Morto il trasporto pubblico locale, viva il trasporto pubblico locale

La pandemia da Covid 19 ha fatto esplodere i problemi che per troppo tempo molti, in particolare tra le fila dell’attuale maggioranza, hanno fatto finta di non vedere dimostrando come il trasporto pubblico locale non risponda alle esigenze di chi usufruisce del servizio, turista o residente che sia, e inoltre i dipendenti lavorano in condizioni lontane dal poter essere definite soddisfacenti.
SARA ARCO
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Qualche giorno fa, guarda caso poche ora prima del voto, tutti noi abbiamo visto il video del sindaco Luigi Brugnaro condurre per pochi metri un autobus elettrico. Perché questa messa in scena? Motivi elettorali?  Oppure perché, in quanto Sindaco del Comune di Venezia, è anche politicamente responsabile delle diverse partecipate di cui il Comune è primo azionista? Un esempio è AVM e quindi ACTV ovvero l’azienda che si occupa del trasporto pubblico locale nel Comune di Venezia. Ma cosa sta facendo il Sindaco realmente per AVM-ACTV?

La pandemia da Covid 19 ha fatto esplodere i problemi che per troppo tempo molti, in particolare tra le fila dell’attuale maggioranza, hanno fatto finta di non vedere dimostrando come il trasporto pubblico locale non risponda alle esigenze di chi usufruisce del servizio, turista o residente che sia, e inoltre i dipendenti lavorano in condizioni lontane dal poter essere definite soddisfacenti. 

Per raccontare quanto sta accadendo in ACTV bisogna fare una doverosa premessa.

ACTV è un’azienda composta da lavoratori che rischiano la propria incolumità fisica nonché pressioni psicologiche in alcuni casi molto pesanti a causa di disagi e tensioni nel servizio che non dipendono da loro. Ricordiamoci che siamo tutt’ora in una pandemia globale che ha provocato, solo in Italia, oltre 170.000 decessi. Mentre la grande maggioranza dei cittadini ha avuto la possibilità di tutelarsi nel periodo più difficile restando in casa, i lavoratori del servizio mobilità erano nei diversi mezzi che l’azienda mette a disposizione ed esposti al rischio del Covid 19.

Come sono stati ripagati? 

Quando l’ondata sembrava placcarsi, nel gennaio del 2021, AVM spinta dall’amministrazione comunale di Luigi Brugnaro decide di disdire gli accordi integrativi di secondo livello. Invece di cogliere l’opportunità dovuta alla disgrazia del Covid per redigere un piano per risolvere il problema del moto ondoso, un nuovo piano della mobilità, per ripensare il turismo, la gestione dei flussi, la giunta Brugnaro decide di andare a limitare la qualità del lavoro di un’azienda di sua gestione nonché rendere più complessa la quotidianità di chi i mezzi li usa. Nel frattempo sta per finire anche il 2022 e non si è ancora trovata una quadra su un accordo con i lavoratori e la vivibilità della nostra città è peggiorata notevolmente. 

Ma in questi due anni che cosa è successo?

Aggressioni ai dipendenti, minacce, lunghe, lunghissime file per poter prendere un mezzo di trasporto. In tutto ciò assessori e sindaco non perdono occasione di puntare il dito sui lavoratori in maniera pretestuosa.

Non finisce qui: mancata programmazione di nuove assunzioni a fronte non solo della normale sostituzione di personale che va in pensione ma anche a fronte di dimissioni di lavoratori che trovano condizioni lavoratori migliori in altre aziende; investimenti insufficienti per manutenzione o innovazione dei mezzi di trasporto di cui è proprietaria l’azienda; guardie armate nei pontili. E infine aziende private, anche senza un bando, hanno sostituito intere linee di servizio in alcuni casi con mezzi di ACTV ma con lavoratori di un’altra azienda. 

Ma soffermiamoci più attentamente sull’operato della Giunta, o meglio dell’assessore al Bilancio Zuin e del Sindaco Brugnaro. Non cito l’assessore Renato Boraso, delegato alla mobilità poiché non solo non ha mai partecipato ad un tavolo con i sindacati ma non ha mai fatto dichiarazioni sul merito delle questioni accadute in questi due anni. Forse perché pensa che tale delega, importantissima in una città complessa come la nostra, altro non sia che una spilla da appendersi al petto o un insieme di parole e lettere da aggiungere al curriculum di una persona.

Mai come in questi anni il Comune di Venezia ha avuto finanziamenti da parte dello Stato e dell’Europa. A questi si aggiungono l’avanzo di bilancio del Comune e la cosiddetta “quota Zappalorto”. Ma come sono stati investite queste risorse? Certo non per ripensare la mobilità pubblica, basti pensare che si è deciso di investire tutte le risorse disponibili dell’avanzo di bilancio nel cosiddetto Bosco dello Sport anche indebitandosi. Non solo: mentre il servizio diventa sempre più scadente, mentre si sta abbassando la qualità del lavoro, il Comune decide di aumentare i prezzi per usufruire dei mezzi di trasporto nella città d’acqua. Infatti viene cancellata la tariffa traghetto per l’isola della Giudecca e Pellestrina, e, per chi non ha una Carta Venezia, il biglietto costerà dieci euro. Tutte scelte che oltre a penalizzare le attività produttive delle isole indicate, invogliano gli utenti ad utilizzare altri servizi forniti da privati. Servizi che, come abbiamo potuto notare durante il periodo estivo, non sono in grado di sostituire il servizio che potrebbe essere fornito direttamente dall’azienda pubblica. 

Strettamente connesso al tema della mobilità è quello della gestione dei flussi turistici. A breve verrà votato un nuovo regolamento che introduce nel nostro comune un contributo d’accesso. Ennesima delibera raffazzonata, fatta senza ascoltare nessun suggerimento o esigenza, e che nulla a che vedere con la governance del turismo. Inoltre prevede molte deleghe alla giunta a partire da quale sarà la soglia di escursionisti per modulare il tributo senza specificare come verranno conteggiati. E nel frattempo il funzionamento della smart control room è ancora avvolto nel mistero (di questo ne ho scritto già qui con Giuseppe Saccà).

La governance del turismo è una priorità, necessita di ben altri strumenti a partire da un ridisegno del traporto pubblico locale. Da anni aspettiamo il PUMS “piano urbano della mobilità sostenibile”, mensilmente viene annunciato come prossimo in città metropolitana ma intanto il tempo passa.  Nel frattempo la città, specialmente la città d’acqua, vede crescere percentualmente il numero di residenti anziani con esigenze ben specifiche, dall’altra il turismo è tornato a livelli pre pandemici.

Riorganizzare il trasporto pubblico dovrebbe essere una priorità, un’urgenza tanto quanto la sicurezza nel nostro Comune. Tutto ciò è evidente, ma bisogna anche vivere la città che si amministra per capire quali siano le esigenze fondamentali dei cittadini e dell’economia. 

Morto il trasporto pubblico locale, viva il trasporto pubblico locale ultima modifica: 2022-09-29T16:38:22+02:00 da SARA ARCO

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1 commento

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Aline 30 Settembre 2022 a 9:17

Ottima analisi, questa amministrazione è incapace di risolvere anche il più piccolo problema, figuriamoci quelli più impegnativi. Il trasporto pubblico poi lo sta proprio demolendo

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