André, Arlette, Venezia

Il ricordo di André-Yves Portnoff, un grande uomo, un amico, un amante di Venezia.
MARIO SANTI
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È morto André-Yves Portnoff.
André era Arlette e Arlette era André.
Legati, indissolubili. 
Così – insieme – firmavano i loro articoli per ytali.
La ragione è che non ci sarebbe stato André senza Arlette e non si sarebbe stata Arlette senza André.

Una vita insieme, da quando lui la vide, bellissima, affascinante cedere il posto a suo padre in un battello a Venezia. Figlio di padre russo e madre fiorentina, lui, belga lei. Una coppia internazionale che viveva a Parigi ma aveva passato lunghi periodi in altri paesi. Sempre insieme e sempre con quella Venezia nel cuore, alla quale non hanno potuto e voluto mai rinunciare, con frequenti e periodiche visite nella nostra città.

Non mi soffermerò sul fatto che André era un uomo dal profilo potente. Basti vedere le poche righe che lo presentano tra gli autori di ytali

André-Yves Portnoff è direttore dell’Observatoire de la révolution de l’intelligence presso Futuribles international, centro di prospettiva parigino. Nel 1983 è stato uno degli autori del primo rapporto francese sulla società immateriale La révolution de l’intelligence, e su questo tema ha concentrato in seguito il suo pensiero. Lavora come consulente in strategie, innovazione e valutazione del capitale globale di imprese e organizzazioni. Insegna management e strategia presso la Haute école de gestion di Friburgo, Svizzera.

Qui non voglio celebrarne le virtù intellettuali, ma parlare dello spessore umano dell’André (e dell’Arlette) veneziani, a partire da come li incontrai.   

Anni fa, una coppia di amici – Ottavio e Iaia – li conobbero a una cena a Venezia e capirono subito il rapporto strettissimo che li legava alla nostra città. Così quando i miei amici partirono per una vacanza, offrirono ad Andrè e Arlette di stare a casa loro prendendosi cura della gatta Salomè. André e Arlette accettarono con entusiasmo.

Fu l’anno che li conobbi anch’io.

Frequentatori abituali di Venezia, quell’anno furono molto contenti di “abitare” vicino alla casa di Aldo Manuzio.

Già perché Andrè era (quanta fatica faccio a non scrivere “è” ) un intellettuale “umanista”. 

Scriveva per una rivista, Fututibles, che fonde i due termini “futuro” e “possibile” e che si sottotitola “l’anticipazione al servizio dell’azione” . 

Ma questo “sguardo lungo” André lo traeva dal passato, dagli insegnamenti della storia e delle persone.

Per questo era un grande ammiratore di Manuzio. Ha sempre sostenuto che Aldo, con la sua capacità di portarvi la stampa e di farne un’industria fiorente, fece della Venezia degli inizi del 1500 il centro capace di attrarre i pensatori e gli innovatori dell’epoca e di rendere questo gruppo un motore per la sua evoluzione, molto ascoltato dai governanti della Serenissima.

Allora Venezia era il centro della modernità, quello che cinque secoli dopo sarebbe stata la Silicon Valley.

André e Arlette non si capacitavano che una città che ha tutte le caratteristiche culturali e ambientali per essere la città del futuro sia nelle condizioni di decadenza in cui si trova oggi.  

“Mi ha lasciato senza ritorno il 9 ottobre. Vi ringrazio per tutte le vostre attenzioni e per i messaggi di simpatia: Arlette Portnoff”

A Venezia frequentavano intellettuali, artisti, ambientalisti.  A loro chiedevano come fosse possibile non unire l’artigianato di servizio a quello di qualità legato all’arte e alla cultura, all’ambiente lagunare.  E trovare in questa vocazione le basi per dare lavoro.  Ai giovani e a tutti quelli che non vogliono uniformarsi al triste destino della monocultura turistica.

Andrè mi è stato caro perché era un intellettuale onesto e capace di spiegare il valore formativo e innovativo dell’umanesimo, della storia, della cultura dell’esperienza. E un uomo generoso, sempre pronto a spendersi per la sua Arlette, ma anche per amici e persone che apprezzava.

Aveva la capacità di essere assieme il formatore ricercato delle grandi aziende innovative e il tenace sostenitore delle cause giuste, come lui considerava la salvezza della sua amata Venezia. 

Della città e degli abitanti e della Laguna. 

In Francia, André e Arlette hanno ripreso e diffuso con i loro canali articoli e battaglie che Ytali ha fatto sulla città: hanno sostenuto la causa dell’estromissione delle grandi navi dall’ambito lagunare, della necessità di un riequilibrio morfologico e idraulico per salvare la Laguna, in opposizione alla semplificazione “affaristica” del Mose.

Un uomo che qualsiasi Sindaco degno di questo nome avrebbe potuto scegliere come ideale “ambasciatore di Venezia nel mondo”. Capace di essere anche “ambasciatore del mondo a Venezia”.

Purtroppo, da molto tempo Venezia non è governata da figure di questa levatura (e non penso solo alle ultime due consiliature).

Allora, più modestamente, gli dicevo che mi sarebbe piaciuto che lanciasse l’idea di mettere insieme una riedizione dell’”Accademia Aldina”. In modo tale che fosse stato in grado, con la lungimiranza che ebbe Manuzio nel riunire attorno a sé le forze migliori del suo tempo, di mettere insieme le forze culturali e scientifiche dei saperi positivi sulla Venezia di oggi.  Che sono tante e diffuse nel nostro territorio e nel mondo.

Ma Andrè é morto.

Agli inizi di ottobre.  Forse occupandosi, come sempre, prima delle condizioni di Arlette (provata dai suoi problemi fisici) che di curare sé stesso. Ma così era fatto lui e così era fatta lei, l’uno per l’altra.

E così ho perso, credo di poter dire che in molti e molte, anche qui a Venezia, abbiamo perso un amico generoso, intelligente, buono, forte.

E penso ad Arlette, che ora si sentirà abbandonata, in una situazione terribile, di dolore e solitudine.

L’aggravarsi dei problemi fisici l’avevano resa sempre più dipendente dall’amore e dalla dedizione che André le portava, fino a gestire la sua giornata fisica e anche la sua comunicazione (che sempre più passava attraverso di lui).

Non so se lei riuscirà a vedere questo ricordo.  Ma se lo facesse, vorrei dirle che ha un modo per ricordare André, il suo compagno, l’amore della sua vita, nel modo migliore.  Prendere lei, Arlette, la forza di Andrè, farla propria, perché noi tutte e tutti vi abbiamo sempre pensato come un “unicum”: André a Arlette.  

Ora sei tu, solo tu, il “tutto unico“.  Sei tu Andrè e Arlette”. Continua a esserlo. Per te e per lui.  E per noi. 

E vorrei che sentisse l’abbraccio delle persone amiche: stretto stretto, forte. 

André, Arlette, Venezia ultima modifica: 2022-10-31T19:25:00+01:00 da MARIO SANTI
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1 commento

Manuela 2 Novembre 2022 a 15:48

Bravo Mario, hai inviato uno splendido abbraccio, fino lassù, dove Andrè attende con pazienza la sua Arlette.

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