Se il caso Berlusconi non si chiude, inevitabile tornare alle urne

GUIDO MOLTEDO
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Silvio Berlusconi, non senza buone ragioni, teme il giustizialismo missino molto più di quello “comunista”. Con una presidente del consiglio che può progressivamente assumere il controllo delle leve di poteri cruciali – servizi, carabinieri, polizia, fiamme gialle, il ministero della giustizia, forze armate – e mettere nei posti chiave le sue pedine, i partiti alleati si devono rassegnare a una posizione subalterna e, nel caso di partner irrequieti come Berlusconi e Salvini, a essere “controllati” ed eventualmente sanzionati.

Il timore del Cavaliere di restare ostaggio si fa vieppiù forte se s’unisce a quello di un’opa politica meloniana-larussiana, probabilmente già in atto, nei confronti di quel che resta del suo regno politico. Di qui l’importanza strategica di avere persone di assoluta fedeltà in posti chiave del governo, innanzitutto, ovviamente, la Giustizia. Di qui, inoltre, l’asserzione ribadita di posizioni politiche specifiche, “controcorrente”, come quelle diffuse non si sa quanto volutamente sulla sua relazione con Putin, che hanno il sapore di possibili ritorsioni, se non sarà tenuto nella dovuta considerazione nella costituzione del nuovo governo e nelle future assegnazioni di posti di sottogoverno di peso, in modo tale da dissipare i timori di finire, lui, in una condizione “ricattabile” da parte di Giorgia Meloni.

È fuorviante far prevalere il fattore umano su quello politico – e di potere – nella valutazione delle sortite di Berlusconi, anche quelle apparentemente da matto da legare. Il barzellettismo e il battutismo sono, per lui, solo il condimento comunicativo di scelte tutte e solo politiche. (E intanto tutti a parlare di Lambrusco con, si dice, un’impennata delle sue vendite…, ma questa è un’altra storia).

Insomma, se le impuntature di Silvio sono vere e sono politiche, e lo sono, – al di là dell’apparente folklore – si torna al voto. Matteo Renzi sostiene il contrario, sostiene che il governo si farà sicuramente, e lui è il massimo indiziato di un possibile soccorso per riempire il vuoto eventualmente lasciato dal forfait di Berlusconi. Scenario questo improbabile per tante ragioni politiche e, soprattutto, perché una “toppa” così non si può cucire in poche ore, proprio nella fase iniziale del nuovo governo.

Non resta dunque che la resa di Berlusconi. Se non ci sarà, il ritorno alle urne sarà inevitabile. Basta leggere la dichiarazione, in serata, di Giorgia Meloni: Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del Governo, a costo di non fare il governo.

Immagine di copertina: Silvio Berlusconi ritratto da George W. Bush

Se il caso Berlusconi non si chiude, inevitabile tornare alle urne ultima modifica: 2022-10-19T19:54:30+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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