La sconfitta elettorale di Bolsonaro è solo l’inizio

La nostra rivolta e l’indignazione devono restare accese. Paulo Freire insegna.
FERNANDO CASSÍO
Condividi
PDF

Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partido dos Trabalhadores, il partito da lui fondato nel 1980, ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali brasiliane, ed è stato eletto presidente del Brasile per la terza volta. Lula ha battuto l’attuale capo dello Stato, Jair Bolsonaro (Partido liberal), il primo presidente che abbia fallito nel suo tentativo di rielezione. Il Tribunale superiore elettorale (Tse) ha ufficializzato la vittoria: col 98,86 per cento del totale delle sezioni scrutinate, Lula ha ottenuto il 50,83 per cento dei voti (59.596.247), contro il 49,17 di Bolsonaro (57.675.427).
Il presidente uscente non ha commentato i risultati pubblicati dal Tse e non ha neppure riconosciuto la vittoria dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

Ma che cosa è stato il bolsonarismo, in particolare nel campo educativo, e cosa ne sarà, all’opposizione, è materia di un commento pubblicato da Carta Capital, A derrota eleitoral de Bolsonaro é só o começo, che proponiamo ai nostri lettori.

Paulo Freire

Pedagogia da Indignação (Per una pedagogia dell’indignazione), pubblicato postumo nel 2000, è l’ultimo libro di Paulo Freire, una raccolta di lettere pedagogiche sui rapporti tra famiglie, figli, insegnanti e studenti, in un linguaggio accessibile al grande pubblico. Freire se ne andò prima di portare a termine il lavoro, così delle lettere pedagogiche restano solamente tre. L’ultima, scritta il 21 aprile 1997, che è anche il suo ultimo testo, tratta del barbaro assassinio del pataxo Galdino Jesus dos Santos.

Freire è spesso ricordato per la pedagogia della prassi, il metodo rivoluzionario di alfabetizzazione che porta il suo nome, e per la bellezza, la simpatia e l’umanesimo che traboccano nei suoi scritti. L’educatore è anche, nonostante tutto, un uomo indignato, che rivendica il diritto di provare una “giusta ira” basata su una “rivolta di fronte alla negazione del diritto a ‘essere di più’”. In Pedagogia dell’autonomia (1996), altra opera della sua maturità, Freire afferma di non essersi mai permesso di incrociare le braccia di fronte alla miseria, schivando la propria responsabilità nel discorso cinico “che sostiene l’impossibilità di cambiare perché proprio questa è la realtà”.

L’educatore indignato che dà valore all’ira giusta, sa differenziarla dall’odio puro e semplice o – per dirla con le sue parole – dalla “rabbia sfrenata”. Riguardo all’omicidio di Galdino, Freire osserva che non è possibile “rifare questo paese, democratizzarlo, umanizzarlo, renderlo serio, con adolescenti che giocano a uccidere le persone, offendono la vita, distruggono il sogno, rendono impossibile l’amore”. Freire non è vissuto fino al secondo decennio del 21mo secolo per vedere Jair Bolsonaro e i suoi tirapiedi istigare bambini e ragazzi a una rabbia senza freni, che prospera nella serie di casi terrificanti di violenza armata che hanno avuto luogo nelle scuole di tutto il paese.

All’inizio di questo mese, un quindicenne ha sparato a tre compagni di classe in una scuola statale di Sobral, un centro conosciuto per la qualità dell’istruzione. Due persone sono state colpite alla testa. L’arma della sparatoria era registrata nella fattispecie di “collezionista, tiratore sportivo, cacciatore” (“Colecionador, Atirador Desportivo e Caçador” CAC). Dobbiamo al governo Bolsonaro – e alla sua rabbia di armare fino ai denti la popolazione civile – la divulgazione dell’acronimo CAC.

In una scuola municipale della città nordestina di Barreiras, pochi giorni prima della tragedia di Sobral, un quattordicenne ha accoltellato a morte un compagno in sedia a rotelle. Oltre al machete e al rasoio portava con sé la pistola di suo padre, poliziotto militare in pensione che teneva l’arma sotto il materasso. Le prime indagini hanno mostrato che sui social l’adolescente diffondeva discorsi razzisti e LGTBfobici. In un post scrive:

Non ho mai pensato che il Nordest fosse così disgustoso. Lesbiche, gay ed emarginati in massa pensano di essere degni di conoscermi e di conoscere la mia santità. Farò loro implorare la mia misericordia, proveranno l’ira di Dio.

E prima che qualcuno si precipiti a confondere le cose, va detto che il dibattito sul bullismo nelle scuole e le sue conseguenze psichiche potenzialmente terribili non va confuso con la diffusione delle armi e l’incitamento all’odio promossi dal governo Bolsonaro e dai suoi sostenitori: questo è ciò che uccide le persone, offende la vita, distrugge i sogni e rende impossibile l’amore. I numeri della diffusione delle armi da fuoco sono terrificanti: tra gennaio 2019 e marzo 2022 sono stati aperti in Brasile 1.006 club di tiro, quasi uno al giorno. Tra il 2018 e il 2021 il numero di nuove armi immatricolate nel paese è più che raddoppiato. Nei sedici stati in cui Bolsonaro ebbe più voti nel 2018, l’aumento è stato del 320 per cento.

D’altra parte, la diffusione dell’odio, per quanto difficile da misurare, si fa sentire quotidianamente nelle scuole elementari e in quelle medie e superiori di questo paese. Pochi giorni fa la nipote di un amico, una bambina di otto anni, gli ha chiesto se Lula è favorevole al consumo di carne di cane, avendo sentito a scuola (nel municipio di San Paolo) che la picanha (carne allo spiedo) che Lula citava nei suoi discorsi sarà ottenuta dalla carne di cani soppressi. Questo è il livello di brutalità prodotto da questo mascalzone. Bambini di otto anni che temono che i loro cuccioli finiscano sul barbecue per ordine del Pt.

Nessuno si stupisca della rinascita, presto, di escrescenze reazionarie del tipo “scuola non di parte”, che avevano perso forza negli ultimi anni a causa della difficoltà di parlare d’imparzialità avendo la lingua incollata alla suola delle scarpe presidenziali. La bava tossica dei reazionari è molto più fluida quando sono all’opposizione, con la differenza che ora ci sono più difese d’un tempo. I movimenti di censura e persecuzione nell’istruzione di base sono stati già posti nell’illegalità dal Tribunale supremo federale. Nelle università c’è invece ancora molta strada da fare in termini di rafforzamento dell’autonomia universitaria, compito rimandato dalla generazione post-Diretas che non credeva alla possibilità del ritorno della dittatura e del fascismo. Ma Adorno e Brecht avevano avvertito…

Mentre il branco mormorava che Lula avrebbe creato bagni unisex nelle scuole, si contavano quasi quattromila scuole senza neppure un bagno funzionante in Brasile. Intanto, da parte sua, il toro impotente annunciava, come esempio della grande politica di alfabetizzazione del suo governo, una app per insegnare ai bambini a leggere e a scrivere che sarebbe, grida, molto meglio del metodo di Paulo Freire (di alfabetizzazione degli adulti).

La crudeltà verso bambini e adolescenti abbonda anche tra questi difensori della famiglia che, paradossalmente, riescono a malapena a mascherare i loro desideri criminali: Da Bolsonaro che ha sentito “un’atmosfera” quando ha visto ragazze quattordicenni col viso truccato, a Damares [Alves, ministro delle donne, della famiglia e dei diritti umani] che ha raccontato con l’acquolina in bocca le peggiori perversità praticate contro i bambini. Questi vigliacchi, e i loro fanatici seguaci, continueranno ad attaccare scuole e insegnanti. […]

Ho tirato in ballo Paulo Freire per ricordare che l’odio e i progetti odiosi del bolsonarismo sono combattuti anche con quella giusta rabbia che il nostro più grande educatore ha rivendicato il diritto di provare. Sì, è tempo di fronti larghi, alleanze pragmatiche, è tempo di sospendere le rivalità in nome dell’obiettivo comune di sconfiggere il fascismo alle urne. Ma occorre anche mantenere alti i livelli dell’indignazione e della rivolta contro ciò che questo progetto ha provocato e continuerà a provocare nelle nostre scuole e università.

Giorni fa, a Foz do Iguacu, qualcuno ha chiesto come fosse possibile superare la paura e resistere in uno stato governato da nemici dell’educazione che sostengono Bolsonaro. Al che un insegnante ha risposto: camminando insieme. Ebbene la nostra sfida storica è rendere la nostra parte sempre grande e arrabbiata dei fascisti.

La sconfitta elettorale di Bolsonaro è solo l’inizio.

La sconfitta elettorale di Bolsonaro è solo l’inizio ultima modifica: 2022-10-31T21:36:24+01:00 da FERNANDO CASSÍO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento

sostieni ytali.com

la sua indipendenza dipende da te

YTALI.COM È UNA RIVISTA GRATUITA E INDIPENDENTE. NON HA FINANZIATORI E VIVE GRAZIE AL SOSTEGNO DIRETTO DEI SUOI LETTORI. SE VUOI SOSTENERCI, PUOI FARLO CON UNA DONAZIONE LIBERA CHE ORA È ANCHE FISCALMENTE DETRAIBILE O DEDUCIBILE DAL TUO REDDITO, PERCHÉ SIAMO UN’A.P.S. ISCRITTA AL R.U.N.T.S. (art 83 Dlgs 117/2017)