Curare giardini

La scrittura di Gianfranco Maretti Tregiardini
MARCO MOLINARI
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Gianfranco Maretti Tregiardini è scomparso cinque anni fa, lasciando un grande vuoto in chi lo ha conosciuto. Si definiva cultore di giardineria, latinità e pedagogia, ed è indubbio che questi tre ambiti li aveva frequentati con risultati eccellenti, percorrendo strade poco battute, avendo come stella polare la libertà da qualsiasi condizionamento, la passione smisurata e la generosità del dono gratuito del proprio sapere. Le sue doti maieutiche e fabulatorie erano conosciute in tante città; non c’è chi abbia avuto la fortuna di essere suo allievo, lavorare con lui o assistere a una sua lettura, che non sia stato catturato e affascinato dalla facondia, dalla cultura smisurata, dalla chiarezza della dizione. Maretti era però altrettanto valente nella scrittura, e forse questo grande tesoro è stato un po’ messo in ombra dalla sua oralità istrionica.

Tra l’altro, i libri pubblicati non sono che la punta dell’iceberg dei tanti quaderni di scrittura e dei fogli sparsi prodotti da questo artista munifico, rigorosamente scritti a mano con pennino e inchiostro, molto spesso su spartiti musicali. Questo vezzo, un poco d’antan, non aveva però il significato di una nostalgia passatista, bensì di un attaccamento alle radici, alla sua terra e alla gente contadina, di cui sentiva fortemente l’influenza. Vi era in lui raffinatezza di gusto ed erudizione, legate a un solido ancoraggio alle tradizioni della civiltà rurale. Per questo ha deciso di vivere nella natia Felonica, un piccolo borgo sulle rive del Po in provincia di Mantova e lì, nella casa paterna, di dedicarsi all’opera diuturna della creazione e coltivazione di tre giardini intorno all’abitazione. Maretti si è assunto questo compito, quasi un imperativo morale, non solo a livello ideativo, ma con tutta la praticità di un vero giardiniere, che vanga la terra, semina, concima, purifica, cura le piante e i fiori che nascono copiosi, intrecciando con loro un dialogo in cui natura e scrittura si scambiano linguaggi e sentimenti.

Nacque così il suo primo libro importante, Animadaria – Vita e umori dei tregiardini, che raccoglie le pagine più significative del diario giornaliero che il nostro autore ha tenuto per anni nella sua attività di “animatore” dei tre giardini. Animadaria è uno dei testi più importanti che un autore mantovano abbia scritto, sotto le forme del diario si alternano poesia, filosofia, botanica, antropologia, leggende e storie contadine, un vero zibaldone moderno. Un volume da riscoprire e rileggere.

Uscì nel febbraio del 1996, per i tipi di Campanotto. Ora Il Ponte del Sale di Rovigo, dopo ventisei anni, ne ripropone la ristampa con un’introduzione dell’amico fraterno Marco Munaro e una postfazione dello stesso che riproduce la presentazione che pronunciò in occasione della prima lettura pubblica che si tenne del libro. La veste grafica estremamente curata riproduce in copertina alcune pagine dei suoi diari, vergati col famoso pennino. Fu allora un esordio folgorante, un testo originale e unico a partire dalla forma: un diario in prosa poetica, con alcuni tratti che imprimono alla lettura un andamento altamente godibile e fascinoso.

Prima di tutto si staglia il tono elevato, classico, mutuato dal poema latino, di cui Maretti era cultore. Secondariamente, seguendo il corso dei periodi, ci si immerge in una musicalità che sorge dalle parole, una melodia fatta di tanti strumenti, che si impasta al silenzio e alle voci della natura. Questi elementi lirici non sono però disgiunti dalla precisione dei termini, dall’uso dei nomi scientifici delle piante e dei fiori, alla descrizione minuziosa della tecnica di mondare un roseto o delle fasi stagionali. La scrittura di Maretti non era fumosa, ma si collegava alla cultura popolare, i suoi non sono giardini aristocratici, ma reali, umorosi appezzamenti di terra coltivati con amore da lui stesso. Fra le tante interruzioni nella sequenza del calendario, in cui è scandito il ritmo narrativo, spicca per simpatia l’auto osservazione, come quando nota che il fango gli ha costruito una sorta di zoccoli intorno piedi nudi, perché così era solito recarsi nei giardini appena la stagione lo permetteva, oppure che “le mani sono di grattugia questa sera”.

Gianfranco Maretti Tregiardini

Un altro inserimento saltuario riguarda modi di dire, proverbi, appellativi, nel dialetto nativo. Infine, l’ultimo elemento caratterizzante il testo è dato dalla fiaba, altro filone che il nostro autore coltivava, e di cui ogni pagina è intrisa. Come definire quindi Animadaria? Il diario di un giardiniere innamorato della natura creatrice, il racconto delle storie che si succedono nei tre giardini che l’autore cura, vive, contempla. I tre giardini che il padre, a cui il libro è dedicato, gli ha lasciato e che lui, novello demiurgo battezza, ciascuno con il proprio nome, anzi con più nomi a seconda dell’estro del momento: Viridarium, Violarium, Roseto, Romantico, Finale, come rinomina i mesi e le stagioni. La gioia e l’incanto delle fioriture si trasmettono dalle piante e dai fiori alle parole.

Abbiamo detto che questo libro ha la forma del diario, anche se la poesia vi circola a piene mani, è il racconto del lavoro nei giardini della sua casa avita, del passare dei mesi e delle stagioni e delle trasformazioni che vi si compiono. Si inizia dalla notte di San Lorenzo, dieci di agosto, Capodanno dei giardinieri, secondo l’autore, e si ripercorrono tre anni, che ne contengono tanti altri; ma la traccia temporale è così scandita, finendo il 9 di agosto, dopo tre giri di dodici mesi. Maretti ribalta l’assunto leopardiano di natura “matrigna”. Per il nostro autore la natura è sempre benigna, essa incarna il bene in sé, vi è corrispondenza totale fra la sua anima, sempre pronta allo stupore, e la bellezza che emanano le piante, i fiori, e i fenomeni atmosferici che li plasmano e li trasformano.

Quando l’uomo entra nel cerchio della natura, non semplicemente contemplando, ma agendo, intervenendo per modellarla, farla crescere, curarla, si pone in una dimensione etica che predispone all’amore, al bene: “Sette settembre, è la festa delle promesse. Chi promette perché vuole bene ha già mantenuto.”, “E i nostri atti e fatti non sono che guizzanti pesciolini, se non ci regalano il bene”. I verbi che ricorrono maggiormente sono “piantare”, “seminare”, “mondare”; incessante in tutti i periodi dell’anno è la sua attività di interrare, spargere sul terreno preparato i semi di fiori, arbusti, piante, alberi.

Allo stesso modo, è diuturno il lavoro di cura, pulizia, attenzione che ad ogni pianta o fiore rivolge, come se non potesse farne a meno, e trascurare anche solo uno stelo selvatico potesse distruggere quell’armonia che lui aveva posto sullo stesso piano della poesia, della musica, della pittura. Creatore inesauribile, in parallelo con la scrittura, man mano che si segue l’autore per i vialetti, le aiuole di essenze profumate, le strisce accese dei roseti, l’abbraccio dei rampicanti, le rive brulicanti dei fossi vicinali, sembra proprio che lo scopo ultimo di questa febbrile attività sia fare doni al cielo, al vento, alla pioggia, per ricambiare del dono ricevuto della vita. L’uomo è quasi assente dalle pagine, si accenna ogni tanto a figure vaghe di ospiti, fantasmi; anche la natura animale appare in dosati richiami, quasi sempre si tratta di animali alati: “Questa notte è del tepore e degli usignoli. Il tepore si allarga, gli usignoli si sgolano, è sera. Si sgolano ed è notte. Si sgolano ed è il nuovo mattino.”. Su tutto lo sguardo e il pensiero del poeta demiurgo, nel doppio registro di acuto osservatore e amante che si abbandona a tanto splendore: “Quasi giorno. Non m’importa che la guazza sia fredda. Corro nel roseto e mi bagno i piedi per tre bagnatissime rose rosse e cinque bagnatissime rose bianche.

Poi, si amerà.
Poi, si vedrà.
Poi, si amerà.
Poi, si vedrà”.

Dopo questo libro, l’autore decise che il suo nome, d’ora in avanti, sarebbe stato Gianfranco Maretti Tregiardini.

Animadaria – Vita e umori dei Tregiardini
di Gianfranco Maretti Tregiardini
Il Ponte del Sale, 2022Prezzo: euro 20,90

Immagine di copertina: Gianfranco Maretti Tregiardini da La Gazzetta di Mantova

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Curare giardini ultima modifica: 2022-11-06T20:44:15+01:00 da MARCO MOLINARI
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