Otto miliardi e tre scenari per il futuro

Mai la Terra è stata così popolata
VITTORIO FILIPPI
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Mai la Terra è stata così popolata: il 15 novembre, almeno ufficialmente (e indicativamente), arriviamo ad avere otto miliardi di abitanti. Solo undici anni fa avevamo raggiunto i sette miliardi e nel 1800, quando Napoleone avviava la campagna d’Italia, si era raggiunto il primo miliardo di abitanti, che poi ha impiegato comunque quasi 120 anni per raddoppiare. Mentre solo negli ultimi cinquant’anni la popolazione mondiale è passata da due a sette miliardi. Insomma – sembrano dire questi numeri – la popolazione cresce in fretta, anche troppo considerando i preoccupanti e preoccupati discorsi ambientali, alimentari, migratori, discorsi che rimandano alle risorse in senso lato. Timori di malthusiana memoria per chi ben ricorda, e quindi non propriamente nuovi.

E per il prossimo futuro? Le Nazioni Unite pongono tre scenari demografici per la fine del secolo: il primo scenario ipotizza un calo che porterebbe la popolazione a sette miliardi, un secondo a quindici miliardi e un terzo (scenario medio) a circa dieci miliardi. Ed è questo lo scenario ritenuto più probabile. Dietro a questa previsione c’è però la ragionevole ipotesi che l’aumento sia però sempre più debole, per arrivare infine a una stabilizzazione e – nel prossimo secolo – a una lenta ma inesorabile decrescita. Infatti il picco della crescita si è avuto alla fine degli anni Sessanta, quando la popolazione saliva del due per cento annuo, per arrivare all’uno oggi e appunto ridursi fino all’appiattimento della curva nei prossimi decenni. 

Oggi la fecondità media del pianeta è pari a 2,3 bambini per donna, quando negli anni Cnquanta era pari a cinque bambini, con una forbice estrema tra la Corea del sud (0,9 bambini per donna) e il Niger (6,7 bambini). Il dato nigerino ci dice come oggi livelli elevati di fecondità siano presenti in buona parte dell’Africa, nonché in alcune aree del Medio Oriente e dell’Asia (Kazakistan, Pakistan, Afghanistan). L’Africa in particolare triplicherà la sua popolazione da qui alla fine del secolo, rivelandosi come il vero grande motore della demografia globale, anche se – ad esempio nell’Africa sub-sahariana – la fecondità negli ambienti urbani e più istruiti ha già cominciato a flettere.

Se ora vogliamo riflettere sull’equilibrio da trovare a lungo termine, l’urgenza in realtà interessa il breve termine, cioè i prossimi anni o decenni al massimo. È illusorio pensare che si possa fare molto per agire sul numero degli esseri umani in questo limitato orizzonte temporale. Se il numero aumenta, è comunque ad un ritmo in via di decelerazione, dovuto alle scelte di donne e uomini che preferiscono avere pochi figli garantendo loro una vita possibilmente lunga e di qualità. Tuttavia, non si sfuggirà ad un aumento di due miliardi di abitanti entro i prossimi decenni, a causa della potente forza inerziale propria della demografia che niente e nessuno può oggi impedire. 

D’altra parte, però, è possibile agire sugli stili di vita – e questo senza indugio – per renderli più rispettosi dell’ambiente e della biodiversità e più efficienti sotto il profilo delle risorse. In realtà la vera questione, quella da cui dipende la sopravvivenza a lungo termine della specie umana, è in definitiva non tanto o non solo quella meramente quantitativa del numero di esseri umani esistenti ma piuttosto quella del loro modo di vivere e di “consumare” il pianeta. Cioè della loro impronta ecologica data dalla pesantezza dei comportamenti: ovverossia comportamenti compatibili o meno con la sostenibilità dell’epoca antropocenica in cui viviamo.

Otto miliardi e tre scenari per il futuro ultima modifica: 2022-11-15T11:51:07+01:00 da VITTORIO FILIPPI
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