Liedholm e Viola, quelli che ci credevano

ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Nils Liedholm e Beppe Viola sono due simboli di quando il calcio era poesia, passione popolare autentica, magia, meraviglia, un romanzo corale che includeva chiunque e appassionava milioni di persone per la sua genuinità. Li abbiamo amati anche per questo, il Barone rossonero che trovò gloria, e che gloria!, anche a Roma e il giornalista galantuomo, compositore e sceneggiatore, che seppe raccontare lo sport con un garbo oggi sconosciuto. Narra la leggenda che una domenica San Siro si alzò in piedi ad applaudire il suo campione: dopo ci que anni, sua maestà Liedholm aveva sbagliato un passaggio. Basterebbe questo per rendere l’idea del mito in questione, icona del Milan del dopoguerra, protagonista, insieme a Gren e Nordhal, del trio svedese Gre-No-Li, artefice della rinascita del club quarantaquattro anni dopo l’ultimo scudetto. Era il Milan del presidente Trabattoni, del giovane Lorenzo Buffon e, più avanti, del fenomeno uruguaiano Juan Alberto Schiaffino, uno dei due protagonisti del “maracanazo” che aveva lasciato attonito il Brasile nel ’50, provocando un’ondata di infarti e di suicidi in un paese per cui il calcio era, e continua a essere, una religione laica. Cento anni dalla nascita e quindici dalla scomparsa, quanto ci manca Lidas!

Basti pensare che fu lui il demiurgo della stella rossonera nel ’79, nell’anno dell’ultimo Rivera, prima del periodo più buio della storia milanista, fra illecito sportivo e retrocessione sul campo, rischio di fallimento e nubi nerissime che si addensavano nel cielo di una città, calcisticamente parlando, abituata a dominare in Italia e in Europa. Poi sarebbe arrivato Berlusconi, ma questa è un’altra storia. Il Barone, nel frattempo, era andato a cercar fortuna a Roma, e lì, nell’83, aveva firmato il miracolo di uno scudetto atteso quarantuno lunghissimi anni, grazie al genio carioca di Falcão, alle reti di Pruzzo, alle parate di Tancredi, alle giocate esemplari di Bruno Conti e alla passione di una città che aveva saputo accogliere e abbracciare due nordici, il presidente Dino Viola e per l’appunto Liedholm, facendoli sentire romani d’adozione.

Fu quell’incontro di calore e tecnica, idealismo e concretezza, un po’ lo spirito di Pertini e un po’ quello di Bearzot, frutto delle idee e del vissuto profondo di uomini che avevano visto con i loro occhi gli orrori delle guerra e la faticosa gioia della ricostruzione, fu quella fusione perfetta di mondi e di universi culturali e valoriali a rendere possibile ciò che nella capitale, fino a quel momento, sembrava impossibile.

Beppe Viola

Quanto a Beppe Viola, era uno dei simboli della Milano di Jannacci, quella di Vincenzina davanti alla fabbrica, del “Derby”, di Dario Fo e di Gaber, la Milano in cui il nostro intervistava Rivera in autobus, mandava in onda un derby del passato per evitare agli spettatori l’onta di una partitaccia indegna della tradizione, scriveva canzoni indimenticabili e una sceneggiatura per Monicelli. Era entrato in RAI in seguito a una chiacchierata d’esame con Enzo Biagi: “Il governo Fanfani, secondo lei, è di destra o di sinistra?”. “Dipende dai giorni”.

In quello scambio c’era tutto Beppe Viola, mite e umano come pochi, un gentiluomo d’altri tempi, stroncato da un’emorragia cerebrale a soli quarantadue anni, quarant’anni fa, alle soglie della Milano da bere, quando stava cambiando tutto e le fabbriche cominciavano a interessare assai meno anche alla sinistra. Lui se n’è andato prima, come se avesse dato un’occhiata a una personalissima palla di vetro e scorto un futuro da brividi. Del resto, era sempre stato un precursore, un innovatore, un rivoluzionario garbato, senza perdere la tenerezza, virtù proprie degli innovatori degni di questo nome e di coloro che non si sono mai arresi e non si arrenderanno mai alle oscenità del mondo. Quelli che… Liedholm e Viola, figli di un’altra epoca. Una stagione perduta, un tempo da ritrovare.  

Liedholm e Viola, quelli che ci credevano ultima modifica: 2022-10-17T20:20:13+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento