Pier Paolo Pasolini. Cent’anni

BARBARA MARENGO
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In collaborazione con Alliance Française de Venise è stato presentato il 12 ottobre presso la Casa del Cinema a  Venezia, San Stae, il libro Pasolini (Ed. L’Ours de granit, 2021) con gli interventi degli autori Linda Mavian, Vanessa De Pizzol, Roberto Veracini, e Bernard Vanel, il direttore della casa editrice L’Ours de granit.

Cosa collega il gioco del football, le donne e il paesaggio alla figura di Pier Paolo Pasolini? Per scoprirlo basta leggere il piccolo e prezioso volume Pasolini 2020-1922, con testi in francese scritti da quindici autori nel centesimo anniversario della nascita del regista, scrittore, artista. Scritti letterari, poetici, saggi – di autori italiani e francesi –  e fotografie che rappresentano un omaggio a Pasolini, da un’idea nata durante i mesi di allarme e chiusura da pandemia a Bernard Vanel, editore e autore, che da Volterra dove si trovava ha riunito un gruppo di amici  scrittori interessati a tramandare la memoria dell’intellettuale italiano scomparso tragicamente nel 1975. 

Episodi della vita privata di Pasolini, tifoso del Bologna: pare che durante la messa in scena di Salò o le 120 giornate di Sodoma in Emilia, incontratosi  con Bertolucci che stava girando Novecento, organizzarono  un’amichevole di calcio per festeggiare il compleanno di Bertolucci: una classica, Bologna-Parma, finita catastroficamente per il Bologna, dove giocava però qualcuno che diventerà molto famoso, un  Carlo Ancelotti giovanissimo. Pare che Pasolini lasciasse il campo di gara prima del fischio finale troppo arrabbiato per il risultato. 

Le donne, onnipresenti nella vita del regista, a cominciare dalla madre Susanna e dalla cugina Graziella, assieme a Laura Betti, Maria Callas e una moltitudine di amiche con le quali preferibilmente viaggiava per il mondo: soprattutto la madre, presenza costante nella vita quotidiana del regista, che Pasolini volle come Madre di Cristo nel film Il Vangelo secondo Matteo, in una trasfigurazione che rappresentava anche un omaggio al fratello Guido, morto ventenne nel 1945 in un eccidio tra partigiani. 

Infine il paesaggio, o meglio la  profetica visione della protezione del paesaggio, che Pasolini imparò a comprendere come patrimonio da preservare, tutelare, trasformare, sì ma con una gestione corretta. Parole e concetti oggi entrati a far parte di un comune sentire, ma estremamente dirompenti se non incompresi cinquanta e più anni fa, quando Pasolini maturò idee all’avanguardia per l’epoca grazie ai suoi viaggi in Italia e all’estero. Una sensibilità che traspare dagli scritti a lui dedicati in occasione del suo ideale centesimo compleanno, che ripercorrono puntualmente attraverso varie formule letterarie la vita di questo intellettuale ”dotato di una coscienza critica e di una voce importantissima nel panorama culturale italiano, non più sostituita da nessuno nel corso degli ultimi decenni”, come ha ricordato Linda Mavian durante il suo intervento di presentazione. 

La proiezione di due documentari girati da Pasolini in anni lontani ci fa capire la modernità delle opere del regista: “Le mura di Sana’a” del 1973 e “Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo” del 1965 rappresentano una critica ante litteram a quella modernità della quale oggi constatiamo i danni irreversibili ad ogni latitudine del pianeta, in primis nel nostro meraviglioso Paese deturpato da mostruose costruzioni a ridosso di antichi insediamenti: in dieci minuti di intense riprese in quel di Sana’a capitale di uno Yemen dove oggi una guerra decennale ma poco considerata sta cancellando  tra morti e carestia una civiltà antichissima, Pasolini ci trasporta quassù al Nord, sotto le mura altrettanto antiche di Orte dove nel 1973 già si iniziava a costruire alterando paesaggio ed ambiente. Intervistando gli abitanti di allora, il regista viene a sapere che quella casa lassù, sì, proprio la più brutta e nuova, appartiene all’ex sindaco di Orte, già cinquant’anni fa gli abusi non mancavano.

Tornando alle immagini della Sana’a del 1973, i primi accenni di impatto negativo di uno pseudoprogresso si affacciano allo schermo, con i bambini scalzi che bitumano la grande strada che unisce il Mar Rosso alla capitale, voluta dalla Cina che già in quegli anni si espandeva in altri continenti. E perché i bambini? Perché i loro padri erano morti in una sanguinosa guerra civile, in un Paese bellissimo e medievale, le cui sofferenze non sono mai finite. Le mura di Sana’a e le alte case di merletto nel cuore della città antica erano già a quel tempo assediate dallo pseudoprogresso, e la sola ricchezza di quel Paese veniva per sempre deturpata e cancellata. E Orte: doloroso parallelo, con il paesaggio intaccato da nuovi insediamenti ad  assediare l’antica acropoli. Il documentario fu presentato all’Unesco perché dichiarasse Sana’a patrimonio dell’Umanità , e grazie all’impegno di Pasolini la città è stata inserita nel patrimonio protetto, anche se oggi il conflitto vede in pericolo oltre alla vita degli abitanti anche il tesoro urbanistico e culturale.

Anche il viaggio di ricognizione in Palestina per le riprese del “Vangelo secondo Matteo” è occasione di riflessione per quel che riguarda il paesaggio, che già all’epoca delle riprese, nel 1963, non era più quello che Pasolini pensava rifacendosi ai racconti della Bibbia e dei Vangeli. Un viaggio che diventa documentario e che  convinse il regista a girare il suo capolavoro non in Palestina ma nel Sud Italia, dove il paesaggio aspro ed intatto incarnava gli ideali mistici ed intimi del Vangelo dell’Evangelista.

Cosa direbbe oggi Pasolini,  come sferzerebbe le coscienze e che tipo di docufilm girerebbe in tempi di pandemia e di guerre, con tutto quello che ne consegue?

Pier Paolo Pasolini. Cent’anni ultima modifica: 2022-10-14T09:19:19+02:00 da BARBARA MARENGO
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