Un futuro per Rialto. Cibo, artigianato, esperienze, la via da seguire

Una conferenza di tre giorni all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti ai primi di novembre ha riunito rappresentanti di mercati di altre città, studiosi, artisti, artigiani locali e gli stessi commercianti di Rialto per continuare a lavorare su un progetto per rivitalizzare lo storico mercato.
PAUL ROSENBERG
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“Venezia è viva. E chiede aiuto”. Così recita il titolo di un librino sulla storia del territorio di Rialto, pubblicato dall’Associazione Progetto Rialto nel pieno della pandemia, in risposta alla crescente crisi del Mercato di Rialto. In fatto di mercati storici che richiedono sostegni e rinnovamento, però, Venezia non è sola, anzi. Questo emerge chiaramente dall’elenco dei partecipanti alla recente tre giorni di Progetto Rialto, “I mercati storici e la rigenerazione urbana in Europa”, che ha riunito un panel internazionale di relatori, presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, con contributi provenienti da diversi settori, tra cui rappresentanti di altri mercati storici europei che rimangono vitali (Monaco, Salonicco, Bruxelles, Zagabria e Firenze tra gli altri), operatori del mercato di Rialto (pesce, spezie, verdure, liquori), artigiani locali che operano in settori produttivi specializzati (restauro edilizio, restauro di dipinti e opere d’arte, carta, tessile e moda, vetro, pelle), e importanti istituzioni culturali, tra cui le tre maggiori università (Ca’ Foscari, IUAV e Università di Padova), Warwick University e altre iniziative locali come il Venice Urban Lab.

Venezia, in realtà, è viva e la principale organizzatrice dell’evento, Donatella Calabi, esorta a guardare oltre i numeri demografici quando si considera la popolazione di Venezia. Il numero dei residenti registrati è innegabilmente in calo. Tuttavia, se si guardano i dati di Veritas, (l’azienda locale di gestione dei rifiuti), la popolazione “permanente” della città è di centomila persone. Tenendo conto delle tante persone che la visitano per periodi transitori legati al lavoro (siano essi studenti, ricercatori, ‘nomadi digitali’, o invece qualsiasi delle tante persone impiegate stagionalmente per le Biennali, il Festival del Cinema e tante altre iniziative), è chiaro che la città è viva, con persone, cultura e attività. Calabi propone di considerare il tema della perdita di popolazione “non dal punto di vista delle iscrizioni all’anagrafe comunale, ma delle opportunità che la città è in grado di offrire alle diverse tipologie di abitanti”.

Detto questo, il calo demografico della città ha avuto un effetto devastante sullo storico mercato di Rialto, ora ridotto a una frazione dei tanti venditori e operatori che un tempo vi avevano le bancarelle. Quelli rimasti sono in gravi difficoltà finanziarie. Questa parte di Venezia, Rialto, il cuore della città, ha decisamente bisogno di aiuto. Tuttavia, sembra che non si possa sperare in un aiuto dal Comune. L’amministrazione locale ignora il problema, così come la richiesta degli operatori del mercato del pesce di poter vendere cibi pronti sia alla gente del posto sia ai turisti per aiutare a mantenersi. Purtroppo, visto che l’amministrazione non aprirà nemmeno i bagni pubblici per gli operatori dell’area, la sensazione di essere lasciati a se stessi è tangibile.

La conferenza all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti

L’aiuto deve pertanto venire da altre parti, ed è qui che entra in scena Progetto Rialto, per cercare di trovare il modo di colmare il vuoto.

Come spiega Donatella Calabi,

riteniamo che oggi l’unico modo per rilanciare un mercato storico sia prima di tutto vendere prodotti alimentari di qualità. Questo, però, da solo non basta. Per essere vitale, di questi tempi, un mercato deve anche essere in grado di offrire molteplici esperienze che contemplino prodotti e abilità artigianali non facilmente reperibili altrove. Il mercato deve offrire iniziative culturali in grado di attirare l’interesse sia dei turisti sia dei locali; a esempio conferenzieri e iniziative che coinvolgono specifici settori dell’artigianato produttivo come il restauro edilizio, l’arte, la tavola e la carta, ma anche la moda e lo stile. I mercati dovrebbero essere un luogo di mescolanza di lingue, culture e contatti. Ora anche i supermercati stanno cercando di organizzare la loro offerta in termini di esperienze.

L’idea, quindi, non è quella di provare a “competizione” ad armi pari con meccanismi commerciali più moderni e di successo (che si tratti di supermercati o venditori online), ma piuttosto di creare un’esperienza unica non disponibile in quei punti vendita. Queste grandi operazioni commerciali, infatti, potrebbero eventualmente aiutare il mercato tradizionale operando in sinergia con i mercanti di Rialto. Come spiega Calabi, oltre alla vendita di generi alimentari e merci, il mercato diventa un luogo

dove le occasioni di incontro, l’alto livello di abilità artigianali uniche e l’ambiente architettonico fanno la vera ‘differenza’ quando si visita il mercato di Rialto, mostrando il patrimonio di esperienze che una città come Venezia può offrire a tutti, cittadini e non, in termini di qualità della vita”

C’è sicuramente molto spazio a disposizione per un progetto del genere. A Rialto ci sono due importanti edifici pubblici attualmente vuoti e inutilizzati: la Pescheria, di proprietà comunale, e le Fabbriche Nuove, di proprietà dello Stato. Questi edifici sono prodotti di epoche diverse e la loro posizione, di fronte al Canal Grande, insieme alle loro caratteristiche architettoniche, li rendono parti importanti del patrimonio monumentale della città. Sono anche spazi ideali per il rilancio delle attività e dei tipi di esperienze di mercato che possono rivitalizzare Rialto. Ciò richiede, tuttavia, che questi preziosi patrimoni siano gestiti in modo tale da evitare che cadano nella speculazione immobiliare che è stata il motore di tanti interventi di restauro negli ultimi anni. Questi edifici pubblici dovrebbero rimanere pubblici ed essere rimessi al servizio della città, come sono stati progettati per essere. Se esista o meno la volontà politica di farlo, tuttavia, è un’altra questione.

Questo ci riporta alla questione dell’Amministrazione e della sua totale inattività per aiutare il millenario Mercato di Rialto e le sue tradizioni millenarie nel cuore della città. Chiaramente non mancano idee, energie e progetti per rivitalizzare Rialto, eppure il governo locale si è rifiutato di agire su nessuno di essi. Questo vuoto di leadership è il motivo per cui Venezia ha così tanto bisogno di aiuto, e perché studiosi come Donatella Calabi e gli altri che dirigono e organizzano volontariamente Progetto Rialto sono intervenuti per riempire quel vuoto, con determinazione, passione, intelligenza e impegno, dimostrando che qualunque cosa accada, Venezia è decisamente viva.

Un futuro per Rialto. Cibo, artigianato, esperienze, la via da seguire ultima modifica: 2022-11-13T20:32:36+01:00 da PAUL ROSENBERG
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