Un canzoniere come un erbario medievale

La poesia di Luigi Bressan.
MAURIZIO CASAGRANDE
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Di primo acchito le quattro sezioni della Viola di Bressan, il libro che su tutti gli è più caro e che forse meglio lo rappresenta, darebbero l’idea di un erbario alla maniera medievale, nel senso almeno che l’esatta descrizione di fiori e piante s’intreccia spesso a divagazioni tra il favoloso e il recupero memoriale dell’infanzia attingendo, per riformularli in nuovi contesti, al filone della poesia didascalica come pure ad un melos che si propone in una avvolgente forma affabulatoria e quasi narrativa sul modello di Bertolucci, soprattutto nelle due ultime sezioni.

Né va trascurato il fatto che, alla pari di quasi tutti gli altri vegetali menzionati nella silloge, la viola in oggetto è polivalente giacché corrisponde sia al caratteristico fiore col suo colore e profumo, sia soprattutto alla persona, come alla voce, del soprano Elisabeth Schwarzkopf; sul piano metaletterario, inoltre, essa vale quale correlativo dello stesso atto poetico ridotto alla fragilità della sua pura essenza, la voce, appunto:

Ma la voce ogni volta soggiace, / povera regina, al capriccio di tutti, / in fondo alla conchiglia dell’ascolto (Viola ‘Schwarzkopf’, I, p. 15).

Una lettura più attenta mette in evidenza altri accordi in questa compiuta sinfonia, in particolare l’imporsi della triade donna/fiore/eros, che viene a contrapporsi a una altrettanto presente pulsione di morte, entrambe temperate dalla sensualità delicata che appartiene da sempre al poeta di Agna, fin dagli esordi in dialetto veneto (codice cui Bressan ha rinunciato a partire dalla raccolta del 2007, Quando sarà stato l’addio?, con cui adottava la lingua):

In ogni angolo c’è un morto: / ranocchio, passero, lucertola, / stecchiti con il loro odore. // Tutto qui è morto, e pure il mondo, / che non l’ha capito ancora (La flora, III, pp. 55-57).

Un valore particolare acquista la citazione da Monet collocata in esergo alla lirica Ninfee, davvero illuminante quanto a dichiarazione d’intenti: «Il soggetto è secondario, quel che voglio riprodurre è ciò che si trova tra me e il soggetto» (I, p. 29), cioè a dire la poesia concepita come interstizio tra le cose e come relazione autentica, piuttosto che come autocompiacimento dell’assoluto o virtuosismo del singolo, in un dialogo a distanza nel registro di toni, semitoni e sfumature con Mauro Sambi, poeta altrettanto sensibile a tali suggestioni.

E tuttavia anche il dialetto fa spesso capolino in questi versi, ora sottotraccia nella libertà di qualche costruzione sintattica, più spesso in prestiti o calchi lessicali magari italianizzati, ma quasi sempre con scelte che privilegiano sonorità e accordi dissonanti o suoni aspri, in controtendenza rispetto alla musicalità naturale della parlata veneta e in piena sintonia, viceversa, rispetto alle contingenze che hanno favorito la nascita di questa raccolta nel bel mezzo della pandemia da coronavirus.

Qua e là Bressan concede attenzione anche ai volatili, tema ricorrente nei suoi versi, e tuttavia vogliamo concludere su uno dei testi più ispirati in endecasillabi sciolti che vale da bilancio esistenziale e quale omaggio memoriale a una natura ancora vergine, quella friulana dell’immediato dopoguerra:

Mi cercherai poi nella tua tarda età, / coeva al pentimento, in qualche libro, / ma non mi troverai, sarò scomparso / con le certezze della tua memoria (Iris nano delle risorgive, III, p. 73).

Luigi Bressan

A livello intertestuale la lirica rimanda, nel tema come nel titolo, al testo di Marco Munaro Giglio delle risorgive (in Berenice, Rovigo 2014), con l’avvertenza che “Alle Risorgive” era  il nome dell’osteria abitualmente frequentata in Codroipo dall’amico Amedeo Giacomini; sullo stesso terreno e nella modalità del dire, tacendo, in Digitale (III, p. 75) Bressan chiama in causa espressamente Pascoli, Rimbaud, Campana (indicandolo col nome di battesimo: Carlo Giuseppe) e Brodskij, allo scopo di ricondurre la poesia dal piano nobile delle simbologie oscure a quello della più piana comunicabilità, mentre nella stessa sede affida a Rimbaud (più confidenzialmente, Arturo) il compito di muovere una blanda critica ai vizi più ricorrenti nell’universo della lirica dei nostri giorni, rendendo implicitamente omaggio allo stesso tempo alla lezione di Pierluigi Cappello con l’evocare un celebre luogo di Dentro Gerico:

Salito un tavolino del caffè / Arturo ha pisciato sui poeti. / Lui che dal primo vagito all’ultimo fiato / ha scritto vivendolo il suo verso // […] … E allora? / Non saprei, ho scritto due parole / in un foglio, l’ho tappato in una / bottiglia e l’ho gettato a mare: / Adieu!» (Ibidem).

Quanto ai testi dell’ultima sezione, spiccano su tutti Abele (pp. 81-83) e Siete qui, cari (pp. 89-93): se infatti nel primo affiora a chiare lettere il senso dello svanire delle cose e della solitudine distintivi della tarda età:

Ti vedi lasciarti nel letto la mattina che piove, / mentre le facce del sonno ti vengono da torno, / il loro silenzio non dimentica nulla. / Ti vedi cercare dove hai lasciato una scarpa. / La solitudine si posa su ogni cosa. / Lei se n’è andata da un vento di stagioni. / C’è la sua aria nella casa e parole / che arrivano a carezzarti o stanno via giorni / nell’ombra delle stanze dove non vai;

nel secondo, e anche in altri, l’autore arriva a fare i conti con la prospettiva della fine ma, com’è sua consuetudine, con animo sereno e immaginandola nella modalità di una grandiosa rimpatriata con tutte le persone care che non sono più:

Ma tutti insieme a spingere il carretto / traboccante fascine della Melia, / la madre ottantenne di Brunetto, / che le aveva istallato il “mosifone” / e lei voleva stare accanto al fuoco. / Ancora quattro salti dietro al carro, / restiamo a fare un poco di casino, / spingiamo, ragazzi, e poi lasciamo….

La viola di Strauss / Strauss’s violet
di Luigi Bressan
traduzione di Gabriele Codifava
lettera all’autore di Danilo Cavaion
Ronzani editore, 2022Prezzo: euro 12,00.

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Un canzoniere come un erbario medievale ultima modifica: 2022-10-20T20:00:14+02:00 da MAURIZIO CASAGRANDE
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