Franck, Bruckner e il tramonto della sinfonia romantica

MARIO GAZZERI
Condividi
PDF

Il prossimo bicentenario della nascita dell’organista e compositore belga César Franck (dicembre 1822) ci offre il destro per proporre alcune considerazioni sugli sviluppi della musica della seconda metà del 19mo secolo, sulle sue origini e sulle sue numerose e diverse caratteristiche tonali. Quasi dimenticato per molto tempo, di Franck fu apprezzata inizialmente la passione per Bach, la sua rilettura dei preludi e fughe del Clavicembalo ben temperato e delle composizioni per organo del genio di Eisenach. Poca notorietà ed interesse negli ambienti musicali, e soprattutto nel grande pubblico degli appassionati, suscitò invece la sua pregevole attività di compositore, un destino che sembrò in parte accomunarlo a quello dell’austriaco Anton Bruckner, autore di ben nove sinfonie e ormai inserito di diritto nei programmi musicali delle principali sale da concerto del mondo grazie anche alla grande stima che di lui aveva Gustav Mahler.

La particolarità di Franck, che ne fa un autore a suo modo fuori di ogni movimento o corrente musicale, fu appunto il recupero di un passato incentrato sull’impiego dell’organo (associato, nel comune sentire, alla musica sacra suonata nelle chiese) in un periodo in cui però, nella vicina Germania, la musica tedesca e i suoi interpreti risentivano ancora fortemente del monumentale contributo beethoveniano e del romanticismo di Schubert e Schumann. E in cui ormai si affermava, nella lirica, la musica di Richard Wagner fortemente radicata nelle leggende e nei miti paleo-germanici. Motivo, quest’ultimo, che portò Wagner a “disprezzare” (come lui stesso ebbe a dire) Giuseppe Verdi, l’autore che con Traviata, Rigoletto e il Trovatore trionfava nei teatri di tutta Europa. Ricordiamo, a questo punto, che Wagner negli anni Trenta del secolo scorso, divenne il principale punto di riferimento musicale della Germania nazista, ragion per cui, dopo il 1945 e per vari decenni, la sua musica fu proibita in Israele. Divieto che infine cadde in seguito ai ripetuti appelli di Daniel Barenboim.

Nella foto di Jeanne Rongier, César Franck alle tastiere dell’organo della basilica si St. Clotilde Parigi, 1888.

Franck, vissuto praticamente per tutta la vita in Francia (dove è, appunto, considerato un “musicista francese”), si dedicò anche alla composizione di alcune opere di non grande successo e di alcuni bei poemi sinfonici come Rédemption. Ma fu soprattutto nel genere cameristico che dette il meglio di sé e che ottenne quel successo che gli fu negato, almeno in vita, per le altre composizioni: la celebre Sonata per violino e pianoforte in la maggiore, tuttora uno dei cavalli di battaglia dei maggiori violinisti di tutto il mondo, il Quintetto per pianoforte ed archi e il Quartetto per archi. È come se il legame che lo aveva vincolato per buona parte della vita ai grandi della musica barocca e al fascino quasi ultraterreno delle sonorità dell’organo, gli avessero impedito di accorgersi come nella vicina Germania, un suo quasi coetaneo amburghese, Johannes Brahms, stesse rinverdendo con nuova linfa i fasti della sinfonia, e come dopo il clavicembalo e il fortepiano si fosse ormai definitivamente affermato il pianoforte diventato già dai tempi di Beethoven il protagonista assoluto della musica concertistica. All’attività di organista e compositore, Franck affiancò quella di insegnante e tra i suoi allievi, anche se per un breve periodo, figurò Claude Debussy nella cui musica per piano si può a volte notare qualche pensosa suggestione che confina con il Sacro.

Anton Bruckner

Una vita, quella di César Franck, che ha punti di contatto con quella dell’austriaco Anton Bruckner. Rimasto orfano dei genitori in tenera età, Anton fu condotto all’abbazia di St. Florian per studiare e vivere fino alla maggiore età.

La splendida abbazia di St Florian divenne la vera patria di Bruckner, punto di riferimento della sua vita e della sua anima,

scrive Kurt Pahlen nella sua fondamentale Storia della musica aggiungendo che “nel mondo interiore del giovane musicista visse per sempre l’immagine del santuario e del grande organo del convento”.

Da parte sua, Massimo Mila, probabilmente il maggior musicologo italiano del Novecento, scrisse del compositore austriaco:

Fu un’anima di candida e ingenua religiosità e concepì la musica come un continuo atto di grazie e di lode al Signore, sentendo l’orchestra come un gigantesco organo nelle sue nove sinfonie.

Due destini diversi, ma indissolubilmente legati ad un passato che non sarebbe più tornato. Bruckner, come si è detto, compose ben nove sinfonie per un organico orchestrale molto numeroso, quasi pletorico, e con movimenti molto lunghi che segnarono il definitivo tramonto della sinfonia romantica che si era già chiusa, a nostro avviso, con la quarta, ultima e magnifica sinfonia di Johannes Brahms. 

Immagine di copertina: L’organo di Bruckner nell’abbazia di St. Florian, con ben 7.386 canne, il più grande d’Austria. Il compositore fu a lungo l’organista dell’abbazia e qui è sepolto. In suo onore, ogni anno in agosto si svolgono le Giornate Musicali di Bruckner (Brucknertage)

Franck, Bruckner e il tramonto della sinfonia romantica ultima modifica: 2022-11-04T16:18:55+01:00 da MARIO GAZZERI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento