Midterm, ancora un duello tra Biden e Trump

Le elezioni di metà mandato sono un test per il presidente e su una sua possibile ricandidatura nel 2024. Ma sono anche un test per Donald Trump che aspira a essere ancora il candidato repubblicano alle presidenziali. Sullo sfondo rimangono gli aiuti militari e finanziari all’Ucraina (e il ruolo internazionale degli Stati Uniti).
MARCO MICHIELI
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L’8 novembre si terranno le elezioni di metà mandato per l’elezione di tutti i seggi della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Queste elezioni si tengono ogni due anni e quando cadono a metà del mandato quadriennale del presidente sono chiamate midterms. Attualmente i democratici del presidente Joe Biden controllano la Camera dei Rappresentanti, con un sottile margine, e il Senato dove hanno lo stesso numero di senatori repubblicani ma la vicepresidente Kamala Harris, che presiede il Senato, garantisce la maggioranza.

Le elezioni si tengono in un contesto di grandi difficoltà per il presidente Biden che sconta un indice di gradimento molto basso, soprattutto per quanto riguarda l’economia, l’inflazione, la criminalità e l’immigrazione. Oltre all’economia e all’inflazione (ai massimi da quarant’anni), queste elezioni saranno decise anche su altre questioni chiave, tra cui il diritto all’aborto e l’assistenza sanitaria.

Le midterm elections saranno anche un indicatore delle elezioni presidenziali del 2024. Se Biden dovesse uscirne molto indebolito, molti scenari sono aperti rispetto alla sua decisione di correre per un secondo mandato. Ma anche per i repubblicani vi potrebbero essere problemi. Se molti dei più di duecento candidati sostenuti dall’ex presidente Donald Trump in varie competizioni dovessero perdere, un’altra candidatura presidenziale dell’ex presidente potrebbe trovare degli ostacoli. E la vittorie di governatori repubblicani, come il governatore della Florida Ron DeSantis, potrebbero aprire la strada a nuove candidature nel Partito repubblicano per le presidenziali.

Attualmente i sondaggi danno per persa la Camera dei Rappresentanti per i democratici, mentre il Senato resta in bilico. Mentre i democratici fanno campagna elettorale su assistenza sanitaria, cambiamento climatico e diritto all’aborto, i repubblicani parlano dello stato dell’economia e, ultimamente, di criminalità e immigrazione. Mentre i dem riescono a mobilitare i loro elettori con appelli a proteggere la democrazia e il diritto all’aborto, tuttavia gli elettori indipendenti sono molto più concentrati sulle loro preoccupazioni relative al costo della vita. E su questo il messaggio dem è più debole.

Che la situazione sia difficile per i democratici lo attesta anche la decisione dell’ex presidente Barack Obama di fare campagna elettorale in questi giorni in Michigan, Wisconsin e Georgia, tre importanti swing states che comprendono alcune delle gare di midterm più combattute.

CAMERA DEI RAPPRESENTANTI

In generale il partito del presidente perde quasi sempre seggi nelle elezioni di metà mandato, cosa che è accaduta in 37 su 39 (92 per cento) delle elezioni di metà mandato dall’inizio della Guerra Civile. E i democratici hanno attualmente una maggioranza di 220-212, con tre seggi vacanti. Significa che i repubblicani non hanno bisogno di molti seggi per riconquistare la Camera. Tuttavia i margini con cui i repubblicani potrebbero vincere queste elezioni saranno importanti per la capacità di governare di Kevin McCarthy, l’attuale leader della minoranza repubblicana alla Camera e probabile futuro Speaker al posto di Nancy Pelosi. Una maggioranza risicata gli renderebbe comunque la vita difficile in un partito come quello repubblicano profondamente diviso al suo interno.

Le elezioni più importanti si svolgeranno nei distretti suburbani che Biden e i democratici della Camera hanno conquistato di poco nel 2020. La maggior parte dei distretti della Camera non è tuttavia competitiva, grazie a un processo di riorganizzazione che consente alle legislature statali di disegnare i confini delle circoscrizioni congressuali, se lo decidono. Molte legislature hanno definito le circoscrizioni per avvantaggiare il proprio partito in quello che è più noto come gerrymandering. Secondo il Brennan Center for Justice, il recente redistricting ha portato a un numero inferiore di distretti competitivi rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi cinque decenni. In particolare, anche se la proceduta interessa sia democratici che i repubblicani, sono quest’ultimi che hanno maggiormente alterato la situazione a proprio favore.

La questione è anche oggetto di ricorsi giudiziari. Attualmente sono circa 72 le cause intentate di fronte a un giudice per contestare alcune mappe congressuali e legislative di 26 Stati in quanto ritenute discriminatorie dal punto di vista razziale e/o di gerrymandering partitico. Alaska, Maryland, New York, North Carolina e Ohio hanno ridisegnato le mappe legislative e/o congressuali su ordine dei tribunali statali. Il South Carolina ha accettato di modificare la sua nuova mappa elettorale senza un ordine del tribunale, ma la nuova mappa non entrerà in vigore prima del 2024. Nel frattempo, la Corte Suprema ha sospeso le sentenze dei tribunali federali che obbligano l’Alabama e la Louisiana a ridisegnare le loro mappe congressuali, in attesa dell’appello. 

Tuttavia, decine di seggi sono in gioco, compresi molti di quelli detenuti dai Democratici che nel 2018 hanno vinto nei distretti suburbani, conquistando la maggioranza per il partito in quell’anno.

Saranno da osservare anche i risultati dei candidati che sostengono che le elezioni presidenziali del 2020 siano state truccate a vantaggio di Biden. Secondo FiveThirtyEight, sono 170 i “negazionisti elettorali” in corsa per i seggi della Camera, e il 70 per cento (119) sono in corsa per un seggio di tipo “Solid R”, saldamente repubblicano. Nel frattempo, i candidati repubblicani che hanno accettato la legittimità delle elezioni del 2020 hanno meno probabilità di quelli che negano le elezioni di essere in seggi “Solid R”. Dei 67 candidati repubblicani che hanno accettato il risultato delle elezioni del 2020, 30 – ovvero il 45 per cento – sono in corsa in gare in cui hanno poche probabilità di vincere.

Il deputato californiano Kevin McCarthy, leader della minoranza repubblicana alla Camera, potrebbe essere il prossimo Speaker al posto di Nancy Pelosi

SENATO

Se fino a qualche giorno fa il Senato, pur apparendo competitivo, sembrava pendere verso i democratici – grazie anche alla debolezza di alcuni candidati repubblicani in seggi che i repubblicani devono mantenere o riconquistare – la situazione sembra essere oggi più incerta.

Dei 34 seggi senatoriali in palio alle elezioni di metà mandato, 14 sono democratici e 20 repubblicani. Di questi sono nove quelli dove la competizione elettorale è più forte e il risultato più incerto: Arizona, Colorado, Georgia, Nevada e New Hampshire attualmente in mano ai democratici; North Carolina, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin in mano ai repubblicani. Il controllo del Senato dovrebbe però passare attraverso queste competizioni chiave: Georgia, Pennsylvania, Ohio, Nevada, Arizona e Wisconsin. Sono tutti stati che Trump ha vinto nel 2016 – tranne il Nevada – e che Biden ha vinto nel 2020, con l’eccezione dell’Ohio.

In Georgia il senatore democratico Raphael Warnock è in testa davanti al repubblicano Herschel Walker, sostenuto da Trump. Nel 2020 questo stato del Sud tradizionalmente repubblicano aveva dato ai democratici il controllo del Senato, grazie alla macchina elettorale costruita sa Stacey Abrams, ancora in corsa per diventare governatrice dello stato. Warnock è il primo senatore nero della Georgia ed è un predicatore battista della chiesa di Martin Luther King Jr. Walker, anch’egli afro-americano, è una leggenda del football americano che è stato coinvolto in politica dal suo vecchio amico Donald Trump. La campagna di Walker è stata afflitta da una serie di scandali personali, ma gli elettori conservatori sembrano apprezzare il suo appello alla redenzione e il suo rifiuto delle politiche liberali. Warnock spera che la sua campagna per proteggere l’aborto e il diritto di voto mobiliti i dem, ma l’inflazione elevata, il rallentamento dell’economia e l’impopolarità di Biden minacciano il suo esiguo vantaggio. Se nessuno dei due candidati otterrà il 50 per cento, ci sarà un ballottaggio il 6 dicembre.

Alcune parti del dibattito tra Walker e Warnock

In Pennsylvania, il democratico John Fetterman affronta il repubblicano Mehmet Oz – meglio conosciuto dai telespettatori come “dottor Oz” dell’Oprah Winfrey Show – per il seggio vacante lasciato dal senatore repubblicano uscente Pat Toomey. Fetterman, che ha colpito per lo stile che lo caratterizza – tatuato, sindaco di una piccola città e vice-governatore dello stato, che di solito veste in pantaloncini e felpa con cappuccio – e che viene dall’ala progressista dei dem era in vantaggio fino a quando, qualche mese fa, è stato colpito da un ictus che lo ha costretto a usare la tecnologia dei sottotitoli per rispondere alle domande. Il dibattito di qualche giorno fa con Oz è stato disastroso e ha messo in luce i gravi problemi di salute di Fetterman. Oz, che è sostenuto da Trump, ha cercato di capitalizzare, sfidandolo ripetutamente a dibattiti pubblici e suggerendo persino che Fetterman non sarebbe malato se “avesse mangiato più verdura in vita sua”. Il divario tra i due candidati si è ridotto notevolmente nelle ultime settimane.

In Ohio, il seggio vacante è repubblicano. Qui si affrontano il deputato democratico Tim Ryan e il repubblicano J. D. Vance. Ryan è stato in vantaggio per lungo tempo ma oggi la corsa si è fatta più serrata e Vance è dato in vantaggio di quasi due punti. Ryan è deputato da dieci anni e si è candidato alle primarie democratiche per le presidenziali del 2020. Vance è un venture capitalist che ha raggiunto una vasta fama con il suo best seller del 2016, trasformato in film su Netflix, Hillbilly Elegy. Vance è stato per lungo tempo corteggiato dai media come un “Never Trumper” ma oggi dice di essersi sbagliato e sostiene con entusiasmo i risultati della presidenza Trump.

In Nevada la senatrice democratica Catherine Cortez Masto, la prima senatrice latina del paese, è a rischio nello stato e gli elettori latini potrebbero contribuire ad affossarne la rielezione. Negli ultimi anni i democratici hanno perso terreno nei confronti dei latinos, in parte perché molti di questi preferiscono politiche conservatrici in materia di aborto e immigrazione. Ma è soprattutto l’economia che sta creando problemi visto che il Nevada si basa molto sulle ricchezze generate a Las Vegas e Reno. Adam Laxalt è l’avversario repubblicano ed è figlio e nipote di due ex senatori. Appoggiato da Trump, Laxalt sostiene che le elezioni del 2020 sarebbero state rubate.

L’Arizona è uno degli stati tradizionalmente repubblicani vinti da Biden nel 2020. Qui, il senatore democratico Mark Kelly, ex astronauta della Nasa, la cui moglie, la deputata Gabby Giffords, fu colpita alla testa in un attentato quasi mortale nel 2011, deve affrontare il repubblicano Blake Masters. Masters sostiene che Trump avrebbe effettivamente vinto nel 2020 e il risultato elettorale gli sarebbe stato rubato. L’Arizona è uno degli stati dove le teorie della cospirazione sulle elezioni del 2020 hanno preso maggiormente piede. Masters ha ricevuto molti sostegni finanziari da parte di Peter Thiel, fondatore di Paypal e Palantir e uno dei nuovi miliardari che finanziano la destra del Partito repubblicano. Kelly è in vantaggio ma nelle ultime settimane tutto è in gioco.

In Wisconsin, il senatore repubblicano Ron Johnson aveva detto di volersi ritirare ma ha cambiato idea perché “il Paese è in pericolo”. Johnson ha votato contro la certificazione della vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e ha minimizzato la rivolta al Campidoglio. L’avversario democratico è Mandela Barnes che Johnson accusa di essere un estremista di sinistra vicino al movimento “Defund the police”.

Il dibattito tra Fetterman e Oz

GOVERNATORI, LEGISLATURE STATALI E REFERENDUM

Oltre all’elezione del Congresso, si terranno anche varie elezioni statali e locali. Alcune sono molto importanti. Trentasei dei cinquanta stati eleggeranno infatti i governatori che svolgono un ruolo fondamentale a livello statale nelle questioni come l’accesso all’aborto, i diritti dei transgender, l’istruzione e le future elezioni in quegli Stati.

In Texas Beto O’Rourke, ex deputato democratico ed ex candidato alle primarie democratiche del 2020, si candida contro il governatore repubblicano in carica Greg Abbot. O’Rourke ha condotto un’intensa campagna elettorale su immigrazione, diritto all’aborto e sul controllo delle armi, soprattutto dopo la sparatoria nella scuola di Uvalde che ha provocato 22 morti, tra cui 19 bambini. I sondaggi danno Abbot come vincitore.

In Georgia il governatore repubblicano Brian Kemp affronta la candidata democratica Stacey Abrams per la seconda volta, dopo averla sconfitta nelle combattute (e contestate) elezioni governatoriali del 2018. Se eletta, Abrams sarebbe la prima donna non bianca a ricoprire la carica di governatore negli Stati Uniti. Abrams, i cui sforzi per registrare gli elettori hanno aiutato Joe Biden a vincere la Georgia nel 2020 e due democratici a conquistare i seggi del Senato degli Stati Uniti nel 2021, è data in svantaggio nei sondaggi.

In Arizona si sfidano la segretaria di Stato Katie Hobbs, democratica, e l’ex conduttrice di telegiornali Kari Lake, repubblicana. Lake, che ha ricevuto l’appoggio di Trump, sostiene che vi siano state frodi elettorali nelle elezioni del 2020 e ha promesso di vietare il voto per corrispondenza in caso di vittoria.

In Florida il governatore repubblicano Ron DeSantis cerca di essere rieletto. DeSantis, che ambisce a essere il candidato repubblicano alle presidenziali del 2024, si è opposto alle restrizioni contro il Covid-19 e ha sostenuto una legge che limita la discussione delle questioni LGBTQ nelle scuole dello stato. Il suo avversario è Charlie Crist, un ex governatore repubblicano che ha cambiato partito ed è stato eletto alla Camera dei Rappresentanti come democratico. Crist ha cercato di fare appello ai repubblicani moderati in uno stato che però negli ultimi anni tende a destra.

In Michigan la governatrice democratica Gretchen Whitmer sfida il repubblicano Tudor Dixon, sostenuto da Trump. Whitmer ha centrato la campagna sulla protezione dell’accesso all’aborto, mente Dixon sostiene un divieto quasi totale dell’aborto, anche per le vittime di stupro e incesto. Se Dixon vincesse, i repubblicani avrebbero il controllo totale del governo statale dato che hanno già la maggioranza in entrambe le camere legislative statali. Whitmer, tuttavia, è in vantaggio e non dovrebbe avere grossi problemi. 

In Oregon, uno stato tendenzialmente democratico, la democratica Tina Kotek compete contro la repubblicana Christine Drazan e una forte candidata indipendente, Betsy Johnson, ex democratica sostenuta finanziariamente dal cofondatore della Nike Phil Knight. Kotek ha puntato molto sulla prevenzione della violenza delle armi, mentre Johnson ha sottolineato il sostegno alla polizia. Drazan ha invece fatto una campagna sulla sicurezza e l’ordine pubblico.

In Pennsylvania, il democratico Josh Shapiro, procuratore generale, sfida il senatore statale repubblicano Doug Mastriano, che sostiene le false affermazioni di Trump sui brogli elettorali ed era presente al Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021 per protestare contro l’esito delle elezioni presidenziali del 2020. Shapiro è in netto vantaggio nei recenti sondaggi di opinione e nella raccolta di fondi. Il vincitore della corsa governatoriale aperta sceglierà il massimo funzionario elettorale dello stato, che supervisionerà le elezioni presidenziali del 2024, e avrà il potere di bloccare o far avanzare gli sforzi della legislatura statale guidata dai repubblicani per limitare l’aborto.

In Wisconsin i sondaggi mostrano un testa a testa nella corsa al governatore tra il governatore in carica Tony Evers, democratico, e il magnate repubblicano delle costruzioni Tim Michels. Michels sostiene che Trump ha vinto le elezioni del 2020 e ha promesso, se eletto, di far rispettare un divieto totale di aborto del XIX secolo che Evers sta contestando in tribunale.

Sull’aborto si terranno molti referendum statali. Dopo la decisione della Corte Suprema di annullare il diritto costituzionale all’aborto, molti stati hanno approvato leggi per limitare o estendere l’accesso all’aborto. Qualche mese fa in uno stato repubblicano come il Kansas gli elettori hanno respinto in modo schiacciante un emendamento che avrebbe eliminato le protezioni dell’aborto dalla costituzione dello stato, con un’affluenza alle urne, pari a più di 900.000 persone, quasi la metà di tutti gli elettori registrati nello stato e quasi il doppio di quella che si registra normalmente in Kansas per le elezioni primarie.

In California, Michigan e Vermont gli elettori saranno chiamati a decidere su emendamenti costituzionali che mirano a proteggere l’accesso all’aborto. In Kentucky e Montana saranno chiamati invece a pronunciarsi su ulteriori limitazioni del diritto all’aborto e sul conferimento di diritti legali ai feti.

Molti delle decisioni sull’accesso all’aborto sono state possibili perché lo stesso partito controllava il senato e la camera statali, oltre al governatore. Quando un partito gode di questa “tripletta” può promulgare praticamente qualsiasi legge. Attualmente, il 44 per cento della popolazione risiede in uno dei venticinque stati in cui i repubblicani controllano il governo statale, mentre il 38 per cento vive in uno dei sedici Stati controllati dai democratici. La situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni di metà mandato, visto che si voterà anche per 88 camere legislative statali, oltre ai già citati governatori, un obiettivo politico a cui i democratici hanno sempre posto scarsa attenzione (al contrario dei repubblicani).

ANCORA TRUMP NEL 2024?

Se un numero sufficiente di candidati di Trump dovesse vincere a novembre, l’ex presidente dimostrerà di avere ancora il potere di rimodellare il Partito repubblicano. Molti dei candidati che Trump ha appoggiato per la Camera e il Senato sono considerati come troppo estremi e potrebbero costituire un freno agli sforzi repubblicani di riconquistare entrambe le camere. L’ex presidente sta comunque accelerando i suoi piani per la campagna presidenziale del 2024, nonostante tutta una serie di problemi legali, in particolare l’indagine del Dipartimento di Giustizia sui documenti governativi che ha conservato dopo aver lasciato l’incarico.

Inoltre, la commissione della Camera che indaga sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 ha consegnato a Trump un mandato di comparizione per testimoniare sul suo coinvolgimento negli sforzi per rovesciare le elezioni del 2020 e le sue attività nel giorno in cui i rivoltosi pro-Trump hanno fatto irruzione nel Campidoglio degli Stati Uniti. Il mese scorso, il Dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio decine di alleati, consiglieri, ex e attuali assistenti di Trump. Trump rimane inoltre indagato nella contea di Fulton, in Georgia, per possibili interferenze nei risultati delle elezioni statali del 2020 e almeno uno dei suoi principali consiglieri, Kash Patel, è apparso di recente davanti a un gran giurì federale che indaga sulla conservazione di documenti riservati da parte dell’ex presidente dopo aver lasciato il suo incarico.

In una recente intervista con CBS News, Kellyanne Conway, responsabile della campagna elettorale di Trump nel 2016, ha dichiarato che l’ex presidente “vorrebbe” fare l’annuncio dopo le elezioni di metà mandato e prima del Giorno del Ringraziamento. Lo stesso Trump, durante un comizio qualche giorno fa, ha indicato che probabilmente lancerà una terza candidatura alla Casa Bianca, dichiarando senza mezzi termini: “Probabilmente dovrò farlo di nuovo”.

Ma Trump dovrà affrontare il governatore della Florida Ron DeSantis, che cresce nei sondaggi ed è considerato come una versione di Trump “politicamente più affidabile” da parte dell’establishment repubblicano.

ANCORA BIDEN NEL 2024?

Il futuro di Biden e dei democratici dipende molto dal tipo di risultato che si profilerà nelle ore successive allo spoglio elettorale. Se i democratici dovessero mantenere il Senato e la Camera, ipotesi molto remota, Biden ha promesso di legiferare sul diritto all’aborto e sul divieto sulle armi d’assalto. Tuttavia, al di là della possibilità che si realizzi questo risultato, l’amministrazione Biden ha potuto godere di una maggioranza in entrambe le camere nei primi due anni del suo mandato. E se sul bilancio il filibustering al Senato può essere aggirato – la regola che in pratica obbliga a cercare una maggioranza di sessanta senatori per approvare una legge -, sulle tematiche come immigrazione o aborto Biden avrebbe comunque difficoltà a far passare la legislazione che desidera (anche per divisioni interne ai dem al Senato).

Nel caso in cui i democratici dovessero perdere la Camera e vincere al Senato, sarebbero due anni difficili per Biden. La Camera infatti può farsi sentire attraverso l’organizzazione dei lavori stessi della Camera, con audizioni e commissioni d’inchiesta, oltre alla possibilità di bloccare qualsiasi legge di spesa. Rispetto a possibili commissioni d’inchiesta, c’è la possibilità che i repubblicani istituiscano una commissione sul ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan, sul Covid-19, sulle indagini dell’FBI sull’ex presidente Donald Trump, su Hunter Biden, il figlio del presidente. Si tratta di commissioni che potrebbero dominare l’attenzione dell’opinione pubblica per gran parte dei prossimi due anni. Alcuni repubblicani hanno anche minacciato di avviare la procedura di impeachment del presidente Biden – che spetta alla Camera avviare – anche se non si conoscono i “tradimenti, la corruzione o altri alti crimini e misfatti” di cui Biden sarebbe accusato. 

Biden avrebbe poi difficoltà rispetto alla sua agenda politica e sarebbe costretto a trovare un compromesso. I repubblicani probabilmente proporrebbero tagli alla spesa per le priorità di Biden, come gli aiuti militari all’Ucraina. Il leader della minoranza repubblicana Kevin McCarthy ha fatto scalpore la scorsa settimana quando ha detto che all’Ucraina non può essere dato “un assegno in bianco”. Se il Senato guidato dai Democratici non accettasse le proposte della Camera, i repubblicani potrebbero ricorrere alla minaccia di un blocco parziale delle agenzie governative o rifiutarsi di innalzare il tetto del debito.

Il controllo del Senato consentirebbe ai democratici di potere di continuare a nominare giudici federali e avrebbe la capacità di frenare l’agenda politica dei repubblicani della Camera.

Se i democratici dovessero perdere Camera e Senato, sarebbe un disastro per la presidenza Biden che vedrebbe la sua agenda politica bloccata fino alle prossime elezioni presidenziali. Allo stesso tempo, l’agenda repubblicana troverebbe alcuni limiti. Al presidente infatti rimane sempre il potere di veto presidenziale per bloccare la legislazione e Biden si è già impegnato a usare il veto su qualsiasi legge che proponesse di rendere l’aborto illegale a livello nazionale. Per annullare il veto presidenziale sarebbe necessaria una maggioranza di due terzi alla Camera e al Senato, ed è improbabile che i repubblicani abbiano una maggioranza sufficiente per farlo. Al Senato, inoltre, i repubblicani non disporrebbero dei sessanta voti per superare il filibustering, rendendo difficile l’approvazione di proposte di legge, ad esempio, sull’aborto o sull’immigrazione. Tuttavia, i repubblicani potrebbero ricorrere a una speciale procedura di “riconciliazione” per le misure fiscali e di bilancio che entrambi i partiti hanno utilizzato per far avanzare i loro programmi in un Congresso profondamente diviso.

Se un processo di impeachment di Biden alla Camera dovesse procedere verso il Senato, a cui spetta la parola definitiva, molto dipenderà dal leader della maggioranza del Senato, che dovrebbe essere ancora Mitch McConnell. Una procedura d’impeachment che però avrebbe difficilmente i voti per essere portata fino alla fine (servono i due terzi dei senatori). In ogni caso un Senato a guida repubblicana bloccherà qualsiasi scelta di Biden per la Corte Suprema o per la scelta di altri giudici a livello federale.

Se i democratici già discutono oggi di eventuali candidature per le elezioni del 2024, la sconfitta alla Camera e al Senato potrebbe accelerare le strategie di chi punta a sostituirlo. Non solo la vice Kamala Harris o vecchie conoscenze come Bernie Sanders o Elizabeth Warren: Pete Buttigieg, il governatore della California Gavin Newsom e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer aspirano a raccogliere l’eredità del presidente.

Se i democratici faranno invece meglio del previsto, anche perdendo la Camera, Biden potrebbe candidarsi di nuovo e le probabilità di avere uno sfidante interno credibile si ridurranno. Ma se i candidati democratici dovessero avere un cattivo risultato, pur conservando il Senato, alcuni nel partito dovrebbero chiedere più opzioni. E Biden potrebbe trovarsi ad affrontare delle primarie.

Midterm, ancora un duello tra Biden e Trump ultima modifica: 2022-11-01T21:24:00+01:00 da MARCO MICHIELI

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