A proposito di Raoul Dufy

Una retrospettiva a Roma dedicata al pittore francese che, assieme a Matisse, pose definitivamente fine all’Impressionismo e alle successive correnti pittoriche che il movimento di Manet, Cézanne, Gauguin e Renoir avevano creato.
MARIO GAZZERI
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Roma si apre all’autunno con due mostre che ne illuminano, se mai ce ne fosse bisogno, il multiforme carattere di città delle arti, sottolineandone una rinnovata attenzione per la pittura del diciannovesimo e ventesimo secolo. Sul tratto finale del Corso, che unisce Largo Chigi a Piazza Venezia, sono state infatti inaugurate in questi giorni due retrospettive dedicate a Vincent Van Gogh (a Palazzo Bonaparte) e l’altra, probabilmente meno scontata e meno tradizionale, al francese Raoul Dufy (a Palazzo Cipolla). Un pittore che, assieme a Matisse, pose definitivamente fine all’Impressionismo e alle successive correnti pittoriche che il ‘movimento’ di Manet, Cézanne, Gauguin e Renoir avevano creato.

Non ci sono echi impressionistici o riletture e rivisitazioni dei grandi Maestri francesi dell’Ottocento nei quadri del pittore di Le Havre, artista del ‘candore’ che dipingeva quadri ad olio come fossero acquerelli su tele che sembrano di carta.

Pittore di una maturità che ritrova sé stessa nella riscoperta dell’infanzia, la sua è anche un’arte che evoca la celebre frase della ‘Tempesta’ di Shakespeare laddove il Bardo scrive “…noi siamo fatti della stessa materia dei sogni”. Così comefCamillePissarro fu in tarda età influenzato dal realismo del più giovane Van Gogh, dei suoi ritratti di minatori e contadini e della famosa tela de ‘I mangiatori di patate’, il primo Dufy sembra riecheggiare, ma in poche occasioni per la verità, il verismo quasi fotografico di Gustave Caillebotte e subire, molti anni dopo, il fascino del grande Matisse.

Negli ultimi anni di vita, il pittore normanno procedette nella sua opera ad unulteriore ridimensionamento degli aspetti formali riducendo la quantità delle tonalità cromatiche e lo stesso segno, a volte solo abbozzato. In un suo quadro del 1948 (cinque anni prima della morte) intitolato ‘Musica da camera’, si può notare come la bellezza del dipinto sia conferita soprattutto da una semplicità grafica animata dalla contrapposizione e dal contrasto dei pochi colori impiegati. In tutti i suoi quadri, in realtà, i colori non sono mai sovrapposti e le varie parti della tela sono ‘campite’ da una sola, singola tonalità.

Ma, come osservava il critico americano d’arte moderna Sam Hunter, “…il dipinto ha una freschezza e luminosità di superficie oltre a una ricercatezza e delicatezza di sentimento che solo Dufy poteva dare”. Sebbene in alcuni dipinti del suo ‘primo periodo’ emerga come un pallido ricordo del ‘pointillisme’ di Seurat e, più tardi, dei suoi amici ‘Fauves’ André Derain e Maurice de Vlaminck, Dufy sembra ubbidire solo alla luce, al colore ‘illuminato’, al candore di forma e sostanza nei suoi quadri, ritagliandosi uno spazio unico nell’arte francese tra il XIX e il XX secolo.
Le sue vele colorate nei porticcioli del Midi francese, così semplici, quasi iconiche sono pura poesia così come i fantini dalle giubbe colorate negli ippodromi del nord. Se si potessero ‘musicare’ i suoi quadri, ne scaturirebbe una musica simile alla enigmatica serenità di un simbolista come Claude Debussy, ma ancor di piùdi Eric Satie (bizzarro personaggio che collezionava ombrelli ma non li usava per non bagnarli…) al quale dobbiamo tra l’altro l’onirica dolcezza della Gymnopédie e delle Sonatine per piano solo. Subì, indubbiamente e come quasi tutti i pittori dell’epoca, la lezione di Cézanne e un ‘ammiccamento‘ al cubismo di Georges Braque è quasi evidente nel quadro del 1906 “La finestra dai pannelli colorati”.

Ma Dufy fu una ‘eccezione’ tra gli artisti dell’epoca, come ricorda Berthe Weill, la sua prima mercante d’arte.

L’artista di Le Havre era un bohémien che non sapeva essere triste, un pittore di professione che assaporava veramente la gioia di vivere,

scrisse la Weill nel suo diario.

Dufy ha la grazia e il fascino di un superbo maestro minore – aggiunse Sam Hunter – raramente commuove, ma non manca mai di incantare.

I suoi dipinti, aggiungiamo timidamente noi, sono vere e proprie ‘istantanee di sogni’.

A proposito di Raoul Dufy ultima modifica: 2022-10-17T13:36:15+02:00 da MARIO GAZZERI
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