La basilica di San Marco è salva

Questa mattina l'acqua alta battezza il sistema di difesa appena completato che regge alla perfezione. Mentre fuori la piazza si allaga dentro si tiene messa. Un'opera con massimo risultato e minimo impatto.
GIOVANNI LEONE
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L’autunno è la stagione delle acque alte, anche se lo stravolgimento stagionale non ha risparmiato a Venezia fenomeni anche estivi assolutamente inconsueti in passato.
È del 4 novembre del 1966 l’acqua granda più alta di sempre, 194 centimetri. Il 12 novembre 2019 il secondo picco più alto di cui si abbia memoria a 189 centimetri. Il fenomeno questa volta ha interessato solo la città lagunare per un improvviso girare della direzione del vento con una vera tempesta che ha messo la città in ginocchio, un fenomeno eccezionale non solo per il picco ma specialmente per la sequenza delle acque alte nei giorni successivi. Nel corso del 2019 per ben 28 volte la marea ha superato i 110 centimetri e le sirene di allarme erano diventate la colonna sonora di una città assediata da quella Natura con la quale aveva sempre stretto alleanza nella costruzione di un habitat complesso. Un punto di non ritorno che ha convinto a dare accelerazione alla costruzione del Mo.S.E., progetto controverso per la concatenazione delle perplessità tecniche, il lievitare inarrestabile dei costi, le corruttele e vicissitudini penali.

Ancora oggi il completamento del sistema di dighe mobili sembra essere come l’orizzonte, che si sposta più in là man mano che ci avviciniamo. Ma, nonostante i dubbi per le sempre maggiori volte in cui si renderà necessario sollevarlo e i costi di esercizio esorbitanti, il Mo.S.E. ha dato sollievo alla cittadinanza, risparmiandole gli allagamenti oltre i 110 centimetri di marea. Al di sotto di quella quota si mette in sicurezza gran parte della città, che viene allagata solo parzialmente con danni tutto sommato contenuti. Non si protegge però il cuore della città, violato e umiliato: in piazza San Marco la basilica viene allagata già con 65 centimetri. Il sistema di pompe e valvole realizzato sotto la direzione del proto di San Marco arch. Mario Piana ha portato la quota a 85 centimetri, che ancora non basta dato che la quota di esercizio del Mo.S.E. è di 110 centimetri. 

Venerdì e sabato sono state giornate di allerta meteo, con maltempo e vento sostenuto che spazzava la città increspando le acque lagunari. La marea è stata nuovamente fermata sulla soglia lagunare impedendole di farsi acqua alta in città, a differenza di oggi; le barriere non sono state sollevate, la giornata assolata con cielo terso ha coronato il sogno di vedere la piazza allagata ma non la basilica di San Marco, rimasta all’asciutto. Soddisfazione e orgoglio negli occhi del proto di San Marco, emozione e commozione in quelli dei veneziani nel vedere che l’insieme sistematico di interventi ultimato appena qualche giorno fa ha funzionato. Gli interventi precedenti, progressivamente affinati e integrati ora con barriere in vetro dotate di fondazioni che affondano nel terreno, hanno dato prova della loro efficacia.

Dopo le vergognose vicissitudini e il tempo perso per colpa dei ritardi provocati dalla presunzione di foresti che poco sanno della città, le capacità tecniche della classe professionale veneziana e le abilità maturate con anni di studi, sperimentazioni ed esperienze hanno avuto successo. Sono espressione di una modalità radicata nella tradizione artigianale che a Venezia ha i caratteri della scienza applicata fin dai tempi della Serenissima, in cui l’Arsenale era fucina di sapere tecnico di rara efficacia tanto da regalare a Venezia il primato per mare; ma sono anche l’applicazione di quel sapere nella tecnica costruttiva di edifici pubblici straordinari come Palazzo Ducale o i Palazzi della Ragione di Padova o Vicenza. Bisognerebbe che la politica prendesse finalmente atto delle risorse che la città ha al suo interno valorizzandole come meritano. 

C’è un progetto che adotta strategie analoghe, quello della difesa della città a insule, ma giace nei cassetti preferendo optare per opere faraoniche di incerta efficacia. Non ce ne vogliano il commissario Spitz e il suo architetto, Venezia è sempre pronta a raccogliere idee, suggerimenti, spunti, ma tradizionalmente mal sopporta i tentativi autoritari e di colonizzazione, specialmente se di carattere culturale. Urge uno scatto d’orgoglio dei veneziani per riprendere in mano le redini del proprio destino sottraendolo all’inesorabile declino verso cui si muove a passo spedito.

i portici delle procuratie vecchie allagate questa mattina
La basilica di San Marco è salva ultima modifica: 2022-11-06T17:00:53+01:00 da GIOVANNI LEONE
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