Onda arcobaleno

Maura Healey e Tina Kotek sono le prime due governatrici dichiaratemente lesbiche nella storia degli Stati Uniti. Le loro vittorie sono l’apice di una tornata elettorale di metà mandato andata particolarmente bene per gli esponenti della comunità LGBTQ+ americana.
MATTEO ANGELI
Condividi
PDF

La preannunciata onda rossa non c’è stata. Negli Stati Uniti, a tre giorni dalle elezioni di metà mandato, il risultato ancora non è definitivo: al Senato è testa a testa, mentre alla Camera dei rappresentanti il partito dell’elefantino è dato in vantaggio sulla compagine democratica. C’è stata invece un’altra dinamica, quella sì, molto più chiara. Vari esponenti della comunità LGBTQ+ americana hanno fatto la storia martedì, in quella che può essere definita una vera e propria onda arcobaleno.

A cominciare dalla vittoria di Maura Healey (nella foto di copertina), candidata democratica che in Massachusetts ha sconfitto il repubblicano Geoff Diehl. È diventata in questo modo non solo la prima donna governatrice del paese, ma anche la prima dichiaratamente lesbica. Healey aveva già battuto un record nel 2014, quando era stata la prima procuratrice generale apertamente gay dello stato. Con alle spalle una carriera di avvocato per i diritti civili, Healey ha vissuto in prima linea le lotte per l’emancipazione della comunità LGBTQ+ americana. Ha guidato infatti il primo ricorso statale contro il Defense of Marriage Act, legge federale che vietava il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

A ogni bambina e ogni giovane LGBTQ+ là fuori, spero che questa sera vi dimostri che potete essere qualsiasi cosa, chiunque vogliate essere, e che niente e nessuno potrà mai ostacolarvi se non la vostra immaginazione, e questo non accadrà! Stasera sono davanti a voi orgogliosa di essere la prima donna e la prima persona gay eletta governatore del Massachusetts,

con queste parole Healey ha commentato la sua vittoria. 

La vittoria di Healey è storica non solo per il Massachusetts ma per tutti gli Stati Uniti. È una delle due prime donne dichiaratamente lesbiche ad assumere la carica di governatore di uno stato. L’altra è Tina Kotek, che il voto di martedì sera ha incoronato alla guida del potere esecutivo nello stato dell’Oregon. Kotek, anche lei democratica, è stata la più longeva speaker della camera dei rappresentanti in Oregon, istituzione che ha guidato dal 2013 al 2022. Nonché la prima dichiaratamente lesbica. Prende il posto di Kate Brown, che aveva già fatto la storia come prima persona dichiaratamente bisessuale a ricoprire l’incarico di governatore. 

Particolarmente significativa è poi la vittoria di un’altra donna, Becca Balint, anche lei esponente del partito dell’asinello. Martedì Balint è diventata la prima donna e la prima persona dichiaratamente omosessuale a conquistare un seggio alla Camera dei rappresentanti per lo stato del Vermont. Già nel 2014, Balint si era affermata come la prima senatrice lesbica dello stato del nord est degli Stati Uniti. 

Tra le altre prime volte si contano: James Roesener, primo uomo trans a essere eletto in un parlamento statale, nel New Hampshire; Robert Garcia, nato in Perù e immigrato negli Stati Uniti a cinque anni, che diventa la prima persona LGBTQ+ di origini straniere a sedere alla Camera dei Rappresentanti; Erick Russell, nuovo tesoriere dello stato del Connecticut, il quale è in questo modo il primo membro di colore della comunità LGBTQ+ a ricoprire una carica statale in tutti gli Stati Uniti; e Eric Sorensen, primo uomo apertamente omosessuale a sedere nel Congresso dell’Illinois.

Sono tutti esponenti del Partito Democratico. E non è un caso. Secondo i dati del Victory Fund, organizzazione che promuove la partecipazione delle persone LGBTQ+ alla vita politica americana, delle almeno 1.065 persone dichiaratamente LGBTQ+ che quest’anno si sono candidate – a ogni livello – a un’elezione, l’89,3 per cento fa parte del partito di Joe Biden, mentre solo il 4,5 per cento ha corso come candidato del Partito Repubblicano.

Per la prima volta nella storia, in questa tornata elettorale candidati LGBTQ+ si sono presentati in tutti i cinquanta stati e a Washington DC. Solo nella giornata di martedì, i nomi di 678 candidati LGBTQ+ erano presenti sulle schede elettorali, in un voto che non riguarda ovviamente solo il congresso ma anche il rinnovo di molti organi statali e locali. Rispetto a due anni fa, si tratta di un aumento del 18,1 per cento, sempre secondo i dati del Victory Fund

Questo è particolarmente importante se si tiene conto che negli ultimi tempi il clima politico è stato avvelenato da una caccia alla streghe, montata dal Partito Repubblicano, e diretta soprattutto contro le persone trans e, più in generale, le giovani generazione. La normalizzazione passa dalla visibilità, anche a livello politico. È il segno che l’America ha gli anticorpi per combattere l’omofobia. Nonostante le importanti vittorie, la strada è però ancora lunga. Gli esponenti LGBTQ+ costituiscono infatti solo lo 0,2 per cento del personale politico, quando, secondo i sondaggi, la comunità rappresenta almeno il 7,1 per cento della popolazione americana. 

ORGOGLIO ARCOBALENO

di Matteo Angeli

2022 – ytali editore

ACQUISTA IL LIBRO SU STREETLIB

ACQUISTA IL LIBRO SU AMAZON

Onda arcobaleno ultima modifica: 2022-11-11T19:14:03+01:00 da MATTEO ANGELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento