Bepi e Ciaci, assieme anche all’ultimo traguardo

Dal 1965, per quattordici anni, hanno conquistato per nove volte la Regata Storica, otto volte consecutivamente, un record, meritandosi l’ambito titolo di “Re del remo” del quale possono fregiarsi i campioni che abbiano vinto per cinque volte di seguito la Storica. E assieme, ci hanno lasciato.
SILVIO TESTA
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Bepi e Ciaci hanno tagliato assieme anche l’ultimo traguardo. Ciaci, al secolo Sergio Tagliapietra, il più grande regatante di voga alla veneta di sempre è scomparso nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 ottobre, e un incredibile destino ha voluto che appena due giorni dopo, domenica 9 alle 15, morisse alla stessa età, 87 anni, anche Giuseppe Fongher, in arte remiera Bepi, il compagno poppiere di tante battaglie.
Assieme dal 1965, per quattordici anni, hanno conquistato per nove volte la Regata Storica, otto volte consecutivamente, un record, meritandosi l’ambito titolo di “Re del remo” del quale possono fregiarsi i campioni che abbiano vinto per cinque volte di seguito la Storica.

Dal 1841 il titolo è stato assegnato solo sette volte, l’ultima nel 1981, a Gianfranco Vianello “Crea” e a Palmiro Fongher, il fratello di Bepi, che nel 1977 spezzò la serie di vittorie di Bepi e Ciaci decretando la crisi della coppia. Anni dopo, Bepi avrebbe gareggiato proprio con “Crea”, vincendo per quattro volte, mentre nell’88 Palmiro avrebbe vinto con Ciaci, quando nessuno avrebbe scommesso una lira sui due, che assieme facevano 108 anni! Ma ai vertici della voga alla veneta il valzer delle coppie avviene spesso: i provieri forti, il motore della barca, e i grandi poppieri, il timoniere e il tattico in regata, si contano per ogni generazione sulle dita di una mano e così è comprensibile che negli anni finiscano per cercarsi sempre tra di loro.

Ciaci, un eroe eponimo

Bepi, nato a Pellestrina da una famiglia di pescatori, esordì in Storica proprio con Palmiro, nel 1954, a 19 anni, con buoni piazzamenti, ma nel 1957 i due fratelli incredibilmente vinsero, loro, magrolini, ma un fascio di nervi, in mezzo a pezzi d’uomini che potevano – è storia – alzare sacchi di farina da cento chili senza neppure sporcarsi la divisa nera da gondoliere.

Bepi è stato l’uomo dei record: 34 anni tra la prima e l’ultima vittoria; il maggior numero di successi, 14, fino all’avvento di Rudi Vignotto che dal 1995 ne ha conquistati 17; il maggior numero di partecipazioni, 38; il maggior numero di vittorie consecutive, appunto 8; il maggior numero di vittorie in galeone nel Palio delle quattro Antiche Repubbliche marinare: 23. Nessuno come lui tra Amalfi, Genova, Pisa e Venezia.

Del resto, Bepi aveva tre qualità speciali, la prima delle quali era una tecnica di voga sopraffina, maturata da giovane pescatore quando alla “valesana”, cioè da solo con due remi in croce, partiva in barca da Pellestrina per Chioggia, caricava il pesce, puntava per venderlo al mercato di Rialto da dove, dopo aver magari dormito sotto un ponte, tornava a Pellestrina. Ridendo e scherzando un’ottantina di chilometri!

Le altre due qualità erano l’astuzia – le regate veneziane non sono certo gare di canottaggio in linea -, e non per niente Bepi era chiamato “la volpe”, e l’ingegnosità nel preparare la barca, disporre le forze, giocare coi pesi, tutta una questione di leve e di fulcri. A Venezia ricordano ancora come Bepi lasciò a bocca aperta avversari, giudici e pubblico presentandosi alla regata del Redentore su gondole a quattro remi con le forcole (le scalmiere) non nei loro tradizionali alloggiamenti ma fissate tutte più verso prua con dei morsetti da falegname! S’era accorto che la gondola era troppo impoppata, trascinava acqua, e così aveva deciso di spostare tutti i pesi avanti.

Ciaci e Bepi

Bepi era anche un personaggio dal bel caratterino e certo non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno: per la prima volta nella storia, ad esempio, l’esito della Storica del 1986 fu deciso non in Canalazzo ma nelle aule di un Tribunale: quell’anno al traguardo vinsero i fratelli Franco e Bruno Dei Rossi “Strigheta” e Bepi con Franco Vianello “Crea” furono secondi, ma Bepi fece ricorso, sostenendo che il loro gondolino era stato chiuso dagli avversari sotto il ponte di Rialto con una manovra scorretta. La Commissione tecnica respinse il ricorso e Bepi si rivolse allora alla Giustizia ordinaria, ottenendo alla fine, dopo lunghi anni, ragione e la 14.ma bandiera rossa, quella allora del record assoluto, al pari di Ciaci e di “Strigheta” padre.

Ritiratosi dalle regate, anche Bepi si era dedicato all’insegnamento della voga, in particolare alle giovani, perché pian piano a partire dagli anni Settanta anche le donne hanno trovato uno spazio sempre più largo nel mondo della voga, raggiungendo oggi la quasi parità con gli uomini. E se nel mondo remiero al femminile c’è una coppia che per anni ha dominato, vincendo ben 12 Regate Storiche delle quali 8 consecutivamente, conquistando il titolo di “Regine del Remo”, quella di Anna Mao e Romina Ardit, ebbene, proprio dietro ai loro successi c’è lo zampino di Bepi, che le ha seguite fin dai primi passi, finendo poi per diventare il suocero di Anna, che ha sposato proprio suo figlio Gianluigi.

Bepi stava male da tempo, nell’ultima settimana si era aggravato ed è spirato in casa, nel suo letto. «Ho vissuto mille vite – ha sussurrato ai famigliari – e ho raggiunto tutti i traguardi che mi ero prefisso. Di più non potevo fare perché ho sempre dato il meglio di me stesso».

Ha avuto una vita bella e fortunata – ha commentato il figlio Gianluigi – e se ne è andato serenamente, senza soffrire, con dignità.

Bepi lascia un altro figlio, Cristiano, e la moglie Gianna Rosa Vianello, e con lui, tolto il fratello Palmiro, novantenne, scompare quella generazione di regatanti nati tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento che hanno fatto la storia delle regate. Nomi leggendari: Italo Vianello “Crea”, Gigi Seno “Bota”, Albino Dei Rossi “Strigheta”, Marcello Bon “Ciapate”, Federico Uccelli “Campaltin”, per dirne alcuni, tutti cresciuti alla dura scuola della vita in Laguna.

Oggi si voga per sport, i regatanti odierni si sono dati al remo come avrebbero potuto darsi alla bicicletta o ai guantoni da box, sono bravi, allenati, forti, ma dietro non hanno quelle storie di fatica che facevano di quegli uomini un tutt’uno con la Laguna, portatori di una cultura popolare e di un sapere, oggi diremmo ambientale, che dava un valore aggiunto al loro essere campioni e creava loro attorno quell’aura di leggenda che ha affascinato generazioni di veneziani e che ora è scomparsa, come in fondo è scomparsa quella Venezia che è stata teatro ineguagliabile delle loro gesta.

Il funerale di Bepi sarà celebrato giovedì 13 ottobre alle 10.30 nella Chiesa di Ognissanti a Pellestrina

Bepi e Ciaci, assieme anche all’ultimo traguardo ultima modifica: 2022-10-10T20:55:54+02:00 da SILVIO TESTA

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