Non è Disneyland. Contro il ticket, un’alternativa sostenibile

L’attuale giunta guidata dal sindaco Brugnaro punta ad accettare passivamente il turismo di massa mordi e fuggi cercando di intercettarne il movimento frenetico, monetizzando, speculando e rinunciando a difendere il capitale umano che è la risorsa primaria di una città.
TOMMASO BORTOLUZZI MONICA SAMBO
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Domani, sabato 19 novembre, manifestazione cittadina per costruire un’alternativa plurale al governo e alle necessità di cambiamento della città, che guardi al turismo come risorsa sostenibile, ma anche e soprattutto alla sua residenzialità, alle abitazioni pubbliche, alla sicurezza sociale, allo sviluppo economico.

La perdurante crisi e il generalizzato spopolamento delle città d’arte hanno messo ancor più in evidenza e a nudo tutte le fragilità di Venezia, la “Serenissima” e ci pongono oggi di fronte a domande che non lasciano più tempo e spazio all’assenza di risposte immediate e ineluttabili: quale sviluppo futuro vogliamo per Venezia e quale più in generale per le nostre città d’Arte patrimonio di inestimabile valore non solo Italiano, ma dell’intera umanità e della sua storia.  

Quale futuro desideriamo e immaginiamo oggi nelle due visioni contrapposte di Venezia: la Città Museo atta a sfruttare l’indotto attraverso il  patrimonio monumentale e artistico sul modello di parco a tema o la Città intesa come luogo e sviluppo di cultura, artigianato, studio e vita quotidiana che coniughi assieme economia e sostenibilità?

È dalla risposta a questa semplice domanda che si sviluppano tutte le considerazioni legate alla pianificazione del territorio, alla costruzione dei servizi territoriali, all’offerta ed alla produzione economica locale. Non è banale dire che dalla stessa scelta pianificatoria dipende anche l’offerta turistica locale, la quale viene indirizzata, sviluppata e plasmata sulla visione complessiva di Città, visione che oggi più che mai manca a piu livelli, cominciando dall’amministrazione locale.

Una città che si spopola è una città non sostenibile, è un progetto fallimentare per sua stessa natura, perde la sua qualità di città per diventare mero agglomerato urbano fatto di monumenti e testimonianza dell’abilità umana che fu.

Il turismo rappresenta oggi per l’intero Comune di Venezia una delle principali risorse economiche cittadine. La gestione del medesimo turismo e la regolamentazione dei suoi flussi possono rappresentare, se ben indirizzate, due fondamentali leve di sviluppo per l’intero territorio. Il turismo tuttavia non può rappresentare l‘unica opzione possibile, e resta di fondamentale importanza valutare con attenzione il rapporto costi benefici che il turismo con le sue diverse sfaccettature può avere nello sviluppo della città: lo sfruttamento intensivo del territorio a fini turistici, l’escursionismo giornaliero, il turismo di massa, incidono spesso sulla vita quotidiana di residenti, lavoratori e studenti.

L’overtourism grava in maniera anche pesante sulla mobilità interna attraverso lo stress del trasporto pubblico locale e incide in maniera determinante nella trasformazione del tessuto sociale ed economico cittadino. 

La bulimia turistica sottrae spazi alla città e ai propri residenti appesantisce i costi dei servizi a carico dei cittadini, come ad esempio i maggiori costi della raccolta di rifiuti e crea un ambiente inidoneo al mantenimento o allo sviluppo della residenzialità.

Il turismo non può essere la sola determinante della base economica veneziana, ma servono politiche attive, aumentare le opportunità di insediamento di altre attività innovative e sostenibili e rendere sostenibili le attività economiche collegate al Turismo.

Nell’ultimo decennio emergono dati allarmanti sullo spopolamento generalizzato della città, si registra complessivamente un calo di 16.000 abitanti dal 2012 ad oggi.

Non possiamo trascurare il fatto che i parametri sui quali la vita quotidiana viene pesata e determina le scelte degli individui e delle famiglie si basa su: costo e comfort dell’abitazione, sui servizi di prossimità, sulla disponibilità di impianti sportivi, sul grado medio di inquinamento, sul costo dei servizi comuni e delle tasse locali, sulle modernità dei plessi scolastici, sulle opportunità di lavoro, sul verde pubblico.

Sembra oggi essere completamente assente una regia sulla gestione dei flussi e del turismo da parte di questa amministrazione. Molte risorse sono state investite nello sviluppo della Smart Control Room, ma ad oggi nessun risultato apprezzabile è stato ottenuto. Il discutibile Piano urbano della Mobilità sostenibile non ha avuto alcuno sviluppo.

In questi anni l’attuale amministrazione non ha attuato alcuna azione concreta per la gestione della risorsa Turismo e la sua regolamentazione. La prima misura ipotizzata era l’installazione dei cosiddetti tornelli, strumento assolutamente inefficace, mai attuato, e che ha sancito ancora di più l’idea che Venezia non fosse una città per e a misura di chi ci  vive e ci lavora, ma una città per chi la visita.

La giunta Brugnaro dopo vari anni di rinvii ha deliberato un complesso regolamento attraverso il quale introdurre a partire dal prossimo anno Il cosiddetto contributo di accesso (di fatto un biglietto per un parco a tema) che si basa sul pagamento di una somma a quote variabili in funzione dell’affluenza giornaliera, ottenuto attraverso un controllo esercitato tramite l’utilizzo di varchi virtuali in città e controlli puntuali sul territorio (dai vigili o altri operatori preposti).

Ciò che risulta subito evidente da questa misura è che il TICKET PER VENEZIA non limita in alcun modo gli accessi in città; infatti sarà sufficiente pagare una somma variabile per entrare in città, inoltre se verrà accolta anche la proposta della lega e del presidente di Regione Luca Zaia, tutti  i veneti saranno esentati dal pagamento, rendendo di fatto quasi privo di qualunque utilità lo stesso provvedimento adottato. 

Quindi, quale scopo può avere questo strumento? Principalmente quello di fare cassa, senza l’affiancamento di alcuna misura di gestione, regolamentazione, programmazione degli accessi. Le similitudini con un parco a tema sono evidenti, con l’aggravante che per lo meno per ragioni di sicurezza e di usufruibilità di spazi e attrazioni luoghi come Gardaland programmano e limitano le presenze, a Venezia invece basterà pagare!

Nessun reale limite per i turisti, anzi gli unici ad essere limitati saranno proprio i residenti che dovranno “denunciare” gli amici, i propri cari e tutti i parenti in visita, al pari di tutte le attività economiche locali che dovranno districarsi tra eslcusioni ed esenzioni per dichiarare quotidianamente identità e presenze dei propri clienti ed esentarli dal pagamento. 

13 giugno 2020, manifestazione contro il ritorno del turismo di massa in città. © Andrea MEROLA

Il rischio di disincentivare l’apertura di nuove attività quali ad esempio Studi professionali, laboratori d’arte, imprese artigianali, sedi di rappresentanza, sedi istituzionali è molto concreto, così come la messa in discussione di gran parte delle attività non strettamente legate all’ambito turistico.

Il contributo di accesso interferisce in questo modo sulle relazioni interpersonali, modificandone le abitudini quotidiane, ponendo nuovi muri e barriere, imponendo limitazioni alle libertà e alle scelte individuali degli stessi abitanti (sul punto si prende atto che lo stesso Garante per la Privacy è intervenuto a sottolineare tali criticità, a più riprese sottolineata dal  Partito democratico).

Il regolamento del contributo di accesso nella versione attuale si presenta con un guazzabuglio di norme esenzioni ed esclusioni in cui diventa difficile persino orientarsi. Norme cervellotiche di difficile applicazione e controllo che probabilmente finiranno per fallire l’unico obiettivo per cui il contributo dovrebbe essere pensato: la regolamentazione dei flussi.

Fatta questa analisi si arriva facilmente alla conclusione che il problema dell’overtourism e della regolamentazione dei flussi merita un approccio più ampio e complesso con proposte che permettano una gestione programmatica e sostenibile della risorsa turismo.

13 giugno 2020, manifestazione contro il ritorno del turismo di massa in città. © Andrea MEROLA

Il Partito democratico locale ha messo in campo alcune specifiche proposte, come il NUMERO OBIETTIVO, come punto di partenza di un lavoro che coinvolga tutte le categorie e gli stake holder, con la reale  volontà di programmare ed avere in città un numero di visitatori sostenibile. 

L’attuale programma su cui la Giunta guidata dal sindaco Brugnaro punta è invece  accettare passivamente il turismo di massa mordi e fuggi cercando di intercettarne  il movimento frenetico, monetizzando, speculando e rinunciando a difendere il capitale umano che è la risorsa primaria di una città. 

Al contrario la politica locale deve pensare e attentamente valutare il numero di turisti giornalieri che consenta un “equilibrio sociale” con i residenti, nonché ottimali condizioni di visita per i turisti, e numero massimo posti letto per le strutture ricettive in tutto il Comune di Venezia. Un numero obiettivo che permetta di organizzare un calendario equilibrato di eventi oltre il quale possono mancare le condizioni di vivibilità della città.

L’attuale numero di posti letto disponibili in città secondo quanto indicato dall’annuario sul turismo del Comune di Venezia ammonta a 82.000 posti letto divisi tra alberghiero ed extralberghiero. Considerato che gli attuali residenti a Venezia Città Antica ammontano a circa 49.000 e che a questo numero vanno aggiunti i lavoratori pendolari non residenti a Venezia Città Antica (da sempre stimati in oltre 40/50.000 lavoratori), gli studenti e lavoratori temporanei, ipotizzato un riempimento dell’ottanta per cento dei posti letto nei giorni di picco, circa 65.000, il numero di escursionisti giornalieri sostenibili diventa sempre più esiguo e già con 15.000, 20.000 escursionisti giornalieri la città finisce sotto stress, come anche evidenziato dalle recenti esperienze e dagli studi effettuati.

Per questo sabato 19 novembre ci sarà un primo appuntamento, una manifestazione cittadina per costruire un’alternativa plurale al governo e alle necessità di cambiamento della città, che guardi al turismo come risorsa sostenibile, ma anche e soprattutto alla sua residenzialità, alle abitazioni pubbliche, alla sicurezza sociale, allo sviluppo economico. Queste rappresentano solo alcune delle necessità per una visione alternativa plurale costruita essenzialmente sulle persone e le loro esigenze, per un urgente  cambiamento di cui Venezia oggi più che mai ha bisogno.

È necessario difendere Venezia e la sua  unicità, il suo patrimonio umano, monumentale e artistico, le sue tradizioni e la sua identità, il suo ecosistema e non trasformare la città, la più bella al mondo, in un mero e profittevole parco a tema che sarà domani solo il parco a tema più famoso al mondo.

Immagine di copertina. La partecipata assemblea in Pescheria a Rialto contro il ticket per entrare in città deciso dalla giunta Brugnaro. 15 settemvre 2016.

Non è Disneyland. Contro il ticket, un’alternativa sostenibile ultima modifica: 2022-11-18T16:09:03+01:00 da TOMMASO BORTOLUZZI MONICA SAMBO

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