Crisi Climatica. Tempo di agire

Agire ora coordinatamente e in maniera efficace, uscendo il prima possibile dalle fossili e rispettando e ripristinando ambiente naturale e biodiversità, è l’unica opzione che può assicurarci di vivere, in un futuro che è già alle porte, in un mondo tutto sommato ancora ospitale.
MARCO MILINI
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A Sharm el-Sheikh in Egitto si sta concludendo la Cop27. L’appuntamento è di grande importanza ed è stato accompagnato da grandi aspettative, perché grave è la crisi climatica in cui ci troviamo. Sono necessarie risposte condivise ed efficaci da parte di tutte le nazioni del mondo per invertire la tendenza e raggiungere al più presto il picco delle emissioni globali di CO2, per poi passare a una loro sensibile e inesorabile riduzione che, negli anni a venire, possa portarci al “net zero”. Cos’è il net zero?

“In termini semplici, il net zero si riferisce all’equilibrio tra la quantità di gas serra prodotti dalle attività umane e la quantità rimossa dall’atmosfera. (…)  ‘Net-zero implica una riduzione delle emissioni nette riducendo la domanda di energia, de-carbonizzando il sistema energetico e rimuovendo l’anidride carbonica dall’atmosfera’.

È necessaria un’azione immediata e decisa per mantenere plausibile l’orizzonte di 1,5 °C di aumento della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali stabilito alla Cop21 di Parigi, un obiettivo che allo stato attuale sembra sempre più difficile da raggiungere. Un obiettivo, tra l’altro, che non dovremmo erroneamente considerare come una “zona di sicurezza”: già quest’anno, con un aumento di 1,2 °C, abbiamo visto come in tutto il mondo gli effetti dei cambiamenti climatici si stiano facendo sentire in maniera pesante e imprevedibile. Ogni frazione di grado conta e più si riduce l’aumento meglio è.

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Sarà in grado la Cop27 di consolidare i passi avanti fatti negli anni passati e trasformare le promesse in azioni concrete, dando impulso a nuovi ambiziosi interventi fondamentali per la sicurezza e il benessere della Terra e dell’umanità? La speranza è ovviamente questa, anche se sono appunto ventisette anni che questi incontri avvengono e tuttora non sono stati abbastanza incisivi, tuttora i governi sono eccessivamente titubanti per quanto riguarda le azioni da intraprendere e le misure anche drastiche in alcuni casi da attuare, soprattutto nei paesi maggiormente responsabili, oggi e storicamente, delle emissioni climalteranti.

Ci sono poi aspetti che non possono non lasciare perplessi, dalla presenza di uno sponsor come Coca-Cola, maggior inquinatore di plastica al mondo, alla presenza – mai come quest’anno rilevante – delle lobby del fossile. Considerando che le compagnie fossili sono parte del problema da risolvere, lo hanno generato, lo hanno tenuto nascosto minimizzando l’impatto della CO2  sul clima massimizzando i profitti a danno dell’ambiente e della collettività, c’è da chiedersi se la loro presenza non dovrebbe essere ridimensionata. Non c’è dubbio che le compagnie fossili siano potenti e influenti, come dimostrano i sussidi pubblici che continuano a ricevere (quando gli stati dovrebbero investire fino all’ultimo centesimo in una transizione energetica sostenibile per tutti) o gli extraprofitti che finora non si è riusciti a tassare.

Nel discorso di apertura della Cop27 il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha detto che “siamo sulla strada per l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore”. Invece, adesso è proprio il momento di frenare, rallentare e cambiare direzione poiché, come indica l’ultimo rapporto dell’IPCC (l’Intergovernmental Panel on Climate Change), il tempo stringe e non ci sono scuse per l’inazione, è ormai chiaro cosa dobbiamo fare per invertire la tendenza, e ne abbiamo gli strumenti, come ha sottolineato Guterres. Il suo è stato un discorso giustamente allarmato ma non disfattista, terminato con l’esortazione a fare di tutto, oggi, per vincere questa sfida, la più grande che il genere umano abbia mai affrontato.  

L’ultimo rapporto dell’IPCC è composto migliaia di pagine ma si possono trovare in rete molti articoli e risorse che lo riassumono e commentano. Molto interessante e utile, tra gli altri, il lavoro fatto da John Lang che lo ha trasformato in infografiche capaci, grazie alle immagini, di comunicarne in maniera molto dinamica, veloce e semplice da cogliere e ricordare i punti principali (questi due link: un articolo più introduttivo che descrive l’infografica, e poi l’infografica completa relativa alle azioni da intraprendere per mitigare e fermare il cambiamento climatico ). Lo stesso Lang aveva partecipato nel 2018 nella creazione di Worlds Apart, sempre un infografica commissionata dall’IPCC, che mette a confronto tre diversi tipi di futuro che potremmo aspettarci in base alle azioni che mettiamo in campo per abbattere le nostre emissioni: un’azione rapida ed efficace per restare dentro l’obiettivo di 1,5 °C; un’azione ritardata ma decisa che potrebbe contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C; un’azione ritardata e scoordinata per cui l’aumento di temperatura può raggiungere e anche superare i 3 °C (un futuro da incubo).

La morale della storia è semplice: la prima opzione, ossia agire ora coordinatamente e in maniera efficace, uscendo il prima possibile dalle fossili e rispettando e ripristinando ambiente naturale e biodiversità, è l’unica che può assicurarci di vivere, in un futuro che è già alle porte, in un mondo tutto sommato ancora ospitale, in cui la qualità della vita sia paragonabile a quella di oggi. Perché non bisogna dimenticare che crisi climatica significa anche crisi alimentare, crisi economica, crisi sociale…

Come ha detto Guterres, gli strumenti tecnologici e finanziari ci sono per intervenire in maniera efficace, ma serve la volontà politica. E serve l’impegno di tutti poiché di questo sistema di produzione e consumo ne facciamo tutti parte, in un modo o nell’altro. Anche se ovviamente non tutti, degli otto miliardi che ormai siamo, incidiamo allo stesso modo e c’è una sproporzione tra chi è più ricco e chi lo è meno, o non lo è proprio, per consumo di risorse e responsabilità: responsabilità per i danni inquantificabili che sono già stati fatti e per le azioni che ora, oggi, adesso vanno intraprese per cercare di rimediare e salvare il più possibile di questo nostro unico pianeta.


Immagini tratte da: https://www.un.org/en/climatechange/graphics.

Crisi Climatica. Tempo di agire ultima modifica: 2022-11-17T21:19:09+01:00 da MARCO MILINI

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