Il caffè e la Serenissima. Un libro colto e appassionante

Indagando minuziosamente tra i documenti dell’Archivio di Stato di Venezia Sandra Stocchetto racconta la storia di questi chicchi magici e corroboranti che hanno viaggiato dal Vicino e dal Lontano Oriente sulla rotta di navi, influenzando la vita sociale, economica, istituzionale di Venezia e non solo. Introduzione di Alessandro Marzo Magno.
BARBARA MARENGO
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Come, dove, quando, perché, tutto su quell’”acqua negra bollente” che da oltre cinquecento anni impazza e accompagna le nostre vite: il caffè.
Sandra Stocchetto, storica dell’arte e docente, è l’autrice del volume Il negozio del caffè nella Serenissima (ytali. editore, con il sostegno delll’Associazione Piazza San Marco). Stocchetto ha indagato minuziosamente tra i documenti dell’Archivio di Stato di Venezia per raccontare la storia di questi chicchi magici e corroboranti che hanno viaggiato dal Vicino Oriente e poi nell’epoca delle piantagioni (dopo il 1720) anche dal Lontano Oriente sulla rotta di navi, mercanti e avventurieri, diplomatici, scrittori e soldati, influenzando la vita sociale, economica, istituzionale di Venezia e non solo. 

Ma a Venezia successe qualche cosa di più del semplice arrivo chissà come e quando dei chicchi di caffè, già “raccontati” dai baili veneziani a Costantinopoli nel corso del XVI secolo e dettagliatamente studiati, nel secolo successivo (dal 1674), dal Senato della Repubblica e dalle Magistrature preposte ai commerci: la Serenissima diventò il cuore pulsante dove il caffè arrivava e dal quale il caffè ripartiva come un fiume dai mille rivoli verso tutta l’Europa, ma soprattutto dove il caffè si identificò con caffè luogo di ricreazione, socialità, elaborazione di pensieri e idee, spazio letterario e vetrina di donne libere, e quant’altro possiamo immaginare oggi, con i nostri caffè odierni dei quali, siano essi bevanda o comodi ritrovi dotati di poltrone e sedie, non possiamo più fare a meno. 

Impressionabili, noi veneziani, non lo siamo stati mai, ma di fronte a questi numeri ci si stupisce veramente, soprattutto pensando a com’è oggi Venezia, sempre più disabitata e fiacca anche nei suoi caffè: 285 erano i caffè in città nel 1781, in Piazza san Marco erano 38 e a Rialto, solo sotto i portici, erano 18. A queste vanno aggiunte le numerosissime botteghe dello Stato di Terra. Dalle piazze di Alessandria d’Egitto, provenienti dallo Yemen, che soppianta l’Etiopia, e diviene quasi unico produttore dalla metà del Cinquecento, sorvegliati dalla colonia veneziana stanziale tra il Cairo e Alessandria che si avvalevano anche dei porti sul delta del Nilo, gli introduttori veneziani si erano inseriti nel triangolo Yemen-Cairo-Istanbul per far sì che il negotio raggiungesse importi talmente consistenti da arrivare a rappresentare da solo il cinquanta per cento dell’intero flusso commerciale del Levante. Nell’anno 1744 arrivarono a Venezia 400.000 libbre di chicchi di caffè, pari a 28 milioni di tazzine… E a proposito di tazzine – ma anche di manodopera e di addetti alle varie mansioni collegate alla mescita del caffè – l’Autrice ricorda come da recipienti di vetro si passa a tazze di porcellana con piattino, o addirittura a contenitori d’argento …

Da quel 1573, solo due anni dopo la battaglia navale di Lepanto, “l’acqua negra bollente” descritta nel dispaccio del bailo al Senato continua la sua strada tra aroma e differenti maniere di preparazione: la polvere tostata veniva bollita a più riprese nell’acqua e sorbita, alla maniera turca, con una “evoluzione del gusto” costante e sempre più regolamentata, tra dazi, tasse, controlli, sanzioni, privilegi e anche contrabbando. In una città come Venezia, cosmopolita e tollerante (a quei tempi) tutte le comunità partecipavano anche a distribuzione, commercio e guadagni dovuti al caffè. Un centinaio (per l’esattezza 94) di ebrei residenti nel Ghetto, a diverso titolo (da grandi importatori a piccoli commercianti al minuto) era coinvolto nel commercio del caffè nella seconda metà del Settecento. Albanesi, turchi, dalmati e tanti altri partecipavano al negotio assieme anche a intraprendenti ambulanti fai da te, tanto da attirare le occhiute attenzioni dei Cinque Savi alle Mercanzie, oltre che di botanici, spezieri, studiosi, viaggiatori di ogni nazione. Le proprietà organolettiche del chicco di caffè cominciavano a essere studiate e comprese, la bevanda diventava sempre più indispensabile in ogni fascia sociale. Meno cara della cioccolata, la tazzina di caffè entrava a far parte della vita della gente, in tutta Europa, via Venezia, e in seguito all’apertura di nuovi mercati, anche da piazze distanti. 

Interessante l’excursus che Sandra Stocchetto ci fa compiere attraverso l’Europa e il Nuovo Mondo, uniti dalla nuova appassionante bevanda. Sempre viaggiando, dall’Olanda alla Francia, dalla Germania all’Inghilterra, dall’Austria alla Nuova America, nuove piantagioni di caffè si coltivano nelle colonie, tralasciando le rotte più antiche, mentre assieme agli eventi storici inesorabilmente scemava la potenza commerciale veneziana e i mercati si spostavano al Nord. Ovunque locande, locali popolari ed esclusivi, venivano aperti a ogni latitudine, intraprendenti mercanti orientali diventavano imprenditori e costituivano immense fortune: eredi di Hakim e Shams, mercanti che nel 1554 dopo Aleppo e Damasco, Gaza e Gerusalemme, arrivarono a Costantinopoli spalancando al mondo l’infinito mondo nuovo del caffè.

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Immagine di copertina:

Il caffè e la Serenissima. Un libro colto e appassionante ultima modifica: 2022-11-19T21:44:23+01:00 da BARBARA MARENGO

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