Ganna, Nibali e l’epica del ciclismo

ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Nel fine settimana che, parlando di quattro ruote, ha consacrato la grandezza di Max Verstappen, sono state le due ruote a regalarci pagine di epica e sensazioni di autentico splendore. E anche, si parva liceo, un minimo di orgoglio nazionale. Ci siamo emozionati, infatti, assistendo al capolavoro di Filippo Ganna in Svizzera: il record dell’ora stracciato e l’asticella fissata a livelli mai visti prima, rinverdendo i fasti di Coppi e di Moser e andando ad aggiungere il proprio nome a quello delle leggende del ciclismo. Non meno importante è stata, a tal proposito, la carriera di Vincenzo Nibali, costellata dai successi, da un invidiabile costanza di rendimento, da una classe sempre esibita ma mai ostentata e da una capacità rara di fare squadra e di integrarsi al meglio con i compagni. Ganna e Nibali costituiscono, dunque, la nostra felicità: due italiani da deportazione di cui andar fieri, soprattutto in una fase storica così delicata, nella quale il nostro Paese sale spesso all’attenzione delle cronache per ragioni tutt’altro che commendeboli. 

Di Ganna ammiriamo, fin dal primo giorno, la forza esplosiva e la dedizione con cui affronta ogni gara, come se vivesse per la sfida, per il confronto innanzitutto con se stesso, per il corpo a corpo con il cronometro e con i propri limiti, al punto di riuscirsi a spingere sempre al di là di ciò che ci saremmo aspettati, dando l’impressione di un cannibalismo sportivo che non si vedeva dai tempi di Eddy Merckx. Certo, il paragone è ardito e potrebbe persino schiacciare un ragazzo di soli ventisei anni che ha tutto il diritto di godersi il proprio capolavoro, senza essere messo in discussione né indotto a compiere ulteriori sforzi dopo aver affrontato un’impresa che rimarrà negli annali. Fatto sta che sul circuito di Grenchen il nostro si è confermato uno squalo, un velocista come non se ne vedevano da tempo, in un tripudio di tecnica e talento puro, saggia gestione delle forze e abilità nell’involarsi verso il traguardo senza mai dare l’impressione di poter cedere. È la sua tenuta mentale a far paura, la sua apparente indistruttibilità, con l’auspicio che si conservi integro a lungo e che possa regalarci ancora mille di questi giorni e di queste vittorie. 

Tornando a Nibali, al Giro di Lombardia ha scritto l’ultima pagina di una carriera esemplare, nel corso della quale ha conquistato tutte e tre le grandi corse a tappe e la classica di primavera, sua maestà la Milano – Sanremo, a dimostrazione di una grinta di cui pochi fuoriclasse dispongono. 

A Ganna e Nibali dobbiamo gratitudine anche per aver contribuito a farci innamorare nuovamente di uno sport che, dopo la tragedia di Pantani, era un po’ uscito dal costume nazionale, in una sorta di ripudio collettivo, di allontanamento forzato, come un dolore cui è impossibile far fronte, una voglia di pensare ad altro, un desiderio di andare oltre. Grazie alle loro imprese, al contrario, il ciclismo è tornato in auge, riportando le persone davanti al televisore e restituendoci la bellezza di competizioni che ci fanno battere il cuore, se non altro per l’incertezza che le caratterizza e per il coraggio necessario per cimentarsi con determinati percorsi e con una serie di battaglie da cui solo chi crede profondamente in se stesso può pensare di uscire indenne. Nibali, oltretutto, ha restituito visibilità a una terra, la Sicilia, che sta attraversando un momento tutt’altro che esaltante, ponendosi come esempio e simbolo di riscatto per una generazione di ragazze e ragazzi del Sud che sono cresciuti nel suo mito e magari vorranno provare a imitarlo. E noi saremo lì, quando un nuovo Nibali riuscirà a farci emozionare, convinti che le sensazioni che può trasmetterti l’epopea del ciclismo sono ineguagliabili, al pari del nostro desiderio di trovare subito un erede all’altezza di un mito che dice basta. Ci rimane Ganna, che continuerà a volare e non si fermerà mai, veloce come il vento e innamorato della vita, grato per le occasioni che ha avuto e desideroso di percorrere fino in fondo la sua strada. A pensarci bene, specie nel ciclismo ma non solo, è la voglia a fare la differenza, e la voglia di sacrificarsi, stupire e divertirsi, almeno nello sport, sembra esserci tornata. 

Ganna, Nibali e l’epica del ciclismo ultima modifica: 2022-10-12T16:02:58+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento