Ciaci, un eroe eponimo

La quercia della voga alla veneta, ha terminato la sua lunga vita. Una vita che ha connotato e rispecchiato la sua epoca, vincente quando Venezia aveva 150 mila abitanti e il Canal Grande nereggiava di folla; poi destinato come tutti e come la città a un declino inarrestabile ma combattuto in una lunghissima resistenza; infine, come una candela che si spegne ma fino all’ultimo illumina, lontano dai trionfi ma rispettato e non dimenticato, come Venezia è ormai un’ombra rispetto al suo passato.
SILVIO TESTA
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Alla fine perfino le querce crollano, e così anche Sergio Tagliapietra, Ciaci per chiunque mastichi un po’ di cose lagunari, la quercia appunto della voga  alla veneta, ha terminato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre la sua lunga vita, 87 anni trascorsi, come diceva egli stesso, con un remo in mano. Prima giovane pescatore nella sua Burano, poi promessa della voga, poi campione affermato, poi infine nel lungo tramonto dopo la piena maturità, illuminato nel 1988 dalla splendida ultima vittoria in Storica con Palmiro Fongher, quando tutti davano per finiti i due vecchiacci, 54 anni lui, 56 Palmiro.

L’ultima delle sue imprese leggendarie: ricordo ancora Marcello Bon Ciapate, anche lui campionissimo del remo e quella volta giudice di gara, incapace di trattenere le lacrime nel momento in cui i fratelli Strigheta avevano dovuto cedere sotto il Ponte dell’Accademia e accodarsi agli imbattibili avversari, lasciando alla caparbietà di Ciaci la quattordicesima bandiera rossa, inseguita per anni. Quella del record di vittorie in Canalazzo.

“Go’ impara’ a vogar prima de caminar”, ricordava, raccontando che suo padre lo prendeva con tre dita per il collo della camicietta per metterlo in poppa alla caorlina da ‘seragia’ con la quale la famiglia sbarcava il lunario nella Burano della sua infanzia, lontana nel tempo e nello spazio, per una pesca che nella Laguna di oggi, ridotta a un braccio di mare, non si può praticare più. Pochi ricordano cosa fosse la vita a Burano negli anni Trenta del Novecento, quando una sardina salata appesa a un filo serviva a insaporire la polenta di tutta la famiglia.

Con la caorlina s’era rivelato, non ancora diciottenne, superando a un remo, con la barca da lavoro carica delle arti per la pesca, i giovani di Burano che sugli agili pupparini si sfidavano in selezione per partecipare alla regata riservata agli esordienti a Venezia. Mandarono lui, e vinse con tale distacco che in prossimità del traguardo i giudici volevano cacciarlo via credendo che fosse un intruso. “Cavite, che riva la regata”.

Di diritto fu iscritto alla regata di Murano su gondole a un remo, e lui si avvicinò intimidito al cordino di partenza, in mezzo a tanti campioni: Strigheta, Italo Vianello Crea, Gigi Seno Bota, Rico Uccelli. “Me tremava le gambe”, raccontava, ma poi diciottenne sconosciuto se li mangiò tutti, cominciando una carriera straordinaria che annovera un numero di vittorie ineguagliabile, e non solo nella voga alla veneta ma anche nel Palio delle Antiche Repubbliche marinare e nel canottaggio, con due partecipazioni olimpiche a Melbourne (1956) e a Tokyo (1964). 

Lasciate le gare ha trascorso la vecchiaia a Pellestrina dove da giovane s’era trasferito per seguire Giuseppina, l’amore della sua vita, una Fongher, quasi un destino pensando ai fratelli Bepi Fongher e poi Palmiro, negli anni suoi compagni di voga ma anche avversari. Un tramonto sereno, riscaldato dall’affetto delle figlie Maria Vittoria e Isabella, dei generi e dei nipoti, insegnando la tecnica del remo ai giovani, anche se negli ultimi anni non amava più né pescare né vogare, disgustato da come l’ingordigia degli uomini aveva devastato la sua Laguna.

Silvio Testa con Ciaci

È stato il più grande? Già il punto di domanda potrebbe essere un’offesa a una carriera strepitosa, ricca di record alcuni dei quali potrebbero cadere, come infatti è già stato per le vittorie in Storica, superate da un eccezionale Rudi Vignotto, ma è il complesso dei suoi successi a raccontare della sua straordinarietà Più di duecento le sue bandiere rosse, quelle della vittoria, esposte al secondo piano di casa sua in una stanza della quale non si vedono neanche i muri!

Poi, diciamocelo, la domanda è oziosa, in particolare nella voga alla veneta, che prima di essere uno sport è stata un’arte: troppo diversi i tempi, le barche, le tecniche, i campioni, l’alimentazione, l’allenamento. Pure lo dico: è stato il più grande!

Lo penso perché è stato il più vincente in un’epoca in cui la voga era appunto ancora un’arte, in cui si gareggiava a piedi nudi e non con le Nike e griffati come modelli, e il motore era la fame, e la voga era un pesantissimo lavoro, che forgiava il fisico e il carattere, e coloro che la praticavano erano uomini forti, duri, che non mollavano mai, temprati dal sole e dalla pioggia, e che della Laguna conoscevano ogni sospiro.

Con Ciaci e anche con Palmiro ho avuto l’onore di regatare, e so cosa dico: era un rullo compressore, un treno che ti pressava, che ti schiacciava, che ti passava. Inutile tentare di resistergli, ben altri l’hanno provato, e la Laguna era la sua casa.

Ai suoi tempi in gara erano cattivi, senza regole, perché la regata arrivava dritta dal medioevo e assomigliava di più al Palio di Siena che non a una gara di canottaggio. Ora è diverso, ma anche in quel contesto a Ciaci tutti hanno sempre riconosciuto una grande correttezza, perfino quando vogava con l’astutissimo Strigheta, genio e sregolatezza. In fondo, non aveva bisogno di furbate: cento sferzate in cavata ed era primo.

Ciaci è stato un eroe eponimo, con la sua vita ha connotato e rispecchiato la sua epoca, vincente quando Venezia aveva 150 mila abitanti e il Canal Grande nereggiava di folla; poi destinato come tutti e come la città a un declino inarrestabile ma combattuto in una lunghissima resistenza; infine, come una candela che si spegne ma fino all’ultimo illumina, lontano dai trionfi ma rispettato e non dimenticato, come Venezia è ormai un’ombra rispetto al suo passato.

La sua morte si porta via uno degli ultimi lembi di un mondo che non c’è più. 

Il funerale si terrà mercoledì 12 alle 10.30 nella basilica di Ognissanti a Pellestrina.

immagine di copertina: Silvio Testa in regata con Ciaci, Palmiro e Pierino Chiusso

Ciaci, un eroe eponimo ultima modifica: 2022-10-07T20:17:23+02:00 da SILVIO TESTA

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