Sandro Mazzola, ottant’anni in memoria

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Incredibile ma vero, Sandro Mazzola ne fa ottanta. Il baffo più famoso del calcio italiano raggiunge questo prestigioso traguardo, e noi lo guardiamo con stima, ammirazione e quell’affetto che si deve ai più grandi, a coloro che ci hanno trasmesso e regalato qualcosa di importante, a quei personaggi destinati a rimanere in eterno nella memoria collettiva. Non a caso, dopo la trionfale notte del Prater di Vienna, quando l’Inter di Herrera conquistò la sua prima Coppa dei Campioni grazie a una doppietta di Sandro e a un gol di Milani, Ferenc Puskás, leggenda del calcio mondiale, gli si avvicinò a fine partita e gli disse che era degno di suo padre.

Già, Valentino: il dolore mai rimarginato per la tragedia di Superga, una perdita che ha segnato la sua vita ed è stata alla base del suo smisurato desiderio di non giocare solo per il cognome che portava ma per la sua innata bravura. Perché Sandro, scoperto e valorizzato da Benito Lorenzi, detto “Veleno”, toscanaccio burbero dal cuore d’oro, era molto più di un figlio d’arte. Molto dotato anche nel basket, trovò nel calcio la sfida di cui avvertiva il bisogno per sentirsi in pace con se stesso e coi suoi demoni, e, dopo gli esordi con Meazza, tecnico delle giovanili nerazzurre, fu l’avvento di Helenio Herrera alla guida della prima squadra a cambiare per sempre la sua vita e il suo immaginario. Era la Grande Inter, una preghiera laica che ogni bambino recitava a memoria assai prima delle terzine dantesche o dei capolavori di Leopardi, era l’educazione sentimentale all’interismo dei figli del boom, era la bellezza di un’Italia che trovava il suo riscatto dopo l’abisso della guerra e i lunghi e faticosi anni della ricostruzione, era un gruppo di amici, prim’ancora che di calciatori, in cui abbondanavano i fuoriclasse ma nessuno si sentiva indispensabile. E poi era Sandro, con il suo talento smisurato, protagonista in campo per quasi venti stagioni, idolo della tifoseria, contraltare di Rivera sia nel derby di Milano che in Nazionale, artefice dei successi più importanti di ben due decenni e, in seguito, dirigente di primo piano e, infine, apprezzato opinionista televisivo.

Non sorprende, dunque, che ci fosse proprio lui accanto a Civoli nella notte straordinaria di Berlino, come non ci sorprende che abbia continuato ad accompagnare l’Inter in ogni vittoria, oltre ad aver celebrato il centenario della sua squadra del cuore e ad aver visto tornare in auge anche il Toro, troppo a lungo svilito e maltrattato, in spregio a una storia che avrebbe meritato ben altro rispetto. Sandro Mazzola è una sfida che viene da lontano, un’avventura destinata a non finire, uno di quei personaggi che hanno scritto pagine indelebili del costume nazionale e un uomo con cui identificarsi, in quanto esempio di correttezza, lealtà e garbo senza eguali. A Sandro, ai suoi giorni, alla sua bellezza d’animo e alla sua classe sempre al servizio della causa collettiva va il mio pensiero. Ottant’anni in memoria, e Valentino lassù orgoglioso di lui.

Immagine di copertina: Sandro Mazzola prova la Vespa 50, osservato dai suoi compagni di squadra, 1963.

Sandro Mazzola, ottant’anni in memoria ultima modifica: 2022-10-29T09:00:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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