Frank Rijkaard, come volano gli anni!

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Mette molta tristezza l’idea che Frank Rijkaard sia arrivato già a sessant’anni, se non altro per quell’idea romantica secondo cui gli eroi dovrebbero essere sempre giovani e belli. Un’idea anarchica, gucciniana, degna della celebre locomotiva, ahinoi lontana dalla realtà, eppure inscindibile dal nostro universo di sogni. Sarà perché lo abbiamo visto giocare e allenare, sarà perché era davvero un professore in campo e un genio della panchina, sarà perché appartiene a quella nidiata sacchiana che tanto bene ha saputo fare anche una volta dismessi gli scarpini e indossata giacca e cravatta, sarà perche è un pezzo di cuore, ma a Rijkaard vogliamo bene. E ora che ha raggiunto i sessanta, ci tornano in mente le sue innumerevoli avventure in rossonero, poi alla guida dell’Olanda, a cominciare dalla disfida europea di Amsterdam del 29 giugno 2000 che venne decisa ai rigori, compreso il magnifico “cucchiaio” di Totti, prima che il nostro approdasse a Barcellona per proseguire la fortunata tradizione orange dei blaugrana. E lì, in continuità con il maestro Cruijff, seppe coniugare l’estro di Ronaldinho e la classe abbagliante di Eto’o, inaugurando l’era che avrebbe avuto in Messi e Guardiola i suoi alfieri successivi, prima di essere sublimata da Luis Enrique e dal trio delle meraviglie composto da Messi, Neymar e Suárez.

Un decennio in cui il Barça è stato egemone pressoché ovunque, guadagnandosi unanimi consensi e sfoggiando un gioco che ricordava da vicino quello del Milan di Sacchi, di cui Rijkaard era una delle colonne portanti. È bello, dunque, constatare la coerenza di un fuoriclasse rimasto sempre fedele agli ideali della gioventù, primo fra tutti la bellezza. E crediamo che non sia un caso se in questo calcio muscolare, veloce e poco attento alla tecnica e alla meraviglia nella sua essenza più vera, il professor Frank non si riconosca più, preferendo rimanere fuori. Forse non si diverte, forse preferisce osservarlo, forse ha capito di aver dato e ricevuto tutto ed è fiero della sua nuova vita, lontano dallo stress e dai riflettori, forse ha capito che è finita un’epoca. Sia come sia, i sessant’anni di Rijkaard ci ricordano quanto sia crudele lo scorrere del tempo, in quest’esibizione di rughe e capelli bianchi che segna il passaggio dalla gioventù all’età matura, in un mondo sempre più in preda all’incertezza e nel contesto di un calcio che non sarà più come prima. E noi, inguaribili utopisti, continueremo a non  rassegnarci alla bruttezza, sognando un altro Rijkaard e altre notti d’immenso: notti di cui abbiamo più che mai bisogno per riconciliarci con lo sport e con la vita.

Frank Rijkaard, come volano gli anni! ultima modifica: 2022-10-04T17:42:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI

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