità ha perso un alleato essenziale. Ma è l’alleato che di quell’abbraccio non ne voleva più sapere.

E, si sa, quando gli amori finiscono, non ci si deve illudere.

Il nostro 26 settembre 2022 ultima modifica: 2022-09-26T12:13:24+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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